di Michele Ladisa *

Il sud continentale, un problema che si propone per un sud inscindibilmente unitario, giacchè tale fu il processo formativo che incorse nei secoli e che porta tuttora connotati di alto valore intellettuale, morale e  profonde cicatrici nell’animo”. Queste parole scritte, circa un ventennio or sono dal compianto Pasquale Calvario, descrivono esattamente “l’origine e il nocciolo” di tutti i mali che affliggono quel dorato lembo di mondo, il vecchio secolare Stato delle Due Sicilie, assorbito dalla cosiddetta unità d’italia e ridotto ad appendice coloniale. Divenne e resta oggirelegato al ruolo di un sud qualunque di una qualche parte del mondo, di un meridione di un’altra entità politica, di un mezzogiorno buono per la voracità di appetiti insaziabili.

Oltre un secolo e mezzo fa con la scusa di comporre il puzzle della frammentazione politico/territoriale degli Stati preunitari dello Stivale, non fu sufficiente privare della propria soggettività le Due Sicilie,  fu necessario distruggerle economicamente e finanziariamente,  vivisezionarle chirurgicamente, più a fondo possibile, al fine di mutilarne per sempre ogni possibilità di rivitalizzazione.

Poi, con la madre di tutte le leggi del 1948, frutto del “ventennio” e dei nefasti effetti della 2° guerra mondiale,  i  “ (santo) padri costituzionalisti” intesero smembrare il territorio ex Due Sicilie, per secoli uno e unico,  in sette micro territori regionali destinati a rivoltanti egoismi, quasi a voler significare che quanto accaduto nei passati decenni, fosse stato causato dalla volontà del belligerante e autoritario popolo ex due sicilie (sic!) e che per

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di Francesco Romano

E’ di ieri 19 dicembre 2016 la notizia riportata da Aldo Fontanarosa della “La Repubblica.it” che, il 22 dicembre, il direttore editoriale per l’Offerta informativa, Carlo Verdelli, sottoporrà al consiglio di amministrazione una sua proposta di rinnovamento della Rai.

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“l’esito referendario evidenzia i confini delle Due Sicilie”

di Michele Ladisa

I guru della letteratura sudista o duo siciliana che dir si voglia, questa volta hanno avuto ragione e possono cantare vittoria.
Dalla tribuna congressuale del Movimento Duosiciliano, infatti , Lino Patruno, profeta in patria, auspicò “un grande NO per bocciare la riforma delle politiche del nord con i voti del sud”. Così è stato.
Valentino Romano ed Enzo di Brango parlarono dell’esigenza di un NO meridionalista come “ uno scatto d’orgoglio e di indignazione” e come “moto che aiuta il meridione”.
Queste dichiarazioni furono letteralmente condivise e fatte proprie dal MDS, riepilogate in un volantino, diffuse a tutto campo in rete, distribuite in vari luoghi del territorio ex Due Sicilie.

frontespizio del volantino MDS

C’è dunque da esser fieri della clamorosa bocciatura di una rivoluzione costituzionale che avrebbe colpito a morte quella scalcinata parvenza di libertà concessa al territorio del sud con l’attuale costituzione del ’47. Un risultato che, ancora una volta, conferma la netta differenza di valutazione politica, tra le varie aree dello Stivale di ogni provvedimento romano. Così è da sempre.
L’ omogeneità del voto nel territorio duosiciliano è qualcosa di straordinario. Infatti è sembrato che, d’un colpo, i duo siciliani si siano ricordati di essere stati un sol popolo, un territorio “uno” e Stato a sé stante. Guardate un po’: dall’Abruzzo alla Sicilia, ogni attuale Regione ha bocciato la riforma con non meno del 60% sino a oltre il 70%. Con questo voto i “meridionali” si sono riconosciuti tra loro e, anche involontariamente, hanno ridelineato i vecchi confini preunitari, confermandoli.
La valenza di questo risultato è evidente laddove, proprio in quei territori posti oltre i confini a nord

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“ svelata la figura del Bergia, colui che sentiva “l’odore dei briganti” e a cui è intitolata la più nota caserma dei Carabinieri di Bari e non solo.

di Pino Picciariello *

Per anni mi sono compiaciuto di ammirare l’imponente edificio che si affaccia sul lungomare Nazario Sauro di Bari, che ospita il comando della legione carabinieri di Puglia più altri comandi minori territoriali.

L’edificio è uno dei bellissimi ed eleganti palazzi costruiti nel periodo fascista dall’allora podestà di Bari Araldo di Crollalanza divenuto poi ministro dei lavori pubblici nel periodo mussoliniano.

Un giorno ho alzato gli occhi in alto e sull’ingresso principale ho letto una scritta che subito mi si stampata in mente, come un marchio a fuoco segna la pelle di un animale: CASERMA BERGIA!

Mi aveva incuriosito quel cognome “straniero” e comunque avevo pensato che fosse stato un carabiniere probabilmente distintosi in una azione della prima o seconda guerra mondiale o in un coraggioso atto di valor civile …

Ebbene grande è stata la mia meraviglia quando pochi giorni fa, in un archivio del mio ufficio, ho rinvenuto un “calendario storico dell’arma dei carabinieri del 2015”.

All’interno sono riportate alcune foto di ufficiali dell’arma nelle pose antiche tipiche del 1800 e primi anni ‘900, foto ricordo che li ritraggono insieme a mogli, figli e propri commilitoni subordinati.

Nella prima viene citato il maggiore generale Trofimo Arnulfi che “…dopo aver organizzato il servizio dei carabinieri in Lombardia nel 1859 viene a Napoli nel 1861 e vi istituisce la legione carabinieri in Campania. Quindi da ciò si deduce che nel nostro regno Duosiciliano i carabinieri non esistevano prima della c.d. unità d’itaglia.

la caserma dei carabinieri “Bergia” di BariSvoltando le pagine, che riportano foto e nomi di altri antichi comandanti generaIi, ci si imbatte nella “…gloriosa storia del capitano Chiaffredo Bergia che (cito testualmente) è ben nota: di lui si sa che ha debellato eroicamente numerose bande di briganti nel sud post borbonico e che ha ricevuto un gran numero di medaglie al valore militare e civile!”.

C’è quindi in alto una serie di sue antiche foto (con lo sguardo duro e profondo) e con un numero sempre maggiore di medaglie sul petto. Ve ne è poi una grande nella classica posa nel salotto di casa che lo ritrae con la moglie ed i figli.

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di Lino Patruno

Va bene, Briatore sarà pure digeribile come un ragù a merenda, ma i talebani di Internet non devono

esagerare. E più che definirlo cafone arricchito, gli andrebbe riconosciuto che si è fatto da solo il suo successo. E spiegargli piuttosto perché là Puglia non vuole diventare una di quelle coste Smeralda che piacciono a lui. Benché battezzi con lui un suo locale-spiaggia extralusso che dovrebbe aprire l’estate prossima a Otranto, dimostrazione che si può vivere sia di Porto Cervo che di masserie che nessun vip tappezzato di soldi potrà mai inventare.

Fosse per Briatore, il Salento dovrebbe dire basta ad alberghetti, ville e casette con letti sgangherati e sedie traballanti, agriturismi e B&B che portano solo un turismo straccione.

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di Michele Ladisa

Questo 6 settembre 2016 è sicuramente un’altra giornata storica per il M5S. Dai trionfi ai tonfi, non c’è che dire.

La parlamentare Paola Taverna ha diffuso in rete, di primo mattino “ l’orgoglio e la grandissima gioia per la legge (la prima) sugli screening neonatali tutta  targata Movimento 5 Stelle. Toni trionfalistici giustamente usati dalla parlamentare penta stellata, che ha sottolineato “la legge entrerà nei livelli assistenziali di tutte le regioni, senza più distinzioni”. Questo ovviamente sulla carta.  Noi staremo a vedere , felici che per una volta qualcuno abbia imposto l’attuazione di una legge valida anche per le disgraziate regioni meridionali, come se le altre leggi non avessero mai avuto la stessa valenza.

E sin qui viva il Movimento 5 Stelle, viva Paola Taverna.

Roma mafiocapitale, Romaladrona, Romalobbysta, Romarraffona, insomma Romaimperodelmale,  racconta ancora il guazzabuglio politico della nuovissima giunta capitolina a cinquestelle, fatto di dimissioni in massa di neo assessori e indagini della magistratura.

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di Lino Patruno

Lettera di fine estate. Caro turista che sei stato al Sud., magari ti sei ricreduto. Non si sa se sei uno di quelli che quando stanno a casa loro, dicono “fuori i terùn”, e poi vengono a farsi le settimane tutto compreso proprio fra i “terùn”.

O se sei come quegli inviati dei grandi giornali che al Sud ci vengono due soli giorni disinteressati a capire, tanto bastano i loro siderurgici pregiudizi di partenza. Ma senza pregiudizi solo sulla cucina di quaggiù, essendo fra i principali obiettivi del loro navigatore gps.
Vuoi saperne una? Sai di quanto avvenuto tempo fa a Caivano. la cittadina del Napoletano salita alla ribalta per alcuni atroci assassinii di bambini. Purtroppo la famiglia non è più quel protettivo rifugio di un tempo, al Nord come al Sud. Ma nelle schede per descrivere Caivano al di là della cronaca, nessuno ha detto che non è solo luogo di delitti. Che per esempio ospita la più grande fabbrica di gelati d’Europa. Che un terzo dei cornetti o brioche che la mattina ci facciamo col cappuccino vengono di lì. E che lì un ex camorrista reduce dal carcere e sfidando la legge mafiosa secondo cui dalle mafie non si esce, ha creato un centro sportivo proprio per i ragazzi che rischiano di finire nella malavita. E a chi gli ricorda che fine può fare, risponde: “m’accidessere”.

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di Michele Ladisa

Michele Ladisa detto LIllino

A.D. 2016, Valenzano addì 20 agosto. “Tanto tuonò che piovve” ha esordito Michele Filipponio, neo segretario cittadino del MDS, all’indomani dello scandalo “ internazionale” esploso nella cittadina a quattro passi da Bari.

Miccia dello scandalo  il benevolo (?) “patrocinio” di una discussa famiglia, certamente non in odore di santità, alla mongolfiera lanciata fra le stelle in onore del Santo Patrono, Rocco.

E’ sorprendente come il fragore di questa notizia sia stata molto, molto, molto più roboante rispetto ad un’altra che solo pochi mesi or sono si diffuse ma restò circoscritta nell’ambito locale tutt’al più pugliese.  Gli organi d’informazione si apprestarono a definire “faida politica” tra assessori, ex assessori, ex sindaci e sindaco in carica, quello che invece rappresenta la certificazione del marcio politico ramificato nelle vene più periferiche della società valenzanese.

All’epoca dei fatti, aprile-maggio di quest’anno anno della misericordia, l’esimio Ministro degli Interni, Alfano, non proferì parola su quanto stava accadendo a Valenzano ove l’assessora  Ferri denunciava pubblicamente – e con molta insistenza-  di aver subito ricatto dall’attuale sindaco Lomoro e dal consigliere Partipilo : Se vuoi mantenere il tuo posto in giunta, e se vuoi il nostro appoggio in vista delle elezioni regionali, devi dare a noi la tua indennità di vicesindaco».”

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COMUNICATO STAMPA DI MICHELE FILIPPONIO, SEGRETARIO CITTADINO MDS A VALENZANO

Michele Filipponio

«TANTO TUONÓ CHE PIOVVE…Non posso che esprimere solidarietà al Comitato Festa Patronale San Rocco di Valenzano ed al suo giovane Presidente delegato, Filippo Davide Abbinante, per l’episodio accaduto a Valenzano, nel giorno del suo Santo Patrono.
A prescindere, che il “Movimento Duosiciliano-MDS combatte ogni forma di emarginazione ed ogni condizionamento politico e sociale che favorisca il proliferare della criminalità” (tratto dai Principi Statutari), l’episodio della mongolfiera “incriminata” ha prodotto in pochissimi giorni: un’interrogazione parlamentare, indagini della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), un’intervento pubblico del Sindaco Lomoro, un Consiglio Comunale straordinario monotematico, migliaia di articoli e notizie sui giornali, web e TV locali, nazionali e all’estero, etc., etc.

la mongolfiera incriminata

Tale episodio, si è risolto con l’inesistenza di ipotesi di reato penale ed il pagamento di una sanzione amministrativa di € 500 circa, relativa alla mancata autorizzazione per il lancio del pallone aerostatico.
Comunque, il Partito Democratico (uno tra i primi partiti politici italioti più corrotti d’Italia), non può fare il moralista sulla legalità, non è proprio accettabile, iniziando dal loro Premier/Segretario nazionale.

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di Michele Ladisa

Lo scrittore Enzo Di Brango,  afferma che “L’italia si cerca e non si trova”. Di Brango ha 1000 e più ragioni, esattamente quanti furono i garibaldini che nel 1860 “liberarono”  le “Due Sicilie” (napolitani & siciliani) dal benessere e dalla pace imponendo fame, corruzione, tasse, mafia, guerre, disoccupazione.

Distrutte e depredate le Due Sicilie per mano dei supereroi cui prendono nome vie e piazze principali del belpaese,  nacque  l’italia e con essa, dissero, gli italiani.  Ma  non mancò molto che qualcuno, Massimo D’Azeglio e chi per lui o altri, dichiararono “fatta l’italia, occorre fare gli italiani” .

Sorge spontanea la domanda: ma come, non era necessario fare l’italia proprio perché gli italiani c’erano già prima ? Italico mistero, appunto, come un Ustica o una strage alla stazione di Bologna.

Ancora il D’Azeglio, risulta che abbia affermato : “In tutti i modi la fusione coi Napoletani mi fa paura; è come mettersi a letto con un vaiuoloso!”*

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Prendiamo spunto da un articolo di Marco Esposito (in parte qui riprodotto) pubblicato su Il Mattino di Napoli il 26 ottobre 2014 e senza esitazione alcuna puntiamo il dito su questi possibili imputati:

1)Renzi e i suoi ministri per quanto stabilito dalla legge di stabilità e lo sblocca italia

2) la maggioranza di governo (PD e NCD & compagni di merenda)– per aver votato  la legge di stabilità e lo sblocca italia

3) il presidente della repubblica (Napolitano) : per aver voluto e nominato Renzi presidente della repubblica senza elezioni e per aver sottoscritto i due provvedimenti

4)  tutti i parlamentari del sud di ogni partito, nessuno escluso (traditori certificati) per non aver battuto ciglia sulle due leggi

5) tutti i presidenti delle regioni del sud – per essere rimasti al loro posto senza interferire sulle scelte del governo, conservando ignobilmente le tessere dei loro partiti.

6) Gli elettori del PD e del NCD del sud che sostengono i loro partiti al governo nazionale e locale e che con il loro voto stanno contribuendo a distruggerci tutti;

MARCO ESPOSITO CERTIFICO’ QUANTO SEGUE:

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di Rita Nappi

L’Europa apre il procedimento contro l’Italia per non aver difeso i cittadini tarantini dall’inquinamento

provocato dall’ILVA. L’azienda dei genovesi Riva, inquina da tempo immemore con l’appoggio dello Stato italiano, ed ora la corte di Strasburgo, dopo aver analizzato gli atti dei cittadini colpiti e danneggiati, decide di mandare sotto processo i responsabili di uno dei disastri ambientali più clamorosi degli ultimi anni.Peccato però che i pugliesi abbiano ancora altri problemi. Tra xylella e TAP, il tacco dello stivale non sarà più come 155 anni fa. Oramai, si parla solo di interessi e business delle multinazionali e di decreti “salva aziende”.

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di Lino Patruno

Vedremo come andrà domenica il referendum per il quale voteremo. Ma una cosa sono le trivelle perestrarre petrolio e gas dall’Adriatico, altra cosa tutto il resto. Cioè il futuro del Sud. Sud che, secondo i suoi puntuali critici, in questi giorni si sta troppo agitando. Fino ad ascoltare anatemi che sembravano di altri tempi. C’è chi ha scritto che il Sud è tornato al sanfedismo del 1799: accidenti, il cardinale Ruffo. Chi ha evocato i lazzari alla Masaniello. Chi rivede i più recenti “boia chi molla” calabresi. Il tutto frutto di un populismo che si riesce ad addebitare solo al Sud pur in un’Italia che ne è più infarcita di una millefoglie.

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“Gli incredibili esiti delle analisi eseguite da MDS ad una fontanina pubblica di Bari”

Giuseppe Di Bello avvia il campionamento

Gli arresti e l’inchiesta della Magistratura di Potenza in merito al traffico di rifiuti di scarto delle lavorazioni petrolifere, la dice lunga sulla concreta possibilità, ancora tutta da far emergere, dell’inquinamento del Lago del Pertusillo al vicinissimo Centro Oli Val d’Agri – ENI.

Da mesi il MDS denunzia, in assoluta solitudine e nel silenzio più assoluto della stragrande maggioranza degli organi d’informazione,  che l’acqua erogata ai rubinetti dei Pugliesi e del Lucani è inquinata da idrocarburi e metalli  pesanti.

Che gli scarti di dette lavorazioni, in tutto o in parte, siano finiti nelle acque del Pertusillo è ormai più di un sospetto.

Il 18 settembre 2015 il Movimento Duosiciliano fece  prelevare  campioni  di acqua da una fontanina pubblica dell’AQP spa sita in via Oberdan a  Bari.  I campioni furono immediatamente analizzati dalla società Accredia di Mesagne . Gli  esiti sono stati sconcertanti ed hanno riguardato in modo inconfutabile questi elementi:

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