Il Direttore e la redazione tutta di

ONDA DEL SUD

comunica la dipartita della cara mamma

del  proprio Direttore Politico Michele Ladisa.

In questo momento di grande dolore gli siamo particolarmente vicini.

I funerali si svolgeranno oggi, 19 ottobre 2017, alle ore 17.00

presso la Chiesa del Buon Pastore in Bari Viale Luigi Einaudi, 2/A

 

di Lino Patruno

(La Gazzetta del Mezzogiorno – 6 ottobre 2017)

Facciamo un po’ di ordine. Il referendum per il quale domenica hanno votato in Catalogna non c’entra nulla con quello sul quale voteranno Lombardia e Veneto il 22 ottobre. Nella regione spagnola chiedono l’indipendenza da Madrid, cioè formare un nuovo Stato.

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Replica a Bianca Tragni di un lucano doc

di Roberto Golisciano *

Il Consiglio Regionale della Basilicata lo scorso 16 settembre con la mozione presentata da uno dei suoi consiglieri, ha annullato la precedente del 7 marzo scorso in cui si istituiva la “Giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia”.

Non si poteva dare molto credito a quest’iniziativa italo-pentastellata, errata già nella titolazione in quanto, si presta a interpretazioni diverse ma nessuna confacente al nobile tentativo di giustizia. Comunque avrebbe potuto significare un importante momento di un lungo processo di maturazione e di riscatto di una nazione, l’italia, voluta e realizzata dalle superpotenze dell’epoca pre-unitaria.

Soltanto i miopi o coloro che sono in mala fede possono vedere, in una simile iniziativa, qualcosa di orrendo o di pseudo nostalgico.

Il sentimento della nostalgia, tra l’altro, si manifesta sempre verso le cose buone, vere ed autentiche, mai verso cose e fatti negativi.

Come siamo lontani dai tempi di re Ferdinando II di Borbone che ebbe a dire ed attuare in due sole parole più di quanto tutti gli articoli messi insieme di una qualsiasi carta costituzionale riuscirebbero mai a dire ed attuare: “La buona amministrazione dello stato è fondamentale cura del governo, in quanto da essa deriva la felicità dei Popoli”.

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di BIANCA TRAGNI

L’Unità d’Italia è un valore assoluto da difendere e rafforzare questa verità  quasi lapalissiana e stata solennemente affermata nel Consiglio Regionale della Basilicata lo scorso 16 settembre, per annullare la mozione del 7 marzo scorso in cui si istituiva la giornata di commemorazione dei morti di parte borbonica nelle lotte per l’Unità d’Italia.

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di Canio Trione

Siamo alle solite: dall’Università di  Torino emergono tesi chiarissime sui neoborbonici che si possono

sintetizzare –un po’ grossolanamente- dicendo che secondo loro la Unità di Italia è stata fatta e quindi ce la teniamo, ma potevano essere fatte delle cose migliori. I Borbone non è detto che avrebbero fatto meglio di quanto non sia stato fatto dallo stato unitario nel quale –non lo si deve dimenticare- hanno governato anche meridionali come Francesco Saverio Nitti che quindi hanno accettato questo stato di cose tanto da condividere e forgiarne i destini.

Queste le tesi in estrema e semplificatrice sintesi; ma, diciamo noi, come mai all’Università di Torino ci si dimentica di un tale che si chiamava Francesco Crispi, o Di Rudinì,… o addirittura di un certo Beneduce … tutti meridionali che hanno partecipato alla gestione dello stato unitario da posizioni di estremo rilievo. E che dire di Aldo Moro o Giuseppe di Vittorio o Pinuccio Tatarella il lungimirante padre dell’attuale centrodestra? Quindi vi sono delle dimenticanze significative…

La verità è un’altra: la ubriacatura nazionalista ha convinto gli italiani (e quindi anche quelli del sud) della ineluttabilità della via nazionale alla

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di Alfio Mastropaolo

Gian Luca Fruci e Carmine Pinto nell’articolo pubblicato su queste pagine hanno ribadito gli argomenti dei tanti autorevoli studiosi, tra cui loro, che hanno stigmatizzato le recriminazioni neoborboniche che da tempo fioriscono a Mezzogiorno, culminate in un voto quasi unanime del Consiglio regionale pugliese per l’istituzione di un giorno della memoria dedicato alle vittime meridionali del processo di unificazione. Sono impeccabili tanto il ragionamento di Fruci e Pinto quanto quello condotto dall’appello. Ma qualche considerazione aggiuntiva non è forse fuori luogo. Il neoborbonismo non corrisponde a una vacua mistificazione nostalgica. È strumento di un’insidiosa manovra politica, volta a sfruttare l’odierno disagio della società meridionale.

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“Non è che quando si stava peggio si stava meglio?”

di Canio Trione

È molto interessante scoprire che sedicenti illustri professori -silenti ed apparentemente assopiti da anni- si

sono, all’unisono, risvegliati per fermare una iniziativa culturale relativa a fatti di centocinquantanni fa! Le stesse persone che non hanno fatto una piega sulla necessità di ricordare altri terribili fatti geograficamente molto più lontani, si ricordano di scomodare altri ancor più oscuri “studiosi” (è loro uso sostenere le proprie tesi non in forza di argomenti ma citando altri che nessuno ha mai sentito e quindi nessuno contesta) per dimostrare che è inopportuno dire quello che accadde nel Mezzogiorno in seguito alla unificazione nazionale. Questi improbabili “docenti” di ancor più improbabili cattedre universitarie escono dall’oblio e cercano un quarto d’ora di gloria sui giornaletti locali.

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di Michele Ladisa

E va bene che ad alcuni cattedratici baresi la Giornata della memoria delle vittime del Risorgimento istituita dal Consiglio regionale pugliese,  poteva risultare  una pillola amarissima e indigesta, ma che avrebbe stanato personaggi  accreditati di meridionalismo almeno culturale, questa sì, è stata una sorpresa.

Cosa potrebbe produrre  una giornata di commemorazione in chiave di legittima revisione storica in questa italia di menzogne e occultamenti senza fine ?

Di cosa realmente si ha paura se non di difendere gli status quo dei privilegi, dei prestigi  e delle ambizioni personali ?

Raffaele Nigro che della dura lotta antipiemontese condotta dai cosiddetti briganti delle Due Sicilie ha scritto una valanga di pagine, è oggi il capofila della “paura” per i possibili sconvolgimenti che causerebbe la verità storica risorgimentale.

Raffaele Nigro autore di svariate pubblicazioni sul brigantaggio

In un suo recente articolo Nigro si è dato un gran da fare tentando di motivare la propria posizione in chiave “anti”.  Non c’è frase, infatti, dalla quale non emerga lo stridore classico di chi pretende d’arrampicarsi sugli specchi.

Il Nostro trova assurda l’iniziativa in quanto si dovrebbero forse commemorare anche “i romani sconquassati dai barbari, i longobardi sventrati dai franchi, gli eccidi degli angioini sugli svevi, e gli eccidi spagnoli dei francesi” e via cantando ? Però non ha nulla da eccepire sulle giornate commemorative istituite dallo Stato Italiano, la prima quella del 27 gennaio in memoria delle vittime della shoa o a quella del 10 febbraio a ricordo delle vittime delle foibe o a quella del 4 novembre dedicata  ai caduti “italiani” di tutte le guerre.

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di Lino Patruno

Non se ne deve parlare. Lo chiede una petizione firmata da una docente dell’università di Bari dopo la mozione del M5S per l’istituzione in Puglia, il 13 febbraio, della Giornata della Memoria per le vittime meridionali del processo di Unità d’Italia. La petizione on line si attende tre decisioni dal governatore Emiliano. Uno, bloccare l’iniziativa. Due, non finanziare alcuna  pubblica celebrazione. Tre, non coinvolgere le scuole in alcun modo. Essendo una petizione, non è un ordine. Petizione di privati cittadini dopo che la mozione in consiglio regionale (a nome di tutti i cittadini) è stata approvata da tutti tranne quattro. E condivisa dallo stesso Emiliano.

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di Floriana Ciccaglioni

Ieri, martedì 11 Luglio alle ore 20:00 circa Soverato si è vestita di blu. Il blu della bandiera che sventola su piazza Nettuno e decreta la città centro turistico di prim’ordine. Il blu del mare che accarezza la spiaggia. Il blu del cielo che abbraccia i tantissimi accorsi. Il motivo dei festeggiamenti è l’inaugurazione del nuovo lungomare. La perla dello Jonio si fregia di una struttura bellissima. Ampia e piena di verde, fatta di spazi semplici ed essenziali, dove le linee curve si avvicinano fino quasi a toccarsi, per poi finire lontane fino quasi a non vedersi più.

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di Lino Patruno

Ma l’Ilva non c’entra nulla col cinema. E dai nuovi proprietari non ci si aspettava un Michael Douglas che nei panni del finanziere Gekko Gordon spezza le gambe alle aziende che acquista. L’Ilva non può essere il film «Wall Street». E non convince nessuno l’assicurazione che la annunciata brutale riduzione a metà del numero dei lavoratori è necessaria per riassumerli dopo con un aumento della produzione. Mentre fino ad allora sarebbero adibiti a una bonifica oggetto misterioso. Alle favole si crede da bambini. Questo chiamiamolo col nome giusto: massacro. E se doveva andare così, tanto valeva cedere all’allegra follia di chi sognava di chiudere la fabbrica.

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la novità editoriale e teatrale di Umberto Rey


*Di Michele Ladisa

Un padre dell’italica patria , Liborio Romano,  dimenticato da tutti, scartato anche dai conquistatori savoiardi, viene rispolverato da Umberto Rey per cercare di aprire (o scatenare) un nuovo dibattito su questa figura controversa del Risorgimento.

L’Umberto nostrano si è dato un gran da fare mettendo sul campo una novità editoriale e teatrale con qualche possibilità che possa diventare anche cinematografica.

La rappresentazione teatrale, dotata di pochi mezzi,  è senza dubbio una coraggiosa opera, con qualche buona idea scenica, accettabili interpretazioni dei personaggi, poco briosi i dialoghi, lamentoso o piagnucoloso quello di Don Liborio.

In primo piano non emerge l’uomo o il politico Don Liborio ma  la sua “coscienza”.

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di Lino Patruno

<Addò da scì?>, dove devi andare? Ha ragione Sergio Rubini a dire che questa non è solo un’espressione tipica barese,

ma molto di più e molto peggio. E’ una iniezione letale per scoraggiare chiunque si dia da fare. Per dire lascia perdere tanto non serve. Per condannare il Sud alla morte civile. Anzi al suicidio civile, perché a tentare di farlo morire provvedono da tempo tutte le politiche governative a suo danno. Così <addò da scì?> c’è chi lo ha detto a quanti si sono prodigati perché l’ormai mitico G7 della finanza occidentale a Bari andasse bene. Perché ci si può montare la testa se si dice che è stato un successo.

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Il resoconto di uno straordinario successo. Premiate anche aziende e personalità

del mondo meridionalista e duosicilianista.


di Michele Ladisa

Straordinario successo alla 723° Fiera di San Giorgio di Gravina in Puglia, lo scorso 22 aprile 2017.
Il Riconoscimento, riservato alle aziende con sedi legali nel sud Italia, che si contraddistinguono per tradizione e/o innovazione, creatività, capacità produttive e occupazionali, ma anche alle risorse umane, originarie del Territorio meridionale nei settori artistici, culturali, storici, scientifici e dell’informazione indipendente.
In questa prima edizione, che ha l’ambizione di diventare un appuntamento annuale, collegato con la Fiera più antica d’Italia e d’Europa, sono state premiate 30 realtà.

Alla cerimonia d’apertura sono stati annunciati i componenti della Commissione di Valutazione, organismo incaricato all’assegnazione del Riconoscimento dal prossimo anno in poi, di cui fanno parte personalità del mondo dell’informazione, della cultura, della storia e dell’economia, quali: Chiara Curione, Enzo di Brango, Enzo Magistà, Lino Patruno, Valentino Romano, Luciano Rotolo, Canio Trione.

Il Riconoscimento è gestito dal Comitato Riconoscimento Eccellenze “I Gigli delle Due Sicilie”, costituito dall’Associazione Culturale e Ambientale “Stella del Monte”, dalla Rivista on line “Onda del Sud”, dal “Movimento Duosiciliano”, dai “Comitati delle Due Sicilie”, in collaborazione con l’Associazione Gens Agri.

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di Lino Patruno

Per terra, mare, cielo: nulla ti è risparmiato quando sei Sud. A cominciare dai treni che con una mano ti danno e con l’altra ti tolgono. Vedi la tratta Bari-Roma della quale questo giornale si è già ampiamente

occupato. Sulla quale dovevano essere utilizzati i pendolini Etr 600 e invece ci verranno i V250.Che non è questione di sigle, ma di velocità, il primo andando a 135 chilometri l’ora fino a Caserta, il secondo a 110. Il che significherà ripiombare oltre le 4 ore di percorrenza, per la serie non puoi partire di prima mattina e trovarti nella capitale entro le 9,30. Cioè quando sarebbe utile sia pure in una città che, diciamo, se la prende comoda. Non ci resta che piangere, diceva Massimo Troisi. Non ci resta che pernottare colà con spese aggiuntive e serata precedente persa.

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