UN ARTISTA CONTROCORRENTE QUI POCO AMATO

di Romano Pitaro

Non lo vedremo più con la sua piccola Suzuki per le vie di Sellia Marina. Avvolto nei suoi crucci, con gli occhi blindati da spesse lenti, quasi per tenere a distanza un mondo che non gli piaceva. S’infilava la mattina presto nell’edicola, e dopo un buongiorno sibilato appena e il giornale fra le mani, tornava nella sua casa di Feudo.

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di Michele Loglisci *

“L’Italia – ammoniva Giuseppe Mazzini – sarà quel che il Mezzogiorno sarà”. Non solo si tratta di parole amaramente profetiche, ma per di più di parole di comune saggezza e di ovvio buonsenso, che solo la bieca miopia della politica ha potuto sistematicamente ignorare e/o sottovalutare.In chiave positiva ciò significa che le sorti dell’Italia nel suo complesso sono indissolubilmente e strategicamente dipendenti dalle sorti della sua macroregione più debole: il Mezzogiorno. Pertanto, anche coloro che sono retti da un intento squisitamente e ignobilmente egoistico e niente affatto solidaristico, non possono non comprendere che il loro sordido interesse non può essere realizzato, se non mettendo al centro dell’agenda del governo la questione meridionale e il suo sviluppo.

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Italia Prima, Insorgenza Civile, Comitati Due Sicilie, Movimento Meridionale insieme a Bari il 10 dicembre

 

di Michele Ladisa

“Piangere i morti, sono lacrime perse” ha sommessamente dichiarato un operaio di Termini Imerese nell’ultimo giorno di lavoro presso lo stabilimento Fiat, una fabbrica nordista che più che auto in questi anni ha costruito illusioni a costo e km zero.  Le telecamere di Rai 3 hanno mandato in onda le espressioni perse dei 2200 operai,  colte all’uscita dei cancelli chiusi alle loro spalle. Hanno profondamente colpito gli evidenti segni di disperazione solcati sui quei visi di persone pulite, di padri di famiglia che hanno davanti solo il buio pesto della notte. Uno di loro indossava una sgargiante maglietta “Fiat” con tanto di bandierina tricolore appuntata sulla manica: chissà se si renderà conto che il suo futuro è stato annientato proprio dalle politiche assassine dei poteri forti che ostentano e impongono quel tricolore.  Strano, stranissimo che quest’operaio della Terra di Trinacria, terra d’indipendentismo per eccellenza, non abbia ancora colto l’occasione di lacerare a brandelli quella maglietta.

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di Fiore Marro (*)


A differenza di altri meridionalisti, in questi ultimi anni, ho provato ad inserirmi nel sistema partitico con la chiara intenzione di dare un contributo al territorio e alla Causa duosiciliana.

Azione di cui mi pento, ma che comunque mi ha personalmente dato modo di crescere , ho ecceduto in maniera a dir poco infantile credendo che, con facilità, sarei riuscito a farmi spazio nella giungla dei partiti dell’arco costituzionale.

Da li non si passa, con tutta la buona volontà, con tutta la fede possibile di cui ci si possa armare, non si passa, un muro di gomma invalicabile.

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di Francesco Romano

A detta di tutti la crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando è di quella cosiddetta “epocale”. Più devastante di quella del 29 ottobre 1929, definito poi “martedì nero” (detto anche Big Crash) che vide letteralmente crollare Wall Street, la borsa di New York. E fu depressione.

Ma questa è ormai storia e non annoiamo il lettore nella descrizione delle conseguenze che ebbe quest’avvenimento.

Ma torniamo ai nostri giorni. Questa crisi che stiamo attraversando ha già fatto delle vittime illustri. A iniziare dal fallimento della Lehman Brothers, alle dimissioni di Zapatero che ha portato la Spagna, il 20 novembre, a elezioni anticipate, alle dimissioni del premier greco Georgos Papandreou e, udite udite, alle dimissioni del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi.

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di Nando Dicè

Quel terremoto a Napoli mi permise di vedere dal finestrino della mia auto il mio popolo, uomini liberi innanzi ad un fuoco. Qualcuno mi dirà, “erano gli occhi di un bambino!”, certo! Gli occhi di un bambino, ma voi adulti pensateci, l’avete mai visto davvero il vostro popolo?

Automobili messe in cerchio, un fuoco di legna che arde al centro, i bambini a dormire sui sedili posteriori, le donne con le pentole sul fuoco e gli uomini lì su quel muretto a parlare ed ascoltare la radio. Non c’è luce, acqua corrente, gas. A stento la radio ed in lontananza sirene. Polizia e croce rossa, sono l’unica cosa che rammentano a tutti che siamo a Napoli.

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di Giuseppe Corapi

A metà dell’ottocento, mentre forze sane dell’Italia pensavano come federare il Paese ed unirlo in un’unica nazione, altre entità, misteriose, pensavano la stessa cosa, non certo con l’idea di unificare l’Italia in modo costruttivo e rispettoso tutte le popolazioni italiche, al fine di migliorarne la qualità della vita ma con lo scopo di accedere alle ricche casse del Regno delle due Sicilie.

Oggi, le stesse menti fanno analoga cosa con l’Europa: mentre i popoli europei pensano all’unione delle culture e alla fratellanza, altri instaurano l’unione monetaria Europea, sottomessa solo agli interessi delle banche e dei soci privati che ne hanno la maggioranza, quegli stessi che nell’ottocento si “preoccuparono” di unire l’Italia.

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“Fermiamo lo scempio e la morte del mare Adriatico stabilito dai padroni del mondo”

 

di Antonello Zonna

 

Dalla  mezzanotte di oggi al porto di Monopoli (Ba), alcuni cittadini di buona volontà si sono imbarcarsi sul peschereccio Anti-trivelle  per raggiungere la nave Princess, che su incarico della Northern Petroleum  ricercherà idrocarburi a largo delle coste adriatiche tra Bari e Brindisi.

 

I Comitati dei Cittadini,  sorti a seguito di  queste prospezioni sismiche dei fondali marini, sono andati ad accogliere la nave cerca petrolio. Attraverso i social network si sono organizzati per svolgere questa azione dimostrativa, nei limiti del rispetto delle acque territoriali, con lo scopo di intralciare la nave Princess ed evitando assolutamente al contempo di entrare in rotta di collisione con la stessa nave.

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LETTERA APERTA

 

 

 

Ill.mo Professor Monti

 

Ella è percepita come espressione di quella cultura economica che non ha saputo prevedere e curare la crisi che ci attanaglia. La stessa cultura economica che ispira la Bce e le altre Organizzazioni economiche internazionali che chiedono ancora tagli e sacrifici. Ancor oggi pochi ed inascoltati economisti di quella scuola hanno alzato la voce per dire che la causa principale dell’attuale malessere dei mercati è da far risalire alla politica tenuta nel corso del 2011 dalla Bce nel suo tentativo di ridurre la massa monetaria e rincarare il danaro per imbrigliare un’inflazione che non c’è e non può esserci per decenni a venire.

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di Lino Patruno

Occorre rassicurare Monti che il Sud non ha alcuna intenzione di chiedere di più. Può bastare che gli venga dato quanto gli è attribuito. E che quanto gli è attribuito non sia ancòra un bancomat dal quale prelevare per qualsiasi necessità, dalle multe ai lattai settentrionali ai contributi ai traghettatori del Lago di Garda. E’ giusto che il presidente abbia ricordato le note dolenti della Questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità. Problemi da affrontare, giusto anche questo, utilizzando meglio i soldi a disposizione. E non fa una piega il richiamo anche a una Questione Settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità (benché ora siano le mamme terrone a non azzardarsi più a fare figli).

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di Giuseppe Corapi

 

Il professore Claudio Moffa, come un po’ tutti i giornalisti e gli ascari di regime, tendono a confondere l’autonomismo della Padania con lo stato di colonizzazione che affligge le popolazioni meridionali da 150 anni. Forse chi non vive al sud non se ne  rende conto.

Moffa asserisce:  “La finanza internazionale ha bisogno di dividere e indebolire gli Stati, ha bisogno di economie deboli e di banche centrali ancora più deboli: la sua principale proiezione politico- ideologica, il sionismo, ha anch’esso necessità di balcanizzare gli Stati esistenti favorendo l’estremismo identitario delle sue comunità etno-culturali interne

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di Romano Francesco

“Un lungo cammino, inizia sempre con un piccolo passo” Ma ritengo che non ci sia bisogno di scomodare Mao Tse Tung per ottenere dal sindaco di Bari dr. Emiliano quell’attenzione dovuta ai baresi.

Già da tempo i nostri defunti non trovano posto nel cimitero di Bari e mi riferisco a quello di Via Nazariantz , e sono obbligati a trovare la loro pace in quello di Torre a Mare.

Sta di fatto che per andare a trovarli è sempre un’impresa faraonica. Non c’è un autobus cittadino che permetta di raggiungere comodamente quel cimitero.

Non mi si dica di andare con l’auto visto che non c’è parcheggio. Anzi consigliamo al sindaco di mandare una pattuglia di vigili urbani a fare multe in modo che possa raggiungere gli 800.000,00 euro inseriti nel bilancio di previsione e dargli anche l’opportunità di aumentare questo importo per il prossimo bilancio.

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di Lino Patruno



L’Italia dovrebbe imparare dai suoi stupendi volontari.

Come il vigile del fuoco che dopo il crollo di Bar­letta resta sveglio 48 ore di fila per scavare fra

le macerie. O come il piccolo grande eroe che alle Cinque Terre perde la vita per salvare quella degli altri. O come i giovani angeli del fango che a Genova buttano sangue per far tornare al sole la città.

Bisognerebbe farlo ora che ci aggiriamo fra le rovine della crisi come dopo una guerra. E nell’aria spettrale del giorno dopo imbracciare pale e pic­coni e a mani nude ricostruire soprattutto una fiducia. Si do­vrebbe imparare dai nostri contadini che con la schiena curva continuavano a portare una dietro l’altra la loro “pietra al parete”, il piccolo apporto a quei muretti a secco che sono monumenti all’ingegno e alla fatica. E che resistono da se­coli.

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