L’intervento di Michele Ladisa (Italia Prima)

Gaeta, 10 marzo 2012

 

 

Video Realizzato da Mimmo Marazia

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Intervista di Lofoco a Lino Patruno

 

di Nicola Lofoco

Per capire bene la storia del meridione italiano ecco l’opinione del giornalista Lino Patruno, già direttore de ” La Gazzetta del Mezzogiorno” ed autore del libro ” Fuoco del Sud”. Con estrema chiarezza e precisione, Patruno ha  raccontato la situazione storico-politica in cui si è venuto a trovare il Meridione d’Italia dopo l’unificazione nazionale. Su quanto ha pagato il Sud gli effetti di quella unificazione , Patruno ha le idee chiare:

“L’ha pagata con la conquista militare di uno Stato sovrano e con l’assoggettamento economico di un territorio e di una popolazione. E allora si sono create le condizioni per l’attuale situazione: un divario col resto del Paese senza paragoni in nessun altro Paese occidentale. Ha prevalso la logica dei vincitori e dei vinti, è nato allora il colonialismo interno.”

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di Lino Patruno



Il ministro del Sud, Barca, è venuto in Puglia e ha detto che occorre raddoppiare il numero delle industrie. Già è una notizia. C’è chi continua a sognare un Sud tutto sole e mare, più un buon piatto e un buon vino: fate turismo perché è la vostra vocazione. Non si è mai vista al mondo una economia che si sia sviluppata saltando l’anello dell’industria. Sarebbe come noi umani che, senza l’ultimo anello dell’evoluzione, saremmo ancòra scimmie. E c’è chi continua a farneticare di una Taranto senza l’Ilva, 26 mila famiglie che aprono B&B, un letto e una prima colazione.

Il ministro ha anche detto che per creare industrie è sbagliato invocare, come in passato, incentivi alle imprese. Si danno e poi non si sa che fine facciano. Ha ragione. Meglio migliorare le condizioni di accesso, cioè creare l’ambiente adatto.

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di Romano Pitaro


Non mollano. Insistono per farlo chiudere il “museo degli orrori” di Torino. I testimonial del Comitato, che ha sede a Milano, personalità dell’arte, della cultura, delle professioni, sono sempre più  numerosi. Ma ora, la restituzione alla Calabria  del cranio del brigante Giuseppe Villella (morto in carcere nel 1872)  ed  esposto nel  museo antropologico criminale “Cesare Lombroso”, per dargli una dignitosa sepoltura, la chiedono anche comuni non sudisti: Lecco, per dirne uno.Alla delibera, con cui il comune  di Motta Santa Lucia ha chiesto di poter avere quel cranio – prezioso per il medico veronese cheproprio in quelle ossa asseriva di aver riscontrato la “fossetta occipitale mediana” a prova della folle teoria del delinquente per nascita – si aggiunge un particolare  sostenitore della causa.

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Video realizzato da Mimmo Marazia

di Francesco Monteleone

È iniziata con 1 minuto di rabbioso silenzio in memoria di Antonia Azzolini e Salvatore De Salvo la prima riunione della Confederazione Duosiciliana in terra di Bari. Oltre 200 persone chiamate a raccolta da Michele Ladisa, leader di ‘Italia Prima’ nella sala di un albergo popolare hanno onorato la memoria dei coniugi suicidi per la disperazione di essere rimasti senza lavoro e senza una casa. La vita deve essere degna di essere vissuta, avevano ripetuto per anni ai politici e agli assistenti sociali le due vittime. Il menefreghismo pubblico è stato più efficace di un killer. Nella stessa situazione di fortissimo disagio abitativo si trovano attualmente più di 5000 famiglie ha detto subito Ladisa, che sta organizzando forme di lotta durissima contro una situazione ancora senza rimedio. Operai, casalinghe,

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di Michele Ladisa

 

Qualcuno avrebbe detto: date un colpo di tosse per far sapere che esistete. E loro l’hanno fatto, hanno tappezzato l’intera città di Bari di manifesti murali con su scritto: “La Puglia non è un binario morto. Ridateci i treni”, firmato Regione Puglia alias Niki Vendola. Bello lo slogan lanciato però da Ferrarese, il presidente della Provincia di Brindisi, seguito subito a ruota dal Presidente dell’omologo ente barese, Schittulli (centrodestra) e, perché no, anche dal più grande, che più grande non si può, il sindaco Emiliano. La contestazione tutta informale dei kapo della politica pugliese è esplosa all’indomani dalla secessione ferroviaria avviata da Trenitalia che ha soppresso ben 25 treni in direzione Nord.
E oltre ai colpi di tosse, i nostri eroi hanno anche starnutito nei palazzi romani, e a denti stretti con la sciarpa ben avvolta sulla bocca, hanno chiesto il ripristino dei collegamenti ferroviari. Ovviamente senza ottenere un cavolo dal campo di cime di rape.

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L’appello di Fiore Marro presidente dei Comitati Due Sicilie

 

 Una parte della tenuta borbonica del Real Sito di Carditello è crollata di fronte al disinteresse generale della oligarchia politica casertana e nazionale, anzi è da pochi istanti che vengo a conoscenza che il deputato del PD Pina Picierno ha inoltrato una interpellanza parlamentare per avere lumi sull’accaduto, per la verità l’onorevole avrebbe dovuto farne una tempo fa, ma sul suo parente, sindaco di Teano che mentre il suo comune era attanagliato dalla munnezza, lui giustamente pensava a festeggiare l’unità d’Italia con tanto di codazzi e spese superflue di rito.

Un’interpellanza ed un invito a manifestare contro lo scempio, il degrado e l’offesa che il bellissimo sito storico, fondato nel ‘700 dal Borbone ,sta subendo da troppo, lungo tempo,era la mia idea da presentare a Gaeta, nella giornata di oggi, 11 febbraio 2012, in occasione della seduta del Parlamento delle Due Sicilie.

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Confederazione Duosiciliana: INSORGERE E’ GIUSTO!!!

Euromotel - V.le Europa n.7 Bari - 18 febbraio 2012 ore 18.00

 

 

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di LINO PATRUNO.

Tutti a ridacchiare col film `Benvenuti al Nord”, dopo aver ridacchiato col precedente “Benvenuti al Sud”. Storie di pregiudizi fra terroni e polentoni in verità molto più vicini fra loro, a cominciare dai difetti. Ma pochi a conoscere il “Bentornati al Sud”, gruppo costituitosi in Internet e partendo da Lecce. Sono giovani meridionali andati via come altri per studiare fuori o a caccia di un lavoro, e tornati al Sud. E tornati per scelta, non nella disperazione di una sconfitta per un lavoro non trovato neanche lì. La scelta di inventarselo al Sud un lavoro, di non tradire se stessi e la loro terra, di poter dire che anche qui si può, e di dimostrarlo.

Sono finora una quarantina i componenti del gruppo, e in tutto il Mezzogiorno.

E così ecco nascere cooperative, e studi professionali, e piccolissime aziende, e partite Iva. Tutti sostenuti dal sacro fuoco della lotta e della scommessa. Magari ad arrancare e a faticare. Ma tutti con la ferma determinazione che indietro non si torna.

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di Canio Trione

 

Serve rigore. Ce lo dicono in tutti i modi. Lo dicono i potenti quindi sembra vero.
Ma la ripresa si fa aumentando i consumi non il rigore! Anche la Germania -che sta beneficiando in maniera scandalosa del malessere mediterraneo (1000 miliardi di export totale 2011 di cui 65% verso eurolandia, un Pil al +3% e disoccupazione 5%)- deve riconoscere che gli ordinativi all’industria scendono rapidamente; e allora? “Stimolate i consumi” direbbe una persona normale; e invece no! Ancora rigore anche contro ogni evidenza!!!
Fino a ottobre la crisi greca faceva paura perché poteva contagiare l’Italia; e già i primi sintomi erano visibili. Si trattava di una crisi che preoccupava perché il debito greco poteva non essere pagato (dell’economia reale non si interessava come non si interessa nessuno) e quindi anche quello

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Come faccio a dire che vivo una vita normale se tutti continuano a dirmi che vivo nel più brutto territorio d’Europa?….

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Ruggero Brizzi

di Ruggero Brizzi


Caro direttore,

scrivo con simpatia alcune note su un settimanale calabrese (La Riviera), lavoro in una piccola radio (Radio Venere) in provincia di Reggio Calabria e faccio una vita normale, con una ragazza che ancora non posso, economicamente, permettermi di sposare.

Faccio una vita normale, in un lembo di terra chiamata locride: esco con i miei amici, vado al bar e chiacchiero con gli anziani, i fine settimana vado a seguire qualche concertino di interessantissimi gruppi a Gioiosa, mi tengo in contatto con grandi realtà nazionali organizzando concerti e feste nel mio paese e nel mio comprensorio, vivo l’associazionismo locale.

Faccio una vita normale, come i miei coetanei delle province del centro nord.

Niente di più, niente di meno.

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I NOSTRI GIOVANI BEFFATI E BASTONATI

 

di LINO PATRUNO

Uno su tre dei nostri giovani è disoccupato. Anzi inoccupato, nel senso che un lavoro non l’ha mai avuto. Al Sud due su tre. Questi giovani sanno che è dura e che pagheranno una crisi provocata non da loro, ma dai loro padri. Però non hanno mai fatto uno sciopero, perché non hanno un sindacato. Qualche corteo lo fanno di tanto in tanto, ma soprattutto per i tagli alla scuola o all’università. Bisognerebbe lodarli perché vogliono studiare. E un po’ di buriana, nel senso di qualche dimostrazione in piazza, c’è stata contro il debito, e se a Roma è finita a ferro e fuoco, certo non è stata colpa loro. Dicono che perlomeno il debito che avete fatto voi (sempre i padri) cercate di non farlo pagare a noi. Non che gli Stati non debbano pagarlo, ma che non ricadano su di loro le conseguenze. Tipo: no sacrifici senza sviluppo.

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 di Vito Schiuma

Recentemente i ministri del nuovissimo regime savoiardo, andati al potere tramite golpe bancario, hanno ripreso la tradizione del governo precedente delle boutade alla Brunetta o Borghezio, cioè volte ad attaccare quasi inconsapevolmente delle categorie facendo leva su luoghi comuni.

Come è giusto che sia le repliche di chi si è sentito offeso dalle affermazioni del Presidente del Consiglio Monti, relative al posto fisso, e quelle del Ministro Cancellieri, sulla vicinanza del posto di lavoro alla propria famiglia, non si sono fatte attendere. Sui molti siti editoriali, blog, microblogging e social network sono copiose le risposte tragicomiche a questo genere di provocazioni e principalmente si incentrano sulla credibilità di chi le afferma (milionari fiancheggiati dai poteri forti, dalla massoneria e dai partiti), schiavi del sistema clientelare e nepotistico che lo ha portato in quella posizione di potere, oppure le risposte vanno a ironizzare sul paradosso della precarietà.

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di Agostino Abbaticchio

Consentitemi questa volta di pubblicare dei piccoli consigli a tutte quelle persone innamorate

che, schivi da ogni perversione, vogliono soltanto vivere la loro umanità nel miglior modo possibile. Auguro pertanto a tutti coloro che si amano e si desiderano (le due cose devonoessere necessariamente messe assieme, altrimenti non vale) di festeggiare nel migliore dei modi la loro giornata di San Valentino.

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Il come e il perché Insorgenza Civile ha deciso di tornare in piazza a manifestare. *

 

di Lucilla Parlato

 

Organizzazione. E’ una delle parole d’ordine di Insorgenza.
E’ l’esperienza sul campo che ci ha fatto maturare questa convinzione: senza organizzazione non si va da nessuna parte. Nei primi giorni della protesta dei Forconi, sentivamo, noi militanti di Insorgenza, di non potercene stare a guardare. E questo perché quel vento di protesta che arrivava dalla Sicilia ci è sembrato soffiare in una direzione comune, una direzione ostinata e contraria direbbe qualcuno: quella della difesa della nostra pari dignità. Subito avevamo compreso, anche, le differenze tra il nostro Movimento e quello siciliano.

Per noi la battaglia identitaria, cioé quella legata alle consapevolezze storiche e alla necessità in virtù di questa consapevolezza, di dover agire, veniva e viene prima di ogni cosa. Se non si acquisisce questa, la lotta sarà sempre vana, inconsapevole e, dunque, destinata al fallimento. Nella fretta del voler esprimere ugualmente la nostra

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