di Lino Patruno

Sarà un’impressione, ma Bari in questi giorni sembra più sporca. Magari un po’ di vento che fa volare cartacce. Ma più sporca di fiducia perduta, come quando da qualche parte ci sono i vetri rotti e così rimangono sempre: allora uno va e ne rompe un altro. La sensazione di eterno ritorno indietro che è la peggiore malattia del Sud. E la delusione di una città che si illudeva di una diversità di finestre aperte a un nuovo sole.

Prima l’Edilizia Sporca e l’arresto dei due fratelli Degennaro, con corredo insignificante di cozze pelose regalate al sindaco Emiliano. Poi le Fatture Sporche e l’arresto dei due fratelli Antro, con corredo molto significante di una sessantina di case sequestrate, da Cortina a Vietri sul Mare passando per un terreno in Costa Smeralda. Tengono famiglia e sono per ora accusati e non condannati. Ma a Bari almeno i politici del Comune sono vittime, per quanto disattente. Alla Provincia sono stati addirittura essi stessi a denunciare e incastrare.

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Noi alternativa pulita

 

“Stare tra la gente a Bitonto, starci sempre e non solo creando capannelli di gente invischiata con la partitocrazia, che guarda caso escono fuori solo in occasione delle elezioni, fa capire a cosa è ridotta la politica.

Attraversando le vie di Bitonto mostriamo con orgoglio quella coccarda rossa che fu simbolo dei briganti. Ed è la gente comune a fermarci.

Dagli agricoltori che riconosci per i loro modi e per l’abbronzatura sicuramente fuori stagione, che non ti chiedono nulla ma che si lamentano per il prezzo di vendita delle loro olive, un lavoro mal remunerato che spinge ad abbandonare la coltura sempre più.

Dagli artigiani, che non vedono sbocco alcuno per le loro produzioni.

Dai commercianti, costretti a subire la concorrenza degli ipermercati a due passi da loro e che vendono prodotti che giungono da ogni dove, tranne che dal territorio meridionale.

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tratto di invervento di Michele Ladisa 

 

 

Video realizzato da Cinzia Mora Celis

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BARI – La Guardia di finanza ha arrestato questa mattina a Bari i fratelli Alviero (45 anni) ed Erasmo Antro (48), quest’ultimo vice presidente della Camera di commercio e membro del consiglio di amministrazione del teatro Petruzzelli. I due noti imprenditori, posti agli arresti domiciliairi, sono accusati di truffa aggravata e continuata perpetrata ai danni della Provincia e di sei istituti bancari, falsità materiale e ideologica.

La procura che stava indagando dopo un esposto presentato dal presidente della Provincia, Francesco Schittulli, ha ordinato anche il sequestro cauteleativo di beni per 20 milioni di euro. E così i fratelli Antro si sono visti porre i sigilli alle loro ville a Rosa Marina (Ostuni), a Cortina e in Costa Smeralda.

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di Canio Trione

 

Da anni la situazione socio economica è talmente esplosiva che può essere sufficiente un fiammifero per far scoppiare un incendio indomabile. La questione dell’art.18 è molto più di un fiammifero.

I sindacati come il governo e tutto il mondo della politica avevano creduto di poter far “manutenzione” a quell’articolo facendolo digerire alla base come sempre avevano fatto in passato. Inoltre il governo, pilatescamente, ha creduto di lavarsi le mani scaricando la patata bollente al Parlamento. Ma se il sistema dei partiti non è mai riuscito a risolvere questa questione perché dovrebbe risolverla adesso? Probabilmente anche sul Colle si pensava che si potesse governare la questione un po’ come sempre. Si è arrivati a pensare di introdurre il licenziamento facile anche ai dipendenti pubblici! La popolazione si è rivoltata come un sol uomo!

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E’ il titolo dell’iniziativa promossa dalla “Cineteca della Calabria”  per giovedì 29 marzo a Catanzaro presso la “Casa del Cinema”: ore 18 dibattito, ore 20 proiezione del film “Passannante” (2011) di Sergio Colabona. Riportiamo a casa il cranio del brigante Villella. Con questo auspicio si annuncia la   tavola rotonda sul “caso” del brigante calabrese e  sulle problematiche tuttora  “calde” del  brigantaggio postunitario quale  fenomeno sociale oggetto di diverse interpretazioni, ma anche sull’oscuramento del Mezzogiorno nell’Italia appena nata fino ai  nostri giorni.

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Intervista con Renato Curcio

 

di LINO PATRUNO

Renato Curcio ha oggi 70 anni, vive in un casolare a Carrù (Cuneo), si è risposato, ha una figlia, è direttore editoriale della casa editrice «Sensibili alle foglie» per la quale ha pubblicato il libro Razzismo e indifferenza che presenta in questi giorni in Puglia. È tra i fondatori delle Brigate Rosse. Nel libro, così si definisce: «montanaro, valdese, cristiano, comunista, anarchico, cittadino, sessantottino, brigatista, carcerario». Per la sua lotta armata, ha scontato più di 20 anni di carcere. Alla domanda su cosa sia oggi, risponde: «Uno che fa il suo lavoro cercando di capire cosa succede attorno a lui e dentro di lui». E aggiunge di voler parlare solo di razzismo, cioè del libro.

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La società di produzione amministrata dall’onorevole Caparini, evita il fallimento. Inps ed Enpals rinunciano a 100mila euro di crediti

 

di Fosca Bincher


La domanda è stata presentata il 16 dicembre scorso alla sezione fallimentare del tribunale di Milano. A presentare una richiesta di concordato preventivo e di ristrutturazione del debito per evitare l’imminente fallimento è stata la Celtcon srl, la società di produzione televisiva e raccolta pubblicitaria della Lega Nord, amministrata dal responsabile comunicazione del partito, l’onorevole Davide Carlo Caparini.

La società aveva un patrimonio netto negativo di 435.114 euro, con debiti tributari e previdenziali di 708.033 euro che non era in grado di pagare, tanto da avere ricevuto numerose cartelle esattoriali e solleciti dall’Agenzia delle Entrate, da Equitalia, dall’Inps e dall’Enpals. La proposta di transazione – già accettata da tutti gli enti pubblici creditori – è quella di pagare solo una parte del dovuto: in tutto 577.824 euro, con il fisco italiano, l’Inps e l’Enpals che complessivamente rinunceranno a più di 100mila euro del dovuto.

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di Lino Patruno

Se fosse reato ricevere regali di Natale dalle aziende, mezza Italia si dovrebbe fare l’ergastolo. Regali fra l’altro spesso inutili, uno spreco. Quindi lasciamo stare le cozze pelose di Michele Emiliano, è complicato anche mandarle indietro perché vanno a male.
Qui si è esibita tutta l’ipocrisia nazionale. Ed è grottesco anche distinguere, sì ma l’azienda così ti potrebbe condizionare. Ovvio che l’azienda voglia ingraziarsi o ringraziarti, magari ottenere qualcosa: ma siamo all’operetta se ci riesce con uno champagne, genere di largo consumo (insieme alle pellicce di visone) di questo Paese godereccio. E mentre un certo Lusi tesoriere della Margherita pagava 180 euro di soldi pubblici un piatto di spaghettini al caviale.

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di Francesco Antonio ROMANO

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Ci giunge dal candidato sindaco di Bitonto,  Agostino Abbaticchio, della CONFEDERAZIONE DUOSICILIANA un accorato appello ai bitontini affinché, nella prossima dichiarazione dei redditi,  destinino il loro 5 per mille privilegiando Onlus meridionali e nella fattispecie, quelle bitontine.

Non diciamo sicuramente eresie se affermiamo che nessuno pensa a noi meridionali e tanto meno i nostri politici che in questo momento sono profondamente occupati alle rielezioni che vedono molto vicine.

E per questo che pubblichiamo un elenco di destinatari del 5 per mille residenti esclusivamente a Bitonto. Ci sembra molto opportuno farlo con l’indicazione degli indirizzi e del relativo codice fiscale essenziale per l’indicazione nelle dichiarazione dei redditi.

Vorremmo che questo invito fosse fatto proprio dai Centri di Assistenza Fiscali e dai vari professionisti che aiuteranno i contribuenti alla compilazione del modello dei redditi.

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di Canio Trione

 

Serve fare il punto della situazione economica e governativa italiana. Le misure del governo tecnico sono utili o no?
Primo. La riduzione dello spread è dovuta alla politica della BCE (e non al governo italiano) che ha annullato i folli e autolesionisti aumenti di tasso del 2011 e ha innaffiato le Banche europee di 1000 miliardi di euro virtuali. Bene inteso, Draghi non ha nessun merito della riduzione dello spread che pure ha provocato: egli ha effettuato questi interventi solo perché il sistema delle banche stava andando all’implosione generale e collettiva e quindi ha sfidato le ire tedesche per rimediare alle follie del suo predecessore. Avesse tardato di una settimana ci sarebbe stata la implosione dell’intero sistema creditizio e finanziario.
Secondo. La situazione del bilancio pubblico e del debito pubblico non solo non è migliorata ma nel breve periodo peggiorerà per via della contrazione dell’attività economica dovuta agli interventi fiscali e

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di Alessandro Catena

Non c’era infatti bisogno di questa inchiesta per sapere che cosa non va in Emiliano e nell’emilianismo. Basterebbe pensare che la figlia del capofamiglia Degennaro era stata fatta da lui assessore, e neanche la dinastia Matarrese, quando pure comandava a Bari, si era mai sognata di mettere un familiare in giunta. Basterebbe dire che in un’intervista Emiliano aveva definito quel gruppo «un’impresa vicina all’amministrazione», senza falsi pudori.

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Intervista al Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci

 

di Romano Pitaro

 

Un prefetto dalla parte di un brigante. Non s’era mai visto. Antonio Reppucci, prefetto di Catanzaro, pro Villella, brigante di Motta Santa Lucia. Ciak: si gira un’altra pagina di storia. Il primo, è un signor prefetto, che va in giro a stimolare il senso civico dei cittadini, mettendo all’indice i poteri criminali. Il secondo, invece, è un morto (nel carcere di Vigevano il 1872 e sul cui cranio Cesare Lombroso asserì di aver scovato la “fossetta occipitale mediana”) non ancora seppellito. Nel senso che la testa di costui, invece di essere tumulata nel cimitero del suo paese, è esposta nel museo “Cesare Lombroso” di Torino. Perciò il prefetto di Catanzaro ha detto: basta cosi. Ed ha scritto alla ministra dell’Interno. In difesa di Giuseppe Villella, un fu brigante nel corso di quei dodici terribili anni di ribellione sociale che, subito dopo l’Unità, videro il Sud diventare un focolaio di ribellione.

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di  Giuseppe Corapi

Chi è nato agli inizi degli anni sessanta ha vissuto l’adolescenza negli anni settanta e le paroli d’ordine erano: eguaglianza, democrazia, diritti dell’uomo, partecipazione democratica dei cittadini alla politica, scelte del proprio futuro.

Si è vissuto con la visione che quest’ultime fossero dettate dalla maggioranza dei cittadini. Oggigiorno ci si chiede se le cose stiano cambiando, dirigendosi verso un momento in cui la politica non governa più in base ad interessi e aspirazioni di destra, di sinistra o di centro, ma che le scelte siano sempre studiate ed imposte dall’alto, dalle fondazioni americane, i cui  modelli sono “scienza esatta” e nulla e nessuno osa contraddire. I parlamentari, che siano degli stati sovrani o dell’Europa,  debbono solo approvarle: le scelte vengono imposte dalla “globalizzazione” e dall’Europa, i cittadini non contano più nulla.

Il parlamento europeo, non avendo potere legislativo, ha il solo compito di ratificare le decisioni della Commissione Europea, nominata dai governi e non eletta dal popolo.

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