di Francesco Romano

Triplice fischio dell’arbitro nell’incontro Germania-Italia e caroselli di auto e moto in ogni dove. In Italia, sicuramente, e in ogni altra parte del mondo dove vivono milioni di meridionali emigrati.

Tutti a gonfiare il petto come Balotelli dopo aver realizzato un goal su passaggio di Cassano, il ragazzo di Bari vecchia (non so ancora perché continuano a identificarlo in questa maniera) e sentirsi fiero di essere italiano.

Ed appoggiarsi alle prestazioni di un meridionale  e di un extracomunitario anche se entrambi italiani a tutti gli effetti.

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di Lino Patruno

C’è chi dice no, canta Vasco Rossi. In questi giorni anche molti sindaci pugliesi sono impegnati a dire no: no alla chiusura dell’ospedale nel mio paese. E via a cortei con tanto di fascia tricolore, cittadini infuriati coi cartelli “Giù le mani”, catene umane, discorsi indignati a difesa di un presidio di civiltà e di sviluppo del territorio (l’ospedale). Spesso in prima linea ci sono anche parroci, passati dalle cure delle anime alle cure dei corpi.

Finora si diceva “Non nel mio giardino”, nel senso che tu puoi costruire una nuova strada, ma l’essenziale è che non la fai dove abito io. Ma no anche a una centrale elettrica, a una discarica, a un termovalorizzatore, a una condotta della fogna. No a tutto ciò che è interesse pubblico perché io penso al mio solo interesse privato. E inutile dire che quella strada o quella centrale possono servire anche a te: sì, ma valla a fare nel giardino di quell’altro.

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di LINO PATRUNO

 

Dice la Germania: se andiamo al ristorante e io mangio le alici mentre tu ti fai l’aragosta, l’aragosta non posso pagartela io. A mangiare l’aragosta in tutti questi anni sarebbe stata la Grecia, ma sotto sotto anche Portogallo e Spagna. E vogliamo dirla tutta? Pure l’Italia. Allora i tedeschi non possono dare i loro soldi a chi spreca. Perché loro lavorano eccetera eccetera. Sembra sentire il Nord verso il Sud. E messa così, è difficile ribattere.

Ma così si può metterla nei dibattiti tv, dove conta la battuta al volo. Quando stai fra amici, e non perché te lo abbiano imposto, si può pagare, come si dice, alla romana, ciascuno per sé, ma qualche volta può capitare di dividere anche l’aragosta. Magari questa volta, la prossima no.

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di Francesco Romano

I movimenti meridionali, e la Confederazione Duosiciliana per prima, si pongono come una scelta possibile e futura alle forze politiche tradizionali. La gente del sud vuole una sua rappresentanza che nasca dal basso. Se riusciranno ad andarsi incontro i movimenti meridionali e le aspettative della gente, forse per il sud ci sarà una voce in grado di rappresentarlo meglio di quanto non sia avvenuto finora.
Dopo i festeggiamenti (sic!) del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, il Sud è ormai fuori da ogni agenda governativa. Siamo entrati nel centocinquantunesimo anno e le previsioni sono le stesse che ci hanno accompagnato fino a questo momento.
 

di LINO PATRUNO

Per diventare popolari in questo momento basta dire che l’Italia deve uscire dall’euro. Si aggirano per tv personaggi inquietanti non perché lo dicano, ma perché lo dicono con argomenti tipo: meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine. Comunque spavento mentre la gente vorrebbe serenità. Per la verità ci sono anche le Santanchè che, per fortuna isolate nei loro partiti, invitano a non pagare l’Imu. E invece un sindaco come il leghista Tosi di Verona ribatte: non posso scaricare la responsabilità di violare la legge sui miei cittadini, io non attivo gli uffici per il pagamento e la responsabilità me la prendo io.

Ma l’euro. Bisognerebbe spiegare che vuol dire uscirne, invece di fare i Robespierre e buttare a mare un intero Paese. Uscirne si può, e ci sono anche piani nel caso ci si finisse. Ma la signora Maria che va al mercato deve conoscerne il prezzo. Anzitutto una svalutazione dei propri soldi fra il 50 e il 30 percento: se un euro vale circa duemila lire, tornare alla lira vuol dire non avere più duemila lire ma mille. Se ho da parte 30 mila euro, cioè circa 60 milioni, con la lira diverranno 30 milioni o poco più.

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di Filomeno Cafagna

 

E’ intervenuta con un videomessaggio, il Ministro per le Pari Opportunità, Elsa Fornero, al convegno organizzato a Trani dalla fondazione Rodolfo Debenedetti sulle diverse dimensioni della discriminazione esplicitando: «E’ sul lavoro che si giocano le pari opportunità. Il Ministero è presente su questi temi con le sue attività normative. Tuttavia, anche le migliori norme non bastano se non incidono sui comportamenti e sulla cultura. Il punto non è l’ampliamento delle norme esistenti, ma un’educazione alle diversità. Sotto questo profilo, il nostro paese mostra ancora una grave arretratezza culturale. Non appena archivieremo la riforma del mercato del lavoro dedicherò la mia attenzione per cercare di affermare una cultura dei diritti che in Italia è ancora abbastanza assente».Sul tema delle discriminazioni (anche di natura sessuale), la Fornero sottolinea il ritardo nazionale: «Troppo spesso veniamo a conoscenza di persone che soffrono di pregiudizi e che soffrono per via di persistenti luoghi comuni che determinano profonde sofferenze. Questa condizione non è da Paese civile. Le norme anche in questo caso ci sono, il punto vero su cui dobbiamo riflettere è la necessità di offrire specialmente ai più piccoli un’educazione alla diversità ed alla diversità di preferenze sessuali. L’Italia, ripeto, sotto questo aspetto dimostra un’arretratezza culturale notevole».

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di Michele Cotugno

E’ stata dedicata a Franco Robles la sede bitontina della Confederazione Duosiciliana, il movimento identitario meridionalista presentatosi durante la competizione elettorale dei mesi scorsi. A circa due settimane dal tragico evento che ha provocato la scomparsa del Robles, l’operaio bitontino, membro della Confederazione, morto in un incidente sul lavoro avvenuto in un cantiere a Palese.

L’inaugurazione è avvenuta sabato scorso nella piccola sede di Via de Ilderis.
Il “brigante” Robles è stato ricordato con parole commosse dai rappresentanti del movimento Franco Romano, Carlo Clemente e da Agostino Abbaticchio.
A ricordare Robles, anche il portavoce Michele Ladisa, che ha ricordato una frase pronunciata mesi fa dall’operario: “Se non ci muoviamo, ci mangeranno vivi”.

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di Lino Patruno

Proviamo a selezionare una Nazionale di calcio del Mezzogiorno. In porta Giorgio Napolitano.

Difesa: Mario Greco, Ignazio Visco, Mario Canzio, Alfonso Quaranta.

Centrocampo: Marcello Veneziani, Roberto Saviano, Beppe Vacca. Attacco: Riccardo Muti, Franco Cassano, Luca De Meo. Allenatore: Antonio Conte.Napolitano sappiamo tutti chi è. Anche la difesa è tutta napoletana: Greco (nuovo amministratore delegato Assicurazioni Generali), Visco (governatore Banca d’Italia), Canzio (ragioniere generale dello Stato), Quaranta (presidente Corte costituzionale). Per il centrocampo, Veneziani (pugliese, filosofo e giornalista), Saviano (napoletano, scrittore), Vacca (pugliese, politologo). Attacco: Muti (napoletano-pugliese, direttore d’orchestra), Cassano (pugliese, sociologo), De Meo (pugliese, manager, responsabile vendite dell’Audi).

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Il gup condanna il tenente Di Bello e rinvia a giudizio il radicale Maurizio Bolognetti

 

di Giusi Cavallo*

 

Erano accusati di aver rivelato l’inquinamento del Lago del Pertusillo

 La Procura della Repubblica di Potenza aveva accusato il Tenente della Polizia Provinciale Giuseppe Di Bello e il segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti di rivelazione di segreti d’ufficio. Avevano, nel gennaio 2010, rivelato un “decadimento delle acque dell’invaso del Pertusillo. Lo fecero sulla base di analisi effettuate su campioni prelevati dal lago.

“Quasi non ci sono parole- è il commento a caldo di Giuseppe Di Bello che aveva chiesto e ottenuto il rito abbreviato. Il tono della voce tradisce delusione e rabbia. La rabbia dignitosa e acuta di chi ha creduto fino all’ultimo nella giustizia”.  “Si è voluto parlare di metodo della questione e mai di merito- dice Di Bello- Abbiamo (Bolognetti e io) fornito alla Procura documenti video dei depuratori che non funzionano che nell’invaso scaricano di tutto e di più. In altri luoghi di  Italia si procede con l’arresto di chi inquina qui in Basilicata si fa l’esatto contrario”.

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di Francesco Romano

 

Essere nei panni di quel chirurgo che, per salvare una vita umana, è costretto ad amputare qualche arto è veramente molto difficile. Ma essere nei panni del presidente Monti non lo è sicuramente meno

Ma il premier, al suo esordio, nel discorso di presentazione alle camere, dichiarò che le linee guida del suo governo sarebbero state il rigore, la crescita e l’equità.

Finora il rigore ha caratterizzato il suo operato. Lo si affronta anche se, per i meno abbienti, significa povertà più nera. E non è ancora finito. La prossima scadenza dell’IMU, il 18 giugno, saranno dolori per tutti.

La fretta di dare risposte ai mercati finanziari ha fatto dimenticare al presidente Monti di coniugare il rigore con la crescita e con l’equità.

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di Lino Patruno

Si può anche capire il presidente Monti che va a Bergamo e dice: il Nord è penalizzato da troppi evasori fiscali che sono altrove. L’altrove è, ovviamente, il Sud. Quella di Monti si chiama geopolitica, compiacere gli ascoltatori del momento. Perché Monti non può non sapere che è soprattutto il Nord a non pagare le tasse in Italia. E che nei dati c’è il trucco: si parla in percentuale, e in percentuale è vero che si evade di più al Sud. Ma in cifra assoluta, in quantità, non c’è partita. Ne ha mille volte presentato cifre e conti la Svimez (Associazione sviluppo industriale del Mezzogiorno). Lo ha ripetuto mille volte la stessa Agenzia delle entrate. Fa però comodo far finta di niente. Questo, è naturale, non assolve alcun evasore.

Ma è meglio puntualizzare perché sui pregiudizi verso il Sud si fondano i giudizi e i danni: visto che il Nord evade di meno, diamogli di più rispetto all’incivile Sud. Come del resto già avviene. Si parla sempre del Sud idrovora della spesa pubblica. E invece vai a spulciare lo stesso ministero e scopri che la spesa pubblica corrente per abitante è maggiore al Nord, non foss’altro perché ci sono più pensioni e casse integrazioni. E al Nord è superiore anche quella in conto capitale, per investimenti: mai raggiunta la cifra del 45 per cento fissata per il Sud e confermata dagli ultimi tre quattro governi.

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