di Lino Patruno

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C’era chi diceva che per capire un popolo basta visitare i suoi cimiteri. E chi, meno iettatorio, diceva che era meglio visitare i suoi mercati. Visitando i cimiteri, si capiva quanto si rispettasse la vita anche dopo la morte. Visitando i mercati, si capiva quanto si rispettasse se stessi mettendosi in mostra. Dopo quest’ultimo Natale, bisognerebbe dire che per capire un popolo, bisogna visitare i suoi bidoni della spazzatura. Mai così poco ingolfati, di fronte ad annate in cui per sbarazzarsi di scatoloni e buste di Babbo Natale ci voleva la Protezione Civile. Per non parlare dei residui di capitone e affini, quando il cenone era cenone.

I VANTAGGI DELLA CRISI Uno può dire: per forza, è la crisi. Se con la tredicesima devi pagare l’Imu e le bollette, non ti restano gli occhi per piangere. Senza dimenticare i tanti che, purtroppo, non solo non hanno visto la tredicesima, ma neanche la dodicesima. L’Imu è la tassa più odiata dagli italiani. Perché in questo Paese tanto campione mondiale di tassazione quanto di evasione, è quella che non puoi evitare anche se la conosci.

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da Ansa.it – 28 dicembre, ore 16:32

 

Sì dell’aula del Senato alla conversione del dl taglia firme. Il provvedimento riduce del 75% il numero delle firme necessarie per la presentazione delle liste elettorali. Dopo la verifica del numero legale, su richiesta della Lega, il presidente del Senato Renato Schifani ha dato inizio alla votazione del provvedimento. La norma, approvata dall’aula per alzata di mano (con l’astensione della Lega) riduce del 75% le firme necessarie per la presentazione delle liste alle prossime elezioni politiche per movimenti e partiti non presenti in Parlamento. Il dl è ora legge. Basteranno quindi trentamila firme per la presentazione di una lista elettorale di una forza politica oggi fuori dal Parlamento. Una ulteriore riduzione del 60% è prevista per i partiti che – alla data di entrata in vigore del decreto – sono costituiti in gruppo parlamentare almeno in una delle Camere, come ad esempio l’Udc.

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di Romano Francesco

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“Siamo alle solite Calimero” diceva una vecchia pubblicità che entrava nelle orecchie e convinceva le casalinghe all’acquisto del detersivo, aldilà se fosse buono e adatto all’uopo.Infatti sta passando sottogamba la calata dei lanzichenecchi come abbiamo scritto qualche tempo fa.

Udite udite, ed è soltanto il primo approccio elettorale, candidata alle senatoriali pugliesi è la uscente senatrice  Anna Finocchiaro.

“Mi candido a Taranto, città simbolo del Mezzogiorno” ha detto. Cara senatrice, al di là del fatto che ella è una delle cosiddette “derogate” che in questi periodi, a dire il vero, non vanno molto di moda, sarebbe stato opportuno che avesse scelto altri lidi per essere eletta.

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di Lino Patruno (da La Gazzetta del Mezzogiorno del 28 dicembre 2012)

 

Che il 2012 sia stato un anno perso per il Sud, non si può dire. Non si può neanche dire che sia stato un anno guadagnato.  Sapere che la ferrovia ad alta velocità fra Bari e Napoli sarà pronta per il 2025, non è proprio da stappare spumante: per ora sono stati completati, udite udite, i primi 18 chilometri.

Sapere, come ha promesso il ministro Passera, che l’autostrada Salerno-Reggio Calabria sarà completata entro il 2013 dopo cinquant’anni, non è aver vinto al Bingo (e poi, completata per i tratti finora finanziati, mancandone quindi ancòra un’ottantina).Le infrastrutture sono per lo sviluppo del Sud il primo comandamento: senza, a nessuno converrà investire perché tutto costerà di più, sarebbe come cominciare una partita di calcio dallo 0-2. E non solo strade o aerei.

Si parla anche di una giustizia civile che non sia lumaca, benché questa sia malattia italiana: se un’azienda deve aspettare dieci anni per una sentenza su un pagamento contestato, o cambia mestiere o se ne va altrove. E così la pubblica amministrazione che rallenta invece di facilitare, un allacciamento alla fogna dopo vent’anni e uno all’acquedotto più o meno lo stesso.

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Per la serie “Non è mai troppo tardi” esce sul web questa recensione del libro di Lino Patruno “Fuoco del Sud” ed. 2011, a dir il vero un po’ in ritardo e, quasi a voler fare un regalo, proprio il giono 25 dicembre 2012.

Non essendosi avverata la profezia Maya, forse nella speranza di una meridional-distruzione, si ritorna a volgere l’attenzione sempre nella stessa direzione.

Dire “è tutta colpa” nostra significa far continuare a depredarci: bisogna cambiare il sistema che continua a truffarci, non dire solo è colpa nostra. Dopo di che, possiamo anche andarcene ciascuno per la sua strada!

di GILBERTO ONETO

Il titolo è accattivante, l’argomento di attualità, la Casa Editrice una sicura garanzia di serietà, il nome dell’autore trova immediata simpatia per l’omonimia con uno dei Gufi, l’indimenticata intelligente formazione musicale degli anni Sessanta e Settanta.

La lettura risulta invece nel complesso un po’ deludente e chi si aspettava una disanima del mondo autonomista meridionale (ribollente, come dice il sottotitolo) resta un po’ a bocca asciutta.

Il riferimento a sigle, personaggi, associazioni e iniziative politiche è costante e denota una conoscenza che avrebbe potuto produrre un “atlante” utile e significativo, ma finisce per essere diluito nella solita

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di Marco Esposito



Diciamolo subito: delle frasi di circostanza sullo sviluppo del Mezzogiorno a noi di Unione Mediterranea non importa affatto. I programmi politici contengono tradizionalmente un capitolo sul Sud, inutilmente retorico. L’agenda Monti, almeno in questo, fa eccezione.

Di Mezzogiorno nell’agenda Monti si parla una volta soltanto e per parlarne male. Leggiamo.

“Lo spreco dei fondi strutturali dell’Unione europea, un’occasione unica di investimento per la crescita nelle regioni del nostro Mezzogiorno, è uno scandalo che il nostro Paese non può più permettersi. Non si possono chiedere risorse allo Stato, e quindi ai contribuenti, mentre si lasciano svanire risorse europee, che sono peraltro anch’esse finanziate dal contribuente italiano. Sulla scorta dell’esperienza maturata con il successo del Piano di azione coesione e della riprogrammazione dei fondi strutturali, occorre mettere in campo tutti gli sforzi possibili per incrementare la capacità delle amministrazioni di promuovere progetti finanziabili da parte dei Fondi strutturali dell’UE, con un obiettivo preciso: l’utilizzazione totale dei contributi disponibili”.

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La proposta di un lettore del Giornale del Sud

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NAPOLI – Mario Capuano, un nostro lettore (del “Giornale del Sud” ndr), ci scrive: “Gentile direttore, posso proporre un referendum per un discorso di fine anno per il popolo ‘duosiciliano?’ Sarebbe un’ottima iniziativa!; semmai coinvolgendo personaggi tipo Crocetta, (attuale presidente Regione Sicilia) lei stesso, o chi ha a cuore il bene del sud. questo ci eviterebbe di udire la ‘solita nenia’ banale del presidente italiano di turno!; in questo caso l’on. Napolitanov. Comunque vada, grazie e auguri di buone feste”.

Caro Mario, colgo il tuo invito e, entro il 31 dicembre, mi “cimenterò” in un discorso di fine anno che spero possa essere più interessante di quello di Napolitanov (mi permetto di aggiungere che, dato il personaggio, non ci vorrà molto!). Inoltre, impossibilitato a contattare direttamente il Governatore Crocetta, giro pubblicamente e ufficialmente il tuo invito ai “vertici” del meridionalismo a cominciare dall’assessore comunale di Napoli Marco Esposito e al giornalista Pino Aprile, che tanto si sono spesi per la fondazione del movimento politico Unione Mediterranea,

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Ritorsione a sindaco per il divieto sui botti?

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BARI -Una bomba carta è stata fatta esplodere nel corso della notte davanti alla sede del Partito democratico, in via Re David a Bari. Il rumore dell’esplosione si è sovrapposta a quello delle migliaia di botti sparati allo scoccare della mezzanotte,

puntuali come ogni anno nonostante l’ordinanza del sindaco Emiliano emanata lo scorso 7 dicembre che ne aveva vietata la vendita.

Gli investigatori non escludono che la bomba carta, che ha provocato danni di lievissima entità, sia proprio un atto di ritorsione nei confronti del sindaco per il divieto di vendere i fuochi, mercato (specialmente quello illegale) che è in gran parte controllato dalla criminalità cittadina.

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di Giusi Cavallo *

Giuseppe Di Bello

Dopo che Giuseppe Di Bello, tenente della polizia Provinciale di Potenza mi ha informato che il prefetto di Potenza gli ha revocato la qualifica di agente di pubblica sicurezza, ho provato attimi di smarrimento. Si, perchè conosco Peppe, il tenente, che ”ne ha fatte di tutti i colori”. Eh già. La divisa che indossa l’ha riempita d’onore e di significato. Senza guardare in faccia a nessuno. E questo probabilmente non è piaciuto granchè. Ma andiamo con ordine. Prima di tutto ricordiamo chi è Giuseppe Di Bello.

Prefetto di Potenza - Dott. Antonio Nunziante

Tenente della Polizia Provinciale di Potenza. E’ un vero rompi balle. Se ne va in giro a far sequestrare discariche piene di rifiuti pericolosi e illeciti; denuncia truffe in agricoltura, aria inquinata da un termovalorizzatore. E’ uno che anche quando non è in servizio non si fa i cavoli suoi. Tant’è che un bel giorno gli viene in mente, mentre non è in servizio, e come componente di un’associazione ambientalista, di andare a fare delle analisi alle acque del Pertusillo. Il lago artificiale della Val d’Agri, in cui si specchia il grande Centro Oli di Viggiano. Siamo nel gennaio 2010. Di Bello, in compagnia di Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali lucani,

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di Pino Aprile

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Amici e corrispondenti mi chiedono di esprimermi sulla decisione di Unione Mediterranea di partecipare alle elezioni prossime, apparentandosi con l’anima più meridionalista della sinistra.
Ho appreso con ritardo di quanto è stato deciso a Bari. Confermo la stima per le persone e i loro intenti. Ricordo che il mio ruolo, in quanto giornalista e per come intendo la professione, è quello dell’osservatore non indulgente. Il che non vuol dire estraneo. Non tutti si riconoscono in UnioneMediterranea che, finora, resta il più serio tentativo di raccolta, coesione e rappresentanza delle tante anime meridionaliste. È uno strumento per trasformare sentimenti e volontà in azione politica. Chi non ne condivide orientamenti e modo d’agire, resta fuori, fa e progetta (a volte) altro: nel cammino verso l’equità, sono molti i modi di fare (si spera) bene. Una parte rilevante dei neoborbonici, per dire, ritiene che si debba continuare a diffondere conoscenza, costruire consapevolezza, senza farla evolvere (per ora) in lotta partitica, perché quell’idea e quel sapere non siano patrimonio di avvertite pattuglie, ma di tutti. Altri, invece, stimano che il momento di muoversi sia già arrivato.

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di Lino Patruno

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Un tempo per le piazze meridionali girava il <pappagallo della fortuna>. Era un carrettino con la musica, un pappagallo per richiamare i passanti e una serie di caselle da cui estrarre bigliettini di una lotteria alla buona. Dovevi estrarre quello vincente. Se ci fosse ancòra, ora invece da qualsiasi casella e in qualsiasi momento si potrebbe estrarre un bigliettino perdente con un danno fatto o tentato contro il Sud. Aggiornato al minuto, mica occorre andare troppo indietro. Un esempio? Fuori un bigliettino.

La legge di stabilità prevede che dal 2013 sia lasciato ai sindaci tutto l’importo dell’Imu sulle abitazioni. Si potrebbe dire: alleluia, se non fosse per l’odio popolare verso questa imposta. E tenendo conto delle proteste dei sindaci, che non sapevano a che santo votarsi per recuperare quel 50 per cento che il decreto salva-Italia aveva riservato allo Stato. I soldi tolti ai Comuni sono servizi per i cittadini immediatamente tagliati, dagli asili, ai bus, all’assistenza agli anziani. Quindi molto più carne viva dei servizi che sono tagliati dallo Stato.

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di Francesco Romano


Non sono ancora state sciolte le camere ed è già battaglia elettorale. Si vive ormai solo per quelle. Interviene anche il Quirinale per sollecitarle. Si sposta la manifestazione canora di Sanremo, si fa di tutto per partecipare alle trasmissioni televisive, si scrivono editoriali sui maggiori quotidiani.

I parlamentari sono ossessionati per la rielezione e si fanno partiti e partitini per assicurarsi almeno la

candidatura e sono alla ricerca dei riempi lista.I rappresentanti della cosiddetta società civile sono i più gettonati. Tutti i partiti cercano di rifarsi una verginità ormai persa da tempo presentando coloro che appaiono non legati a loro.

Ma già il territorio di quello che fu lo stato delle Due Sicilie parte con un handicap. I rappresentanti  sono eletti in base alla popolazione. Orbene il Nord ha un numero di abitanti di gran lunga superiore e pertanto eleggono più parlamentari capaci di difendere il proprio territorio e di far valere la politica padanocentrica che ha caratterizzato la politica da oltre trenta lustri.

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di Francesco Romano

 

La legge elettorale, che non è stata certamente al centro dell’attenzione politica della destra e della sinistra, prevede che i partiti partecipanti alla competizione presentino liste di candidati “bloccate”, escludendosi la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze per i singoli, consentendo loro soltanto la scelta del partito.

Il sistema introdotto da questa legge definita da Calderoli come “porcata”, propone in termini inaccettabili la questione dello strapotere partitocratrico, atteso che, coloro che risulteranno eletti, saranno pacificamente i mandatari delle singole organizzazioni partitiche e dei capi delle relative coalizioni.Questi dovranno rispondere, nel corso del loro mandato, non agli elettori, ma direttamente ed esclusivamente ai promotori ed estensori della lista di partito dai quali avranno ricevuto il privilegio della candidatura.

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