La bandiera Gigliata non ci sarà


di Daniela Giuffrida (28/7/2013)

Anche quest’anno, la bandiera siciliana ritornerà in Corsica. Accadrà il 2, 3 e 4 agosto quando una delegazione  di indipendentisti andrà in Corsica per le “Ghjurnate Internaziunale di Corti” ovvero le “Giornate internazionali di Corti”.

La manifestazione che è giunta al suo 32° anno, si svolgerà a Corti, piccolissimo centro di appena 6.800 abitanti nell’alta Corsica, qui si incontreranno indipendentisti Corsi, Sardi, Siciliani, Baschi, Catalani e Irlandesi. E’un evento molto importante per le forze indipendentiste di mezza Europa.

La Sicilia sarà rappresentata dal movimento Sicilia Libera. “La Sicilia possiede immense ricchezze nel suolo e nel sottosuolo- dice a LinkSicilia Rosa Cassata, coordinatrice del movimento Sicilia Libera – il che ci consentirebbe di amministrare lo Stato Siciliano nell’interesse vero di tutto il Popolo Siciliano. Non c’è nessuna convenienza a restare colonia italiana e ancor peggio colonia americana: i fatti del Muos parlano chiaro. La Sicilia – prosegue – che per quasi 1000 anni ha avuto dignità di Nazione, con storia, tradizioni e lingua propria è stata ridotta in miseria , affamata per poter essere gestita attraverso le logiche dell’assistenzialismo che hanno fatto solo gli interessi di pochi.”

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Lunedì 15 Luglio 2013 alle 17:52 • Redazione

#CompraSud è una campagna di consapevolizzazione dei consumatori abruzzesi e dell’intero Sud che viene ripresa e rilanciata dall’ArcoConsumatori di Teramo a cui è stata proposta e illustrata – nel corso del convegno “Il fuoco delle Brigantesse”, tenutosi sabato scorso a Moscufo (Pe) – dal gruppo storico culturale Briganti e Guerrieri di Teramo e dalle Brigantesse d’Abruzzo di Gabriella Rapposelli.

In sintesi si tratta di favorire l’economia di queste terre accertandosi, con il controllo dell’etichetta, di acquistare prodotti provenienti da aziende del Sud, privilegiando qualità, freschezza e artigianalità e cercando di dare un impulso alle asfittiche economie delle regioni un tempo ricadenti nel Regno delle Due Sicilie.

Franco De Angelis, presidente regionale di Arco Consumatori , sostiene che : “Questo è solo il primo passo verso un modello sociale nuovo e antichissimo che vive della passione per la propria terra e per le sue genti. In special modo per le sue donne fondamentali nel tenere insieme una socialità che passa anche per la borsa della spesa “.

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di Dionisio Ciccarese – (EPolis Bari 27 luglio 2013)

Secondo quanto si è appreso ci sono ben 26 magistrati che si sono candidati a fare il capo della Procura della Repubblica a Bari. E’ chiaro che a nessuno tra loro manca una certa dose di coraggio. La lettera del pm Digeronimo (che pubblichiamo integralmente) è l’ultimo atto che rivela un clima incandescente e anche avvilente nel “Palazzo dei veleni”.

Tutto parla di una guerra senza quartiere e senza risparmio di colpi bassi. Non commetteremo l’errore di schierarci da una parte o dall’altra giacché è chiaro che quella in gioco è una partita tra poteri. Anzi un groviglio di poteri: magistratura, politica e media (paradossalmente quelli che nella percezione comune appaiono come i più spavaldi e “coraggiosi” nella denuncia).

Non è un bel clima e non sarà certo facile venirne a capo perché l’eccesso di familiarità tra pubblici ministeri, politici e giornalisti genera disastri non solo nella vita delle persone, ma anche nella creazione di un clima culturale che detta l’agenda degli argomenti da discutere e le linee guida per affrontarli.

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di Lino Patruno

Se Atene piange, Sparta non ride. Un detto da ricordare ora che è uscito questo Borbonia felix – Il Regno delle Due Sicilie alla vigilia del crollo di Renata De Lorenzo (Salerno ed., pagg. 230, euro 13,00). Libro dalla tesi opposta a quella che il titolo vuol far credere: la Borbonia non era affatto felice. E la si smetta con la «favola consolatoria» secondo cui era un paradiso ed è stata la conquista piemontese a farla diventare un inferno. Tesi prodotta da una «pubblicistica scadente» e che il pubblico «trangugia», come scrive il prefatore Alessandro Barbero, altro storico denunciante lesa maestà.

Fatto sta che a rispondere alla De Lorenzo (docente di Storia contemporanea e dell’Ottocento alla università «Federico II» di Napoli) è stato in questi giorni un collega accademico, non presuntuosi dilettanti allo sbaraglio con nostalgie borboniche.

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di Lino Patruno

Ormai solo i polli credono che Calderoli ha detto “orango” alla ministra Kyenge perché gli è sfuggito. E non lo denigriamo ritenendo che egli sia uno che parla prima di pensare e pensa dopo aver parlato. E’ lo stesso parlamentare che dava del “bingo bongo” agli immigrati. E’ lo stesso ex ministro che apostrofò “culattoni” i gay. E’ lo stesso attuale vicepresidente del Senato che liquidò come “signora abbronzata” una giornalista libanese. E’ lo stesso che brandì il dito medio quando tentò di spostare alcuni ministeri da Roma a Monza. E’ lo stesso che scatenò il mondo islamico indossando una maglietta che sfotteva Maometto. Allora fù costretto a dimettersi, ma perché glielo chiese Berlusconi non Letta. Però un anno dopo il recidivo propose di indire un “Maiale day” (la carne proibita dal Corano) contro la costruzione di moschee in Italia.

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da: Ilquaderno.it

Dolore in città per la prematura scomparsa di Carlotta Nobile, violinista beneventana. Una terribile malattia se l’è portata via a soli 24 anni. Nonostante la giovanissima età, Carlotta era diventata direttore artistico dell’Orchestra da camera dell’Accademia di Santa Sofia già nel 2010.

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di Francesco Romano

Per il termine “brigante”  ci sono diversi significati. Un tempo, molto addietro ai nostri,si indicava, per esempio, colui che “assaltava e rapinava i viaggiatori” Del resto si viaggiava in carrozza o a cavallo. Per cui ha assunto il sinonimo di “bandito” per cui si sconsigliava qualche strada indicandola come infestata dai briganti.

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di Dionisio Ciccarese – (EPolis Bari – 16 luglio 2013)

Fatemelo dire subito per favore. Io con tutto questo stupore sulle offese al nostro ministro Kyenge non ci sto. Tutta questa gente che scalpita. Di quel poveretto hanno chiesto persino le dimissioni da vicepresidente del Senato. Francamente mi sembra un’assurdità…

Calderoli è travolto da una inaudita notorietà per aver detto, come è ormai noto a tutto il pianeta, che il nostro ministro nero di origine congolese Cecile Kyenge gli evoca l’immagine di un Orango. Ma perché scandalizzarsi tanto se il “ricordo spontaneo” di Calderoli non riesce ad andare oltre questo? Calderoli è degno compagno di merende (vanno a spasso esibendo la stessa camicia verde) del Trota e del Belsito che hanno raccattato titoli di studi in ogni modo poco lecito.

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di Lino Patruno

Il Sud dovrebbe cominciare a sostituire i Comitati del No coi Comitati del Sì. I Comitati del No sono quelli che dicono no a tutto: no a una nuova strada, no a una centrale elettrica, no a un termovalorizzatore per i rifiuti, no a un’isola pedonale. A volte i no ci azzeccano, nel senso che difendono l’ambiente. Altre volte ci azzeccano meno, nel senso che difendono un proprio interesse o privilegio. Altre volte ancòra non si saprà mai se ci azzecchino, nel senso che sono no a prescindere.

I no sono in generale frutto di una demonizzazione o di una furbata in base alle quali tutto ciò che si muove mette in pericolo qualcosa in un Paese che deve essere ingessato. E che infatti lo è: paralizzato. Tanto per fare qualche esempio di attuali no in Puglia: la superstrada da Maglie a Leuca (minacciati gli ulivi), il rigassificatore a Brindisi (minacciato il fronte del porto), il petrolio in mare (minacciato il turismo), la colmata di Marisabella a Bari (minacciati gli equilibri ecologici). Ultimissimo annunciato no in arrivo: lo sbarco del gas dall’Asia al Salento.

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di Michele Ladisa

Drude, manutengole, meretrici, donne di facili costumi, così la storia scritta dagli usurpatori ha descritto le nostre donne, le brigantesse che hanno dato la vita per la libertà e per la propria Terra.

Altrochè padri della patria! Loro sì, i grandissimi figli di puttana, hanno pensato di annientare un popolo non solo con le armi, gli stupri, gli assassinii, le stragi, serviva anche la soppressione di ogni dignità umana, l’insulto, l’ignominia,  il disprezzo della vita altrui.

Dopo quel maledetto 1860, l’inizio dell’epurazione etnica passata per gloria nazionale, erano necessarie abbondanti trasfusioni di piemontizzazione nelle nostre vene iniettate con infinite flebo di italianità.

Le viscere delle nostre madri, per generazioni, hanno partorito italiani e italiane, avvolti da panni e pannetti  tricolori e con tanto di inno di Mameli nel momento del travaglio.

Il reiterato e perpetuo sventolio di quel tricolore a più non posso, la glorificazione della maglia azzurra,  fungono da immonde droghe distribuite in quantità overdose per cancellare dalla mente chi eravamo, quello che potremmo essere, la possibilità di tornare grandi.

Siamo ormai distrutti ? Le Due Sicilie possono considerarsi cancellate per sempre ?

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