di Lino PATRUNO

Se il Sud muore, muore tutta l’Italia. Questo devono sapere Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella autori di

un libro con quel titolo allarmato. Ma il Sud non muore, anche se si fa di tutto per tirargli le gamba Il Sud resiste nonostante tutto. Soprattutto il Sud non muore, si spera, delle. malattie delle quali parlano i due grandi saggisti. Esempio; i fondi europei distribuiti come me coriandoli, tanto a me tanto a te, tutti contenti ma spreco senza alcuno sviluppo. Oltre 75 mila, hanno conteggiato. E questo mentre gli altri, con quei soldi, costruiscono aeroporti e stendono binari dell’alta velocità e dotano città e campagne di reti internet a banda larga e raddoppiano le corsie. autostradali”.

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Ecco perché il Movimento di insorgenza civile non parteciperà

di Nando Dicé

Tricolore-Insorgenza

“Le regole imposte alla partecipazione della manifestazione del 9 dicembre, cioè la sola presenza del
simbolo politico dei Banchieri e della sola esposizione del simbolo del partito dei Rotschild e della massoneria, esclude la partecipazione del Movimento di Insorgenza civile e, nello specifico, di 30 milioni di meridionali offesi e umiliati da un milione di morti ammazzati grazie a quelle bandiere e altri milioni massacrati da 153 anni di colonizzazione, disoccupazione e

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di Marco Esposito

«Piccioli, piccioli europei pi ttutti!». Sintetizzano così, con una frase in siciliano, la pioggia di fondi europei. Eppure i giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, con più aderenza alla realtà, avrebbero potuto scrivere «Danee, danee europei per tutt». Perché è la Lombardia, e non la Sicilia, la regina delle erogazioni a pioggia: sono per l’esattezza 298.842 i progetti finanziati con i fondi europei in Lombardia. Più che nell’intero Mezzogiorno, il quale con otto regioni si ferma a 189.967.Fa scalpore, o almeno lo farebbe se i dati fossero letti con obiettività, l’importo medio del progetto, il «coriandolo» come lo chiamano gli autori dell’ennesimo libro sul Mezzogiorno dal titolo «Se muore il Sud». I due giornalisti attribuiscono alla frammentazione dei «contributi distribuiti a pioggia» il fallimento dello sviluppo del Sud. Ma non centrano il bersaglio: la Lombardia ha «coriandoli», cioè progettini, in media da 4.685 euro mentre in Sicilia l’importo medio del progetto finanziato supera i 360mila euro e in Campania è di 386mila.

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di Michele Ladisa

Questo maledetto stivale va troppo stretto.  Fa un male cane, pressa, comprime il callo dolente delle Duesicilie vituperate.

Il correttore internet segna rosso, segnala l’errore ogni volta che si scrive Duesicilie. Per i dizionari è una parola che non esiste. Per la storiografia ufficiale le duesicilie furono una porcheria immonda, al confronto una cloaca a cielo aperto è profumante di chanel.

Per quest’italia  fraudolenta invece solo rose e fiori, nonostante le stragi negate dell’unità armata, la menzogna storica, le rapine perpetrate a tutto campo ai danni di un intero popolo, la sottomissione ad ogni livello di gran parte di uno stesso territorio di Stato, la riduzione a servi sciocchi e a utili idioti di un popolazione predestinata all’eterna emigrazione e all’arricchimento di un’altra fetta del medesimo territorio nazionale.

italia, dice la sottolineatura rossa del correttore internet, si scrive con la i maiuscola.

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COMUNICATO STAMPA DEL 23/11/2013

L’emergenza abitativa a Bari assume i connotati di un vero disastro sociale. Si fanno e rifanno bandi casa, improbabili graduatorie più o meno realistiche, promesse di  edificazione di qualche centinaia di abitazioni, proclami di farsi restituire alloggi da chi non ha più requisiti, ma realmente, drammaticamante l’Amministrazione Comunale annaspa in un mare di fango peggio di quello che ha colpito il territorio e la popolazione sarda.

Nemmeno il suicidio dei coniugi Di Salvo avvenuta un paio d’anni or sono è servita a smuovere le coscienze dei politici di questa città, a indurli a far presto, ad assumere provvedimenti straordinari. Niente di niente, solo vagonate di paroloni che mal celano un’assurda impotenza.

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di Francesco Romano

Ecco come si prepara il futuro. La partecipazione all’assegnazione delle Olimpiadi del 2024 è

partita. Ne ha parlato qualche tempo fa il presidente Enrico Letta davanti al Consiglio nazionale del Coni. E’ partito il progetto “Destinazione sport”. E chiaramente si è parlato di impianti e stadi, di una legge per lo sport, della scuola e dei Giochi della Gioventù. Si è evidenziato la centralità dello sport per il nostro Paese che sta scoprendo tardi “quanto sia fondamentale e utile lo sport”.Chiaramente si punta su Roma ma il presidente del Coni ha anche incontrato il sindaco di Milano Pisapia unitamente a quello di Roma Marino.

Tutto bene ma si dimentica come al solito il Sud carente, sotto ogni punto di vista, di impianti e stadi, capaci solo di offrire su un piatto d’argento, i giovani campioncini che lotteranno per conquistare medaglie per questa Italia. Come la medaglia d’oro olimpica di Taekwondo Carlo Molfetta, di Mesagne, presente in questi giorni a Bari per i campionati italiani.

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di Lino Patruno

La solita storia. La colpa è di noi meridionali, si sente dire dai meridionali ogni volta che si

riparla dei mali del Sud. Così ora con la tragedia della Terra dei Fuochi in Campania. Avvelenata per decenni dai rifiuti tossici seppelliti dalla camorra: ma la gente dove era? Possibile che nessuno si sia accorto dei camion che andavano e venivano, neanche la puzza hanno sentito? Quindi zitti e conniventi, di cosa si lamentano ora?

Più o meno la stessa storia per l’Ilva di Taranto. Il quartiere Tamburi si arrossava di polvere mortale, si evitava di uscire sui balconi, le mamme non mandavano i bambini in strada. in tante famiglie ci si ammalava: e chi ha mai protestato prima che ci pensasse la magistratura? Perché facevano finta di niente e continuavano ad andare lì dentro a lavorare, a parte gli infortuni che di tanto in tanto si portavano qualcuno?

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di Lucilla Parlato

Come sa chi ci legge, non siamo monarchici nè invochiamo improbabili ritorni del re Borbone: e però leggi Savoia, oggi, leggi comunque e sempre invasore e massacratore. Dunque questo articolo chiama alla rivolta popolare, sì, rivolta indignata e collettiva, contro il sindaco di Pompei Claudio D’Alessio che,

ignorante verso la storia e probabilmente non sapendo che stiamo parlando di un erede dei nostri sterminatori,  un simbolo negativo insomma, ha nominato ambasciatore nel mondo  per Pompei Emanuele Filiberto, il mancato erede della dinastia dei Savoia, personalità priva di alcun dignitoso profilo, buona giusto a vendere olive in tv. «Per me è un grande onore», ha detto Emanuele che ha postato su twitter le foto della sua visita agli Scavi di Pompei ed in particolare alla Villa dei Misteri, che ha definito «una meraviglia» salvo poi confessare di non averla mai vista prima.

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di Lino Patruno

Siccome il papa me lo chiede, io gli rispondo. Non sono un raccomandato, ma uno dei miliardi di fedeli

cui fa 38 domande, proprio quella chiesa infallibile che finora non aveva nulla da chiedere ma solo da dire, anzi da ordinare e bacchettare.

Questo papa Francesco è però così strano che qualche cattolico col sopracciglio alzato lo sospetta di non essere sufficientemente cattolico. Ma il buon Dio ci guardi e liberi dai fanatici, dovessero un giorno contestare anche Lui.

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Comunicato

In questi giorni vengono proposte all’Istituto Tecnico Marinoni di Udine le giornate della “conoscenza del sud“.

Si tratta di articolate lezioni di storia e di attualità sulle problematiche meridionali, dall’unità d’Italia all’attualità piu’ recente, allo scopo di sensibilizzare gli studenti alla conoscenza del mezzogiorno d’Italia, della sua storia e dei rapporti tra nord e sud , affinche’ i giovani  accolgano una problematica che escluda i luoghi comuni.Nell’ambito delle giornate che coinvolgono tutto l’istituto ma soprattutto le classi 5 A , 5C, 5D , 4D ,4E è già’ stato presentata la prima riflessione che ha indotto anche alla conoscenza di due scrittori Pino Aprile che ha scritto “Terroni” e Lino Patruno con il suo “Fuoco del sud” e degli editorialisti Francesco Romano e Michele Ladisa del sito Onda del Sud.

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di Francesco Romano


Partecipare dopo …anta anni ad una manifestazione e annesso corteo, come direbbe una nota

pubblicità del momento, non ha prezzo. La manifestazione è quella svoltasi il 16 novembre in quel di Napoli, fino al 16 marzo 1861 capitale di quel che fu lo splendido stato noto come Regno delle Due Sicilie.

E stare lì, veramente si respira quell’aria che è proprio delle capitali. E fino a quel tempo una delle più importanti d’Europa.Vedere come le menzogne la hanno ridotta, fa veramente male al cuore. Ma questa è un’altra storia. Si diceva della manifestazione. La si era appellata come “fiume in piena”. Ed è stato proprio un fiume in piena in attesa che probabilmente fra poco potrebbe anche straripare. Veramente un fiume in piena per la partecipazione di tanta gente. Non si discuterà di numeri che come al solito sono tantissimi per gli organizzatori e la metà per le forze dell’ordine. Come al solito la verità sta nel mezzo o poco più.

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di Lino Patruno

Più che una notizia, un colpo di scena: i giovani italiani tornano a iscriversi all’università. Ancòra più colpo di scena, tornano a iscriversi alle università italiana. Avviene anche a Bari, con un boom di matricole soprattutto al Politecnico. Stessa crescita ai prevede a Lecce, mentre Foggia dovrebbe perlomeno mantenere le posizioni. Uno pensa: si saranno seccati di essere additati come gli ignoranti della compagnia, visto che l’Italia continua a essere il Paese europeo con meno laureati (e anche meno diplomali). E squillano le trombe. Ma forse bisognava avere la cautela di un mito conte l’allenatore di calcio Trapattoni col suo celebre aforisma: non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco. Perché il ritorno all’università è troppo figlio della crisi per esultare.

Non c’è lavoro e allora che fanno? Si iscrivono all’università. Un po’ perché vagamente speranzosi che così il lavoro potranno trovano.

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di Francesco Romano

L’area partitocratica di destra, nell’estremo tentativo di unirsi, si sta dividendo per immolarsi alle ultime volontà di Berlusconi di farla franca ancora una volta.

Quella di sinistra, già costituzionalmente divisa da sempre, che non riesce, anche a causa della legge elettorale “porcellum”, mai a battere la sinistra, tranne che con Prodi.E con tutto questo, coloro che si appellano al meridionalismo più spinto non fanno altro che imitarli. Forse anche nella peggiore maniera.

Invece è nostro compito iniziare ad agire affinché questo nostro popolo meridionale capisca che bisogna alzare la testa e farsi rispettare.

Il percorso non è facile perché da una parte c’è bisogno dell’apporto più ampio possibile, ma dall’altra bisogna stare attenti a non riprodurre in sé il pulviscolo delle velleità, delle insoddisfazioni, delle facili attese che è proprio della babele meridionale, di un popolo confuso e disperso.

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