di Nadia Verdile (da: Ilmattino.it)

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CASERTA – E’ morto per infarto nella notte di Natale. Lo avevano soprannominato «l’Angelo di Carditello», era l’agricoltore-volontario che si occupava negli ultimi anni della sorte della Reggia di Carditello, la splendida struttura abbandonata e in degrado, in provincia di Caserta.

Tommaso Cestrone aveva 48 anni, tecnicamente era l’ausiliario del custode giudiziario della Reggia borbonica in tenimento santammarese, sotto sequestro giudiziario ed attualmente in vendita all’asta.

Un malore, forse un infarto, ha messo fine alle battaglie del volontario che del Real Sito si era fatto non solo strenuo difensore ma anche una sorta di tutore. Recentemente aveva accolto il ministro Bray che era andato a Carditello, in forma privata, per un sopralluogo teso a rendersi conto dello stato di abbandono della cosiddetta «piccola Reggia».

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PUBBLICHIAMO PER GENTILE CONCESSIONE DELLA REDAZIONE DI CONTROCORRENTE

La nostra identità di napoletani e siciliani è stata a lungo soffocata dalla colata di cemento della mistificazione, utilizzata al fine di perpetrare quello che Roberto De Simone non ha esitato a definire un genocidio culturale. Un lungo, buio e opprimente inverno in cui si è cercato di inculcare ai meridionali la rassegnazione che nasce dall’oblio. Oggi, però, questo piano criminale sta per essere strappato. Come un imponente fiume carsico, la nuova consapevolezza identitaria degli uomini e delle donne del Sud comincia finalmente a uscire alla luce del sole; prorompe in mille sorgenti, travolgendo i gendarmi della colonizzazione, e cerca prepotentemente la propria strada verso il mare della libertà.
Questo moto inarrestabile ha spontaneamente adottato un vessillo che non è frutto di un’elaborazione artificiale, ma che riemerge dalla nostra ritrovata memoria storica. La bandiera del glorioso stato che fu proditoriamente invaso dai piemontesi foraggiati e favoriti dalle potenze imperialistiche del tempo: la bianca bandiera con lo stemma del Regno delle Due Sicilie.
Ha scritto Silvio Vitale:

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di Luigi Pandolfi (da: Calabria on web)

Non vorrei apparire irriverente nei confronti di due importanti giornalisti, quali sono Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, ma credo che la loro ultima fatica, Se muore il Sud (Feltrinelli, 2013), non aggiunga granché alla nostra conoscenza dei problemi del Mezzogiorno. Non solo: essa giunge in un momento della nostra storia in cui abbiamo già avuto il tempo di elaborare la performance  a dir poco disastrosa di una certa classe dirigente del nord e la crisi, quella globale, ha cambiato gli stessi connotati della nostra economia duale.

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di Francesco Romano

Un grazie, un sentito grazie a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella per aver dato alle stampe il loro libro scritto, come al solito a quattro mani: Se muore il Sud (2013, Feltrinelli, pp. 315 prezzo di copertina € 19,00.

Scrive Paolo Barbieri:”Se Muore il Sud”, che denuncia lo stato di degrado del Meridione, le responsabilità della sua classe dirigente ma anche di quella del Nord. La metafora utilizzata per descrivere la situazione è la nave Concordia: ”Il Sud – ha spiegato Gian Antonio Stella alla presentazione milanese del libro – è come la nave Concordia.

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di Alessandro Agrì

L’ondata rivoluzionaria del 1789 travolse il particolarismo giuridico, i privilegi del clero e del patriziato, e irradiò in tutta Europa la concezione monistica della legge. Solo quest’ultima diventò lo strumento di tutela dei diritti dell’uomo: si inaugura, così, una lunga stagione all’insegna del culto della legge, la cosiddetta “legolatria”. La legge, che veniva creata dai Principi e Sovrani degli Stati europei e non proveniva direttamente dal popolo (si veda il pensiero del Muratori e del Secondat barone di Montesquieu), tradiva l’affiato universalistico dei giusnaturalisti, i quali immaginavano una legge comune a tutti i popoli, senza confini territoriali né temporali. Il Codice di Napoleone Bonaparte del 1804 fu il primo esempio di legislazione civile completa, chiara, valida per tutti i francesi senza distinzione di ceto, abrogava il diritto antecedente, e si proponeva di durare in eterno.

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– Platì 1861: un caso emblematico di brigantaggio

Laruffa Editore € 13,00.

L’opera della prof.ssa Antonella Musitano, calabrese d’origine e pugliese d’adozione, rappresenta un altro importante tassello nella conoscenza e ricostruzione della verità storica sul processo risorgimentale e gli anni difficili della unificazione italiana, quella verità, che deve diventare patrimonio culturale di tutto il Paese per poter chiudere definitivamente le crepe della storia ma, soprattutto, per rimarginare antiche e nuove ferite.Alla radice della protesta contadina, alla radice del pregiudizio antimeridionale, alla radice del divario nord-sud, questo il filo conduttore del libro che parte da un fatto di brigantaggio di un paesino dell’Aspromonte, nella Calabria estrema, (non solo geograficamente), per spiegare l’origine della protesta contadina ma anche l’origine del pregiudizio contro i meridionali di cui fu artefice l’antropologo Cesare Lombroso che usò le idee della scienza positivista per  “creare” la teoria dell’uomo delinquente (quello meridionale per intenderci), teoria abilmente “usata” dalla borghesia dell’epoca per affermare una ideologia, imperialistica e colonizzatrice, che giustificasse la conquista militare del Sud,  ma anche la violenza e la dura repressione.

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di Francesco Romano

Le cose si ingarbugliano sempre di più. Legge elettorale incostituzionale, almeno in qualche parte. Legge elettorale che ha permesso viepiù governi a trazione settentrionale. Federalismo, almeno quello fiscale, che si è rivelato un grossissimo danno per il Sud. E così si continua a vivere nella menzogna.

Ogni politico è stato eletto proprio con questa legge che ora avversa. Almeno questi ultimi tre governi sono partiti con la ferma volontà di fare la legge elettorale ma che alla fine si è piegata alla volontà della partitocrazia. Il vivere a campare. Almeno i canuti ricordano la canzone di Orietta Berti, finché la barca va, lasciala andare.

Si sono inventati di tutto, le parlamentarie, le primarie, l’unico uomo al comando. Un’oligarchia che è riuscita sin qui a circuire i loro elettori.

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di LINO PATRUNO

Se il Sud tanto vale, vada a morire ammazzato il Sud. Sulle 47mila battute (caratteri) del discorso di Letta per la fiducia, al Sud ne sono state dedicate 204 (duecentoquattro). Meno dello 0,5%. Meno di un twitter e mezzo. Si parla di un terzo del territorio italiano, di un terzo della popolazione, di un terzo dei

voti, di un quarto della ricchezza prodotta. Leggera sproporzione. Per non compromettersi più di tanto agli occhi del resto d’Italia, il premier se ne è occupato, come si dice, di straforo, parlando dei “nuovi strumenti di sostegno” contro la povertà.

Qui appare il Sud: Il tutto ovviamente con un’attenzione particolare e selettiva al Mezzogiorno, dove i problemi di esclusione, crescita della povertà, scoramento e rabbia esplodono se non si danno risposte immediate e mirate”. Notare l”ovviamente”. Dopo di che, il Sud scompare.

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Antico Rito della Benedizione delle Bandiere del Regno delle Due Sicilie

CONVERSANO (BA): 08 DICEMBRE 2013

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di Lino Patruno

Certo, fa piacere sentir parlare della Puglia eccellente in tv. Specie in una trasmissione (Report) che normalmente non fa sconti a nessuna magagna d’Italia. Puglia a nome di tutto il Sud che resiste. Meraviglia piuttosto la meraviglia di chi non la conosce e, più del compianto ciclista Bartali, pensa che sia tutto da buttare. A furia di fare così, davvero si rischia il deserto mentre attorno ronzano gli esempi silenziosi e faticosi e tenaci del Sud che nonostante tutto dimostra che anche qui si può. “Yes I can”, sì io posso, parola d’ordine, ottimismo della volontà che portò alla elezione di Obama in America.

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di Gigi Di Fiore

Terra dei veleni, cancro, sostanze pericolose e inquinanti. La mano dell’uomo alleata della morte, la

mancanza di scrupoli dietro la malattia. Poi, ci sono anche storie legate alla guerra. Storie di tumori, poco raccontate. Accadde nel porto di Bari, nella notte tra il primo e il due dicembre del 1943. Settanta anni fa. C’era il regno del Sud, l’Italia era di nuovo tagliata in due.A Bari, c’erano gli anglo-americani. Per gli italiani, da tre mesi i tedeschi si erano trasformati da alleati in nemici. E proprio un raid di 105 aerei tedeschi scaricò sul porto centinaia di bombe. Affondarono 17 navi: cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane, due polacche. Morirono migliaia di civili, ma il peggio doveva ancora arrivare. E fu una scoperta drammatica.

Le bombe distrussero anche la nave americana “John Harvey”, arrivata a Bari nel pomeriggio. Trasportava un carico top secret. Un carico di morte: 91 tonnellate di iprite, un gas utilizzato per la guerra chimica denominato anche mustar per il suo colore simile alla mostarda. Era contenuto in 2000 bombe dal peso do 45 chili. Dovevano servire a contrastare un’eventuale attacco chimico tedesco.

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