di Francesco Romano

Stanno approvando una legge elettorale partorita in quel di Firenze e Arcore. Che il Signore la voglia benedire. Non mancano nemmeno le richieste della Lega Nord. E le fanno apposta una postilla per salvarla dalla scomparsa dal panorama politico italiano. Almeno per il momento il popolo duosiciliano è rimasto rigorosamente messo da parte. Mah! Così forse devono andare le cose.Ma ci sono anche le elezioni europee. Per fortuna o per disgrazia il proporzionale puro è il metodo adottato. E non sappiamo sino a quando lo sarà.

Veniamo alle cose nostre e, appunto, alle elezioni europee. Per quanto riguarda l’ex Stato delle Due Sicilie sembra che si presentino, se dovessero trovare le 35.000 firme necessarie, due formazioni. Terra Nostra e Insorgenza Civile.

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di Francesco Romano

“Quando cambiano i fatti, cambiano le mie opinioni” è un citazione attribuita erroneamente all’economista britannico John Maynard Keynes che non l’ha mai pronunciata e tanto meno scritta. Ma che però non calza neppure se si parla del “Movimento Duosiciliano”  e del retroterra politico, culturale da cui si è sviluppato e che condiziona questa formazione politica. Vero è che si è giunti a definirsi appunto “Movimento Duosiciliano” dopo un cammino lungo e travagliato. Si parte ben prima del fenomeno “Lega Nord” e precisamente agli inizi degli anni novanta quando la prima repubblica si stava squagliando come neve al sole.

E parte con Michele Ladisa che si avvicina ad AT6 Lega d’azione Meridionale con a capo Giancarlo Cito. Vale la pena ricordare che Giancarlo Cito è stato quel sindaco tarantino suffragato nella sua Taranto dell’80% dei voti che divenne in seguito, grazie alla legge elettorale maggioritaria dell’epoca, deputato come d’altronde divenne senatore anche Umberto Bossi. Appariva che la formazione AT6 Lega d’azione Meridionale fosse molto vicina ad una politica territoriale quasi l’unica che per la sua lungimiranza precorresse i tempi.

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BEATIFICAZIONE MARIA CRISTINA REGINA DELLE DUE SICILIE

Sabato 25 gennaio, nella Basilica di Santa Chiara di Napoli, avverrà la beatificazione di Maria Cristina moglie del re Ferdinando II di Borbone, nata Savoia, alla presenza dei discendenti delle due dinastie che hanno regnato in questa città, i primi come loro splendida capitale, i secondi come provincia di un regno ostile e lontano. Il rischio di accomunare Borbone e Savoia èfortissimo e quindi gravissimo il danno che può derivarne a chi da anni tenta il recupero della nostra memoria storica.Non è da tutti capire la differenza tra le monarchie pre e post rivoluzionarie, ma ormai moltissimi conoscono le malefatte dei Savoia nei confronti del Regno delle Due Sicilie e quindi dei Borbone. Lo schieramento costante e determinato con lo stato borbonico duosiciliano dei nuovi meridionalisti in quest’ultimo quarto di secolo non significa accettazione e riproposizione di una forma di governo, ma soprattutto riscoperta dei valori che in quei meravigliosi 126 anni furono tanto ossequiati nella nostra Terra da colmarla di benessere e invidia internazionale. Altri re,

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di LINO PATRUNO

Dunque. il Sud non sarà più Sud solo quando certi meridionali la finiranno di essere meridionalisti. Nel senso di difendere il Sud, colpa non meno grave di calpestare le aiuole. Ormai è un ritornello come quelli delle prossime canzoni di Sanremo. La battaglia di questo giornale per i treni anche al Sud?

I soliti meridionalisti. Le tasse dannose soprattutto per il Sud meno ricco dei farabutti brianzoli del film di Virzì? I soliti meridionalisti. La mini-ripresa non toccherà il Sud che esporta meno? I soliti meridionalisti.Che il meridionalismo sia spesso stato una professione che ha fatto campare bene troppa gente, non ci sono dubbi. Anzi più il Sud non faceva passi in avanti, più li facevano molti di loro tra incarichi e soldi.

Fino a sospettare che il compito vero di costoro fosse far restare Sud il Sud. Insieme a tanta classe dirigente del Sud, che si è auto-conservata perseguendo il tanto peggio tanto meglio (per se stessa). Più brava nel fare arrivare denaro e spenderlo per ottenere consenso e voti che per completare una strada o far funzionare un ospedale. Ma che tutto questo basti per dire che la questione meridionale sia solo una questione dei meridionali, è come dire che l’assassino nasce assassino e non lo diventa.

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“a breve un incontro di delegazioni per verificarne le condizioni”

In vista delle prossime consultazioni elettorali europee ed amministrative, il Consiglio dei Fondatori del Movimento Duosiciliano si è riunito a Nova Siri per deliberare in merito alla eventuale partecipazione.

Il Segretario politico Michele Ladisa, nella relazione introduttiva ai lavori e come ribadito nel corso della manifestazione barese del 5 gennaio scorso,  ha rimarcato la possibilità che  il MDS possa partecipare alle amministrative nella città duosiciliana di Bari con un proprio sindaco ed una propria lista di candidati. Relativamente alle elezioni europee, Ladisa ha considerato positiva l’ipotesi di un coinvolgimento diretto di MDS a fianco del Movimento di Insorgenza Civile, così come auspicato dai vertici “insorgenti”.

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di Michele Ladisa

L’emergenza abitativa a Bari ha connotati di un vero disastro sociale. Da anni si fanno e rifanno bandi

casa, improbabili graduatorie più o meno veritiere, promesse di  edificazione di qualche centinaia di abitazioni, proclami di riappropriazione alloggi da rilevare a chi non ha più i requisiti di legge, ma realmente, drammaticamente  si annaspa in un mare di fango.

Nemmeno il suicidio dei poveri coniugi Di Salvo avvenuta un paio d’anni or sono è servita a smuovere le coscienze dei politici di questa città, a indurli a far presto, ad assumere provvedimenti straordinari. Niente di niente, solo vagonate di paroloni che mal celano un’assurda impotenza.

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di Francesco Romano

Serve,e anche subito, almeno una macroregione che unisca le regioni di quello che fu lo Stato delle Due Sicilie: Abruzzi, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia Hanno ormai l’obbligo di fondersi. Basta, è necessario che si gridi ad alta voce, non se ne può più.

Ultima uscita anche dal rottamatore Renzi, diventato segretario del PD che ha dichiarato: «Abbiamo sbagliato. Assegnarla alle Regioni è stato un errore», ha detto il segretario alla direzione del partito che si è svolta ieri dissertando sulla competenza in materia energetica che, secondo il suo pensiero, deve tornare interamente allo Stato.Che fine farà il petrolio della Basilicata non è dato sapere. Per carità, Renzi sta in ottima compagnia. Aveva tentato anche il governo Monti con il suo ministro Passera.

Come al solito il patrimonio che la natura ha assegnato a questo territorio, specialmente in questo periodo di vacche magre, deve andare a coprire le malefatte dei governi che si sono susseguiti negli anni. Non si sono ancora accontentati dei continui scippi che perpetuano a danno delle Due Sicilie a cominciare già dal Banco di Napoli subito dopo l’unificazione, e fino a giorni nostri.

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di Antonella Musitano

Si legge  in una nota di ieri, 21 gennaio 2014, che la regione Sardegna, con una lettera aperta del suo Presidente Ugo Cappellacci indirizzata al governo italiano, avrebbe rifiutato l’arrivo delle armi chimiche sul suo territorio, stesso rifiuto da parte della Francia e dell’Albania, per la Calabria ha deciso il governo, senza se e senza ma.

Alla Calabria dunque, stando a quanto emerso dalle dichiarazioni di sindaci e governatore regionale, che risulterebbero essere stati tenuti all’oscuro di tutto, non spetterebbe nemmeno il “diritto di informazione”.  Pertanto diciamo: “cittadini calabresi colonizzati  da 153 anni, accogliete con la giusta ospitalità queste belle tonnellate di armi chimiche, altrimenti i ………..” .

In sostanza per la Calabria l’arrivo delle armi chimiche siriane a Gioia Tauro è una sorta di diktat del governo di questo Stato (di cose), di politici che, probabilmente in Calabria non ci sono mai andati ma che la scoprono “strategica” nello scacchiere del Mediterraneo, toh,  quando serve una pattumiera.

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di Alessandro Agrì *

La conquista napoleonica del Regno di Napoli costrinse obtorto collo il re Ferdinando IV a riparare in Sicilia. Nel 1806, infatti, si assistette alla definitiva ri-conquista francese di Napoli, questa volta da parte dell’esercito napoleonico.

Confinato in Sicilia, il re dovette confrontarsi ed affrontare i baroni locali che mantenevano saldo il loro potere ed i privilegi che per tradizione provenivano da un’antica concessione regia.

Infatti, l’autonomia ed i privilegi baronali erano stati concessi dal re, il quale in veste di garante del diritto del regno, non avrebbe mai potuto violare tali libertà. L’atmosfera palermitana che accolse i Borbone fu tutt’altro che festosa: il popolo siciliano non voleva sottostare al loro predominio né pagare ulteriori gabelle all’esclusivo fine di mantenere la corte regia fortemente legata a Napoli e desiderosa di rientrarvi al più presto.

In Sicilia la maggior parte della nobiltà sosteneva la tesi delle ataviche libertà baronali che il Sovrano doveva garantire e preservare, ma vi erano altresì due correnti diverse.

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Ecco quello che succede nella regione dal sottosuolo più ricco

da: La Gazzetta del Mezzogiorno 17/01/2014)

POTENZA. Dal 2 dicembre scorso la tratta ferroviaria Potenza-Melfi è chiusa su disposizione dell’autorità giudiziaria di Foggia che indaga sul deragliamento di un treno diretto a Foggia. Disagi per i viaggiatori ma soprattutto per le aziende dell’area di San Nicola di Melfi: il trasporto di merci e materie prime, che avviene su gomma, comporta maggiori costi.Riflessi negativi anche sullo stabilimento della Fiat-Sata: dall’area industriale di San Nicola di Melfi, dopo il sequestro della tratta, non partono e non arrivano via ferrovia i prodotti indispensabili per far ripartire e ammodernare la casa-madre e le fabbriche satelliti. «E una vergogna – dice l’imprenditore Alberto Martinelli – che la ferrovia rimanga chiusa per tanto tempo creando un grande danno economico alle aziende della Basilicata che per rifornirsi delle materie prime devono affrontare costi maggiori perché il tragitto è più lungo.

Altrove, anche dopo un disastro, si ripristina tutto dopo pochi giorni, escluso in Italia».

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di Lino Patruno

Non meraviglia che un papa che viene dalla fine del mondo si schieri con i Sud del mondo. E non solo perché sono quasi tutti di lì i nuovi cardinali che ha appena nominato. Ma come, non fa più cardinali i vescovi di città come Venezia e Torino, cioè il Nord abitualmente garantito? Ma come, gli portano una lista di tre candidati per il posto di segretario della conferenza episcopale italiana, e lui spariglia scegliendo proprio il terzo messo lì tanto per metterlo?Ovvio che non sia solo questo, ancorché c’è chi scherzosamente commenta che in anni anche recenti tanto sarebbe bastato per scomunicarlo. Ma Francesco si è schierato con i Sud del mondo anche in altro modo. Lo ha fatto osando bocciare la cosiddetta “trickle down economics”, teoria economica ancòra molto in voga dai tempi della prima ministra inglese Thatcher e del presidente americano Reagan, cioè i campioni del liberismo. Una teoria, sia chiaro, degna del massimo rispetto. Anzi secondo molti l’unica che può far crescere la ricchezza per tutti nei regimi capitalistici (più o meno attualmente ovunque, Cina e Cuba comprese).

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da:


Qualche mese fa, in un tweet, il sindaco Michele Emiliano aveva definito EPolis Bari il giornale più smentito d’Italia”.

Tale – clamorosamente infondata – definizione (oltre che una gratuita cattiveria) era relativa al fatto che avevamo ricostruito con dovizia di particolari le lungaggini per uno dei tanti rimpasti annunciati e mai messi in pratica. Alcuni mesi dopo (costellali di annunci, selezione e videocasting), Emiliano ha operato due ritocchi alla sua Giunta e in un’occasione ha anche ricevuto il gran rifiuto” di Simona Bernard.Bene, Michele Emiliano che additava irragionevolmente il nostro giornale come “il più smentito d’Italia” oggi si può ragionevolmente definire come “ilpiù querelato d’Italia”, tre – intatti – le azioni annunciate o avviate nei suoi confronti, per altrettante, forse improvvide (sarà la Magistratura a stabilirlo) dichiarazioni.

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di Francesco Romano

C’è probabilmente la necessità di fare chiarezza. Non che possa interessare più di tanto, ma per amore di verità.

Nel mese di maggio si andrà a votare per le elezioni europee. Questo almeno è l’unica certezza al momento. Se poi la politica vorrà togliere la spina al governo Letta, questo non c’è dato sapere.

Penso che ciò non accadrà giacché siamo abituati che nulla è più duraturo della precarietà, lo sanno molto bene i nostri giovani ormai quasi immolati alla precarietà. Ma torniamo alle elezioni europee.

Nel tempo, almeno nel mondo meridionalista, dalla galassia dei movimenti meridionali che Lino Patruno cercò di portare all’attenzione, si sono formati dei raggruppamenti che, come da diversissimi anni a questa parte non riescono mai a mettersi d’accordo sulle strategie comuni continuando tatticamente a giocare e questo, a danno del territorio duosiciliano.

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da la Gazzetta del Mezzogiorno

Trasmissione di una tv locale, si parla del 2013 che se ne è andato, cosa ci aspetta nel 2014, cosa ci auguriamo. Pura normalità. L’ospite cerca di dire che nulla è più facile del pessimismo, ma che purtroppo è il rifugio degli sconfitti, non porta da nessuna parte. Banalità più assolute di un oroscopoancorché di stagione. Inevitabile il deragliamento sulla politica, sì, tutto uno schifo. Ma magari, oltre che inevitabilmente giudicare loro, vediamo cosa possiamo fare noi che non sempre siamo incensurabili: lo siamo forse quando non paghiamo le tasse?, lo siamo quando diciamo no a ogni riforma che tocchi posizioni acquisite di categorie e corporazioni? Non dobbiamo cominciare a essere anche noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo?

Apriti cielo. Arrivano le telefonate inviperite degli ascoltatori: state difendendo i politici e colpevolizzando i cittadini. Uno accusa l’ospite di essere un mostro che dice cose mostruose. E giù la litania dei politici ladri, mascalzoni, corrotti. Tutti in galera. Gli obietti che, figuriamoci, con un costo della corruzione di 70 miliardi l’anno, è una fogna. Ma se ci sono, ad esempio, politici estorsori, non si può cominciare a denunciare per fare pulizia? Ma stia zitto, si vergogni.

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Colucci: Ladisa, prendi la bandiera e insorgi con noi

Dicè: realizziamo insieme un partito del Sud

LADISA: parliamone

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