Di Antonella Musitano

E così, per Sgarbi, se i Bronzi di Riace, sulla cui inamovibilità si è espresso il Comitato per la valorizzazione e la tutela dei Bronzi e del museo nazionale di Reggio Calabria, se i Bronzi, appunto, non verranno mandati all’Expo di Milano 2015, è perché sono “ostaggio” della ‘ndrangheta!

Io penso che davvero non se ne può più, che sia giunta l’ora di dire basta, di pretendere che si metta fine alla gogna mediatica che quotidianamente investe i calabresi, la Calabria e le sue istituzioni con la “complicità” di certa stampa e di certa “informazione”. Non è possibile che alla Calabria venga associata sempre e comunque la parola ‘ndrangheta!

Se poi, la “faccenda” Bronzi, è legata ad Expo 2015, la nuova “Tangentopoli” fatta appalti truccati, pilotati, di mazzette da miliardi di euro, di “cupole” di potere con nomi del mondo imprenditoriale, della politica, della finanza, gli stessi nomi di 20 anni fa che hanno continuato nel malaffare come prima e più di prima, beh,allora bisogna davvero indignarsi, e tanto!!.

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di Lino Patruno

Ah, i ricordi, i ricordi. Circola in Rete (Internet) un testo attribuito addirittura a Paolo Coelho, lo scrittore brasiliano i cui libri hanno venduto finora meno solo della Bibbia (pare). Coelho, o chi per lui, si chiede come abbiano fatto a sopravvivere i bambini ora diventati adulti, visto che se fossero cresciuti ora come allora non ce l’avrebbero fatta a raggiungere i vent’anni.

Un tempo in cui non c’era Telefono Azzurro se un papà o una mamma avessero osato rimproverare un figlio. In cui non c’erano i Diritti dell’Infanzia né la giornata loro dedicata. E non c’era il ricorso al Tar di genitori contro una bocciatura a scuola (con l’aggravante che hanno avuto ragione) o l’aggressione alla professoressa in caso di cattivo voto. Anzi se la maestra li rimproverava, a casa avevano il resto.

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di Luigi Del Gaudio *

Cornicioni che crollano, alberi che distruggono pezzi antichi della nostra città, l’incuria che dilaga a più non posso. Tutto questo è oggi la Capitale dell’antico Regno delle Due Sicilie. Sembra un incubo alla fine del quale svegliarsi e pensare che il mondo giri nel verso giusto, invece è la cruda realtà. Recenti sono stati gli eventi più importanti e che hanno attirato su di loro l’attenzione dei media “italioti” che sono sempre pronti a denigrare Napoli e gli avvenimenti a essa collegati. Uno dei più importanti è stato il crollo nella Galleria Umberto, dal  lato di Via Toledo, dove ha perso la vita un innocente, un ragazzino di 14 anni, Salvatore Giordano, che dopo giorni di agonia se n’è andato lasciando un vuoto nella sua famiglia.

Altro recente crollo, questa volta senza nessun ferito, è stato quello che ha interessato la Villa Comunale dove un albero s’è spezzato andando a colpire e a distruggere un’antica panchina di piperno, testimone illustre di un fastoso passato di cui ci si vuole sbarazzare. Anche il campanile di Santa Chiara ha iniziato a perdere i pezzi, per cui l’area intorno ad esso è stata completamente transennata.

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di Francesco Romano

Amendolara, la cittadina in provincia di Cosenza, sta intitolando, ad un anno dalla sua morte, una piazza a Salvatore Farina. Chi era costui, potrebbe chiedersi qualcuno. Salvatore Farina era un duosiciliano di Calabria che aveva subito cinquant’anni di emigrazione dei quali trenta vissuti in Germania come operaio.

E che operaio!

Strenue difensore di tutti gli emigrati all’estero, indistintamente se pugliesi, campani, calabresi, lucani, siciliani molisani o abruzzesi.

Per migliaia di nostri conterranei, Farina era divenuto un riferimento preciso, il suo altruismo e la voglia di lottare sino all’ultimo, ha fatto di quest’uomo un personaggio.

A lungo rappresentante dei Comites nel Consiglio Comunale di Norimberga, per una esigua manciata di voti non ha varcato la soglia del Parlamento Europeo nel 1985 con il Movimento Meridionale di Francesco Tassone.

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di Lino Patruno

Quando il gas diventa in Puglia una guerra di religione. E non solo perché è finito al centro della festa patronale di Scorrano, finanziata appunto dalla multinazionale che vuoi far sbarcare il gasdotto in Salento. Ma perché a Scorrano sono volati addirittura schiaffoni. E perché se ne discute a prescindere come si fa con la fede, cioè non se ne discute e basta. Mentre lo stesso papa Francesco invita a non considerare gli altri il diavolo solo perché non sono della stessa parrocchia.Ma si parla di gas e il pensiero va all’Ilva: visto cosa è successo a far finta di niente? Come se l’acciaio dovesse essere buono o cattivo a prescindere, e a Taranto non fossero stati invece contestati orrendi reati.

Ma non è così in tutte le altre parti del mondo in cui si produce. E intanto si ricorda che poco distante, a Brindisi, c’è una grande azienda italiana dell’energia che sponsorizza tutto, dallo sport, al teatro, alle sagre appunto senza che nessuno si ribelli. E allora?

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Alessandro Bianco di Saint-Jorioz, Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863, Studio

storico-politico-statistico-morale-militare, Ristampa anastatica della edizione di G. Daelli e C. di Milano del 1864, Forni Editore, Bologna 1965, pp. 414

di Rocco Biondi

Scopo dichiarato dall’autore nel proemio del libro è quello di voler «dare un corpo ad un ammasso di note raccolte sui luoghi durante un lungo soggiorno alla frontiera». Il piemontese Alessandro Bianco, conte di Saint-Jorioz, era stato Capo di Stato Maggiore alla frontiera pontificia sotto gli ordini del generale Giuseppe Govone e aveva potuto seguire le azioni militari ai confini dello Stato Pontificio per circa tre anni. Il libro fu pubblicato nel 1864.

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di Guido Corazziari

Vado sul sito “www.museopinopascali.itdi Polignano e leggo: < Il Premio Pino Pascali fu istituito a Polignano a Mare nel 1969 dai genitori dell’ artista, Franco e Lucia Pascali, per onorare la memoria del figlio morto ( … ). Il presidente del Premio, Palma Bucarelli e, successivamente, Bruno Matura e Italo Faldi, soprintendenti della Galleria Nazionale d’ arte moderna di Roma, nominava i membri della giuria, tra cui ci fu Giulio Carlo Argan. ( … )

Nel 1969, la 1° edizione, il Premio fu assegnato a Maurizio Mochetti, che tenne la sua personale nella chiesetta sconsacrata di Santo Stefano a Polignano. Nel 1970, la 2° edizione, il Premio venne assegnato a Vettor Pisani che tenne la sua mostra nel Castello Svevo di Bari. La 3° edizione del Premio, nel 1972, fu assegnata a Vincenzo Agnetti, la cui mostra si tenne nella Pinacoteca Provinciale di Bari che ospitò anche la 4° edizione, nel 1976, vinta da Luca Patella e la 5° edizione, nel 1978, vinta da Jannis Kounellis. Poi, a causa della morte dei genitori di Pascali, il premio fu interrotto per vent’anni.

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di Valentino Romano

“La torta con duecento candeline per il compleanno di Ga­ribaldi, che doveva essere l’occasione di uno spolvero degli entusiasmi popolari intorno alla figura del nizzardo, si è rivelata piuttosto un colpo basso al mito costruito e alimentato dalla retorica risorgimentale. Già la fiction della Rai che aveva dato il via alle celebrazioni aveva suscitato più critiche che consensi, sospesa com’era tra la soap opera e l’agiografia acritica. sospesa com’era tra la soap opera e l’agiografia acritica.Il colpo di grazia per l’affossamento dell’iniziativa (sulla cui utilità sono in molti a discutere) è venuto dalle celebrazioni in Parlamento, con dissensi fragorosi e polemiche a non finire. La Lega si è addirittura dichiarata «in lutto», assumendo che la conquista del Sud ha fatto più male che bene alla Padania: una tesi ardita, alla quale sarebbe facile replicare che, semmai, è il Meridione – spogliato delle sue ricchezze e impedito in ogni modo nel suo sviluppo – a doversi dolere della «piemontesizzazione» del Sud.

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di LINO PATRUNO

La vita pericolosa dei sindaci pugliesi. Ignorandone la voce, la Calabria è diventata, purtroppo, Calabria,

così come la Sicilia e la Campania: regioni in cui la criminalità organizzata ha potuto dominare il territorio al posto del troppo assente Stato. E dando poi sotto sotto la responsabilità a calabresi, siciliani e campani come se fossero tutti ndranghetisti, mafiosi o camorristi invece che vittime. Ora l’allarme riguarda come mai in passato la Puglia, regione pilota nel Sud anche perché meno ostaggio della malavita.E invece nel 2013 la Puglia è stata prima in Italia per numero di attentati e minacce a sindaci e amministratori pubblici: 143. Solo un paio di anni fa era quinta. E il 2014 non è cominciato meglio.

Lettere con proiettili, ordigni rudimentali, auto bruciate, spari, teste mozzate di animali, aggressioni, minacce su internet, telefonate anonime: tutto l’armamentario mafioso. Con Foggia in testa, seguita da Bari e Bat. E sindaci o assessori da San Severo a Bitonto, da San Vito dei Normanni a Carmiano, da Laterza ad Andria.

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Stop alle stragi stradali: uno scrittore propone delle soluzioni per salvare i giovani

Fabio Bergamo è uno scrittore salernitano conosciuto in Italia per la sua lotta contro gli incidenti e le morti stradali. Col suo approfondito studio ha elaborato diverse proposte di natura tecnica, giuridica e didattica, apprezzate fin da subito dal Ministero dei Trasporti, dalla Chiesa, l’ASAPS Polizia Stradale, AIFVS vittime strada ed altre associazioni, tecnici, avvocati, ecc.., segnalate su siti internet e riviste, e disponibili nei loro dettagli, sul sito personalewww.fabiobergamo.it.

Ecco, in sintesi, le più importanti che oltre ad aumentare la sicurezza hanno la funzione di rafforzare gli automatismi nella guida e favorire altresì, che tutte le informazioni, apprese dai ragazzi nei corsi di teoria e di guida presso le autoscuole, rimangano in loro bene impresse :

1 Lo Stop Avanzato che perfeziona la disciplina dello stop in ragione delle auto sempre più veloci e numerose,

bilanciando altresì l’adozione e l’uso delle rotatorie ereditate dalla Francia; con esso le auto in transito sulla strada principale, avranno solo l’obbligo di rallentare e far passare l’auto che, dopo aver atteso il suo turno come previsto dalla segnaletica prevista, attraverserà l’incrocio in sicurezza e senza creare intralcio per la circolazione, dopo essersi spostata nell’area antistante la striscia trasversale di arresto (red area); negli incroci dove sarà installato nessuna auto, pur di passare, andrà più contromano, come spesso si verifica, sulla pretesa dello spettante diritto di precedenza, come avviene adesso agli incroci dotati del tradizionale stop.

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