di Rocco Bruno Condoleo *

Mettiamo le carte sul tavolo! Quel che è accaduto il 22 ottobre 2014 a Napoli, a due dei nostri più valorosi giovani dell’indipendentismo duosiciliano Nicola Terlizzi e Nando Ambrosio, nella nostra Capitale, all’interno di una caserma di bersaglieri, aperta in quella data a tutta la cittadinanza in occasione della giornata della festa del corpo, quando i due giovani patrioti napoletani sono stati illegittimamente fermati, solo per aver portato con loro una bandiera storica del Regno delle due Sicilie, é assolutamente vergognoso ed é da qualificarsi, senza dubbio alcuno, quale atto “contra legem”, commesso con abuso d’ufficio da parte dell’autorità di polizia subito accorsa! La farsa si è, subito dopo, meglio consumata e perfezionata allorquando all’interno di un’altra caserma, quella della polizia di stato “Nino Bixio”, dal nome infame, la squadra di agenti di P.S. subito intervenuta al comando di un tale sovrintendente Fazio (nomen omen), ha ritenuto opportuno sequestrare la nostra sacra bandiera e denunciare i nostri giovani e coraggiosi patrioti addirittura per “vilipendio alla nazione” e “ingresso arbitrario in luoghi, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello stato”! Non v’è alcun dubbio che, a iniziare da

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di Vito Sutto

E’ Vico Supan l’artista che il mondo artistico del Friuli Venezia Giulia sta ricordando a 25 anni dalla

scomparsa, il protagonista della pagina d’arte di questi giorni.Schivo e silenzioso, amava l’arte in tutte le sue forme e i suoi viaggi innumerevoli lo hanno portato in varie parti del mondo, ma la sua anima raccontava e sedimentava il fiume Natisone, un corso d’acqua che attraversa il Friuli e il cui colore, sollecitava la ricerca di frammenti luminosi e di soffusi toni. Al pari dell’acqua anche la pietra, i grossi massi che costituiscono la riva di quel fiume, assaporano il grigio e accentuano i colori freddi che sono la base cromatica preferita dall’autore.

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di Lino Patruno

Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. Questa la frase simbolo

che ha conquistato a Malala il premio Nobel per la pace. Lo ricordiamo: è la 16enne pakistana ferita a colpi di pistola per non farla andare a scuola, anzi per evitare che tutte le ragazze come lei ci vadano in un territorio dominato dall’estremismo islamico dei talebani. Rischiò di perdere vista e parola, ora vive protetta a Birmingham, Gran Bretagna, dove fu portata per salvarle la vita.Ovvio che la sua battaglia riguardi tutti i Sud del mondo. E altrettanto ovvio che l’analfabetismo sia il primo passo del sottosviluppo. Malala non aveva solo colpa di imparare qualcosa in quanto donna. Ma rischiava di diffondere il germe della cultura come prima forma di libertà e di rivolta a condizioni non solo economiche inaccettabili.

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di Maria Caravella

Sullo sfondo una scenografia minimal: un baule che svelerà vite spezzate, battaglie e amori.

I protagonisti: un cantastorie e due ragazzi che danno voce a uomini e donne di un passato non lontano da noi.

A fare da cornice musiche di Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Federico Salvatore e un brano inedito di Mario Pinto, il chitarrista del gruppo musicale presente in scena.

Siamo al Solinio di Cassano delle Murge, 4 ottobre 2014,  dove il  gruppo teatrale “Le 7 muse di Apollo” ha rappresentato  lo spettacolo “La storia nel baule”, performance in cui teatro, musica e storia si fondono per catturare la mente e il cuore dello spettatore, che viene trasportato in un’epoca dove il coraggio e la fede per la propria terra diedero vita ad una rivolta popolare detta “Brigantaggio”.

Filo conduttore: l’Unità d’Italia e la narrazione  di chi si è ribellato ai nuovi padroni per difendere le proprie terre. I protagonisti della storia: Michelina De Cesare , brigantessa della regione Campania; Carmine Crocco, capo brigante della Basilicata; Ninco Nanco, brigante appartenente alla banda di Crocco ed  infine Angelina Romano una bambina di nove anni assassinata in Sicilia accusata di brigantaggio.

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di Rita Nappi

E’ in atto una vera e propria guerra mediatica nei confronti della città di Napoli. Parola d’ordine: “Sputtanapoli”

Come si è visto in questi giorni, la trasmissione Report (Rai Tre) ha mandato in onda alcuni servizi discriminatori e diffamatori sui prodotti più antichi ed esportati in tutto il mondo: pizza, caffè e mozzarella.Insomma per Report questi tre elementi sono da eliminare. Sta avendo sempre più piega l’accanimento mediatico sull’ex capitale del Regno di Napoli e delle Due Sicilie. Ormai, in tv e sui giornali non vediamo altro che un vero e proprio Sport nell’offendere e denigrare la Napoli bene. Perché diciamolo, esiste!

A differenza di ciò che si dice e si fa credere, Napoli resterà sempre la capitale del mal additato “Mezzogiorno”  con la sua cultura, la sua arte, la bellezza e la sua umanità. Perché Tremila anni di storia e cultura non possono essere spazzati così, basterebbe ricordare che l’inizio del suo declino è avvenuto dopo l’annessione al Regno d’Italia. Napoli era la terza potenza europea, gli economisti contemporanei l’hanno paragonata alla Germania di oggi. Insomma, da Capitale a capoluogo. Ma andiamo avanti…

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di Lino Patruno

Dunque, arrivano “cacciatori di teste” tedeschi e si vengono a prendere la nostra meglio gioventù. Ingegneri, soprattutto ingegneri. Poi tecnici dall’aeronautico all’ambientale. Ma anche medici, farmacisti, infermieri. Quelli che sarebbero fondamentali anche per il Sud se non fosse lasciato senza lavoro. Quelli sfornati dalle nostre università e dalle nostre scuole pur così vilipese. I bellissimi ragazzi di cui tutti parlano come grande risorsa. Appunto, risorse umane secondo il cieco linguaggio della burocrazia. Emissari hanno fatto le selezioni in Puglia, e le faremo sapere.Perché possano essere scelti devono però conoscere la lingua tedesca, non è neanche sufficiente l’inglese. Pensate che altro sacrificio. Beh, sapete, senon sono idonei i meridionali italiani, sa quanti ce ne sono pronti da Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo, per non parlare dei Paesi dell’Est. Perché in un’Europa che dovrebbe essere unita, la Germania è l’unica a poter abusare. E consentirsi di prosciugare gli altri delle loro, appunto, risorse umane. Senza capire che, stremando gli altri con l’ossessivo rigore, gli altri cominciano ad acquistare sempre meno da lei, che infatti perde colpi. Ma è più facile che George Clooney divorzi fra qualche giorno che la cancelliera Merkel ammorbidisca la sua testa.

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di Giovanni Maddamma

Andare a Napoli e nelle zone della Campania inginocchio per l’emergenza rifiuti, ci porta ad una riflessione profonda “come si è arrivato a questo disastro?”. Molte persone diranno “è colpa della camorra” e altre diranno “sono i napoletani incuranti del proprio territorio”. Certo, è facile dare la colpa a qualcuno, proprio come fa un prete “che sbagliando, non sa a chi dare la colpa del suo errore e l’attribuisce al sacrestano”.

I napoletani, sono sempre sotto attacco e accusati di essere “camorristi”. È come dire “i siciliani sono mafiosi”. Non credo, che tutto l’insieme dei napoletani e siciliani, facciano parte di quelle cosche. Di certo, questo è un dato di fatto, il governo di questa nazione “pensa che siamo tutt’erba un fascio”. Mi viene da dire a tutti coloro che pensano questo “non immischiamo l’acqua con l’olio”. Noi meridionali, sudisti, terroni o duo siciliani, chiamateli come volete, non abbiamo niente a che fare con queste “cosche”. Forse, sarebbe bene iniziare a dire “che noi abbiamo la nomina e il nord fa i fatti”.

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