di Pino Picciariello

Si è svolto martedì 25 novembre 2014 nel foyer del teatro Petruzzelli a Bari un incontro-prologo tra “esperti del settore” che, coinvolgendo nei giorni prossimi anche artisti del mondo del cinema, “dovrebbe” portarci a riflettere sull’antico e stantio tema della “conoscenza del Sud”. Già, ora si sono inventati (tanto per fare aria fritta e spendere un pò di soldi e far mangiare professori universitari, giornalisti e artisti) la improvvisa necessità di capire se – noi abitanti dell’antico e progredito regno delle Duesicilie – conosciamo i problemi che ancora ostacolano il famoso “riscatto del Sud”.
L’associazione culturale Veluvre con la regia del potente giornalista-saggista-manovratore di fondi  Oscar Iarussi, propone una serie di manifestazioni per riflettere sulla attuale condizione del Meridione (già, si usano sempre aggettivi che ci ricordano la nostra condizione di sudditanza rispetto agli invasori nordici….) affidata appunto ad “esperti” del settore oltre che ad affermati poeti, autori e artisti dello spettacolo come Rocco Papaleo e la cantautrice pugliese Erica Mou. E per questo Papaleo pensa ad uno show basato sul dialogo dove “gli spettatori potranno intervenire , come in un jam session musicale…” . E in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno racconta della sua immagine che ha del Sud,

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di Antonella Musitano

Il voto, o forse sarebbe meglio dire il “non voto” alle regionali di Calabria ed Emilia, conferma ancora una volta l’immagine di un Paese alla deriva, e non solo per le frane e le alluvioni che,  purtroppo, sembrano davvero la metafora di una triste Italia quella in cui tanti cittadini scelgono, come “estrema ratio”, di non andare a votare, forse per esprimere così la loro sfiducia, la loro rabbia, il loro malcontento nei confronti di una classe politica che da Nord a Sud, in questi anni non li ha rappresentati, o meglio, li ha rappresentati male. La disaffezione al voto è, forse, un modo per prendere le distanze da quella classe politica che  ha gestito in modo scellerato la funzione pubblica che era chiamata a svolgere con la conseguenza che molti cittadini hanno visto non solo traditi i loro principi e i loro ideali ma si sono, paradossalmente e “incolpevolmente”, sentiti complici di quella gestione scellerata.

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di Lino Patruno

Un uomo chiamato rancore. Questo è Matteo Salvini, nuovo primatista di sondaggi tanto quanto di

comparsate tv. Dove esibisce il suo innato ghigno, residuo decadente di un leghismo che voleva dar lezioni al prossimo mettendo le dita nel naso. E dove esibisce la sua studiata diversità, continuando a smanettare sul tablet mentre gli altri parlano perché lui deve in ogni momento parlare col suo popolo di Facebook e di Twitter.

Il primo rancore che la Lega di Salvini (e del suo docente emerito Bossi) cominciò a cavalcare fu quella delle genti del Nord convinte che i suoi problemi fossero tutta colpa del Sud. Cominciò così a sproloquiare di secessione. Con grande lungimiranza, proprio mentre in Europa cresceva la Germania perché saggiamente si riunificava e nel mondo crescevano i colossi la cui forza erano la dimensione e il numero non la divisione. Quando capì che con la secessione non era cosa e che sarebbero diventati i sudisti della Baviera, la Lega dirottò il rancore sul federalismo, spacciato come terapia per tutti i mali.

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di Michele Ladisa* (Tratto da “Lo Brigante Hirpino” numero di novembre/dicembre 2014)

Se ancora dopo 153 anni la famigerata unità d’italia continua a far discutere, a originare polemiche, a consolidare diatribe ultrasecolari anziché cessarle, qualcosa sin dall’inizio deve pur essere andata storta.

Non bastano le annuali celebrazioni di Stato, non bastano i frequenti appelli dei vari Presidenti della Repubblica a ricordare i “valori supremi” della patria unita, non bastano gli innumerevoli  spauracchi lanciati ad ogni piè sospinto per una ipotetica catastrofica frantumazione del territorio in tanti piccoli squinternati staterelli, questa unità d’italia continua  ad essere perennemente in discussione.

E’ in discussione oggi  ma lo fu sin da subito, all’indomani dell’invasione armata da parte di uno Stato straniero alle pezze economiche, il Regno di Piemonte & Sardegna, ai danni  di un altro florido e ai vertici della ricchezza mondiale, il Regno delle Due Sicilie.

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di LEONARDO PETROCELLI

Si è trattato sicuramente di un merito indiretto, di un fecondo effetto collaterale la cui tensione positiva non accenna ad estinguersi nonostante quasi un lustro sia passato dallecelebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. All’ombra di parate e bandiere, infatti, l’evento contribuì, fin da subito, a nutrire un dibattito fino a quel momento privo di cittadinanza ed oggi regolarmente stimolato da sempre nuovi contributi.L’ultimo, in ordine di tempo, giunge dall’Arma dei Carabinieri che, in occasione del proprio Bicentenario, ha organizzato ieri sera, negli spazi dell’Aula «Aldo Moro» dell’Università di Bari, il convegno «Il Brigantaggio», introdotto dal generale Claudio Vincelli, comandante della Legione Puglia, e concluso, nonché moderato, da Raffaele Coppola, direttore del Centro «Renato Baccari». Nel mezzo, le relazioni dello storico Mario Spagnoletti, del giurista Gaetano Dammacco e del colonnello Paolo Fabiano, che ha illustrato con dovizia di particolari l’intera vicenda umana del capitano Chiaffredo Bergia, eroe della lotta al brigantaggio, morto a Bari nel 1892.

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di Lino Patruno

Roba da illusionisti. Quelli che ti fanno sparire le cose sotto gli occhi: così con i fondi europei. E non solo per quei tre miliardi che si scopre essere stati scippati al Sud per finanziare gli sgravi ai neoassunti. Il Sud che ancòra una volta assiste il Nord tanto quanto è accusato di essere assistito. Perché quelle assunzioni saranno fatte (se saranno fatte) soprattutto al Nord. Ma come, ma no, cosa dite?Al Sud la percentuale di industrializzazione è stata nel 2013 di 37,4 addetti ogni mille abitanti, al Centro Nord di 93,9. Quindi se le industrie sono soprattutto lì, lì assumeranno, non essendo stato inventato il sistema per assumere dove non c’è chi assuma. Obiezione: se non avete industrie è anche colpa vostra, visto quanti soldi vi abbiamo dato. La solita storia dei quanti soldi vi abbiamo dato, sembra Salvini prima che si convertisse da (presunto) meridionalista, lui che fino a poco fa diceva che i napoletani puzzano.

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