di Michele Ladisa

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La politica del “cartello” è solo una strategia buona per i gonzi di tutti i tempi e in ogni frangente. Il cartello di “protesta” esibito ed ostentato,  dovrebbe essere un modo esclusivo di dichiarare il dissenso da parte di chi il potere non ce l’ha .

Invece da un po’ di anni,  tra i politicanti e i nominati,  vige la moda di far credere che si è contro esponendo cartelli e cartelloni.  Questo è sufficiente a questa marmaglia di brava gente di dichiararsi “con” e contemporaneamente  “contro”, restando tranquillamente al proprio posto in aperta complicità e connivenza proprio coi promotori degli sfasci e della depredazione.

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di Lino Patruno

Se tutta l’Italia si sposasse, uscirebbe dalla crisi. Non c’è nulla che muova l’economia come unmatrimonio, altro che edilizia e mattone. Perché il matrimonio è come il sabato del villaggio, continua a passare per il giorno più bello della mia vita. Continua a passare per il giorno da ricordare, quello che quando vai a rivederne foto e filmino, non puoi trattenere le lacrime (di genere non specificato). E non vorrai che per il giorno più bello della mia vita, e per il giorno da ricordare, e per il giorno che quando rivedi foto e filmino ti viene proprio da piangere, non vorrai che non si facciano le cose alla grande. Di fronte al matrimonio, non esiste Italia paurosa e senza fiducia nel futuro. Di fronte al matrimonio esiste solo l’Italia che spende.

SPESE DA COLLASSO La fabbrica del matrimonio si mette in moto un paio di anni prima, perché se non ti decidi un paio di anni prima non ce la fai. E non perché in due anni fra lei e lui può succedere di tutto e quindi è meglio accelerare. Non ce la fai perché rischi di non avere il presupposto fondamentale di ogni matrimonio: che non è l’amore, ma la sala. Vedi sperduti nelle campagne centri ricevimenti con terrificanti colonnati neoclassici, centri che ci vogliono tre Tom Tom per raggiungerli, centri che ti chiedi come campano e chi mai andrà a infilarsi lì. Campano con i matrimoni. Perché il matrimonio è come re Mida, tutto ciò che tocca diventa oro.

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di Cassandra Capriati

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BARI – Se si passeggia in una grande città europea, non è inusuale imbattersi in postazioni

contenenti libri di vario genere a disposizione di chiunque abbia voglia di leggerli. Si tratta di forme di book sharing (“condivisione di libri”): un modo per far circolare liberamente e disinteressatamente la cultura. Ognuno può recarsi in questi angoli, in genere costituiti da scaffali o da armadietti (ma che a volte assumono anche forme più creative), per donare o prelevare un libro senza vincoli: non vi è neanche l’obbligo di restituzione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
Prendere un volume non richiede alcun pagamento (come avviene in libreria), ma neanche alcuna registrazione o domanda scritta come accade in una biblioteca pubblica. E per chi dona c’è la possibilità di dare una seconda casa a libri che altrimenti sarebbero destinati in un cassonetto dell’immondizia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

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