“L’esito dell’incontro con la Consiliera Delegata Metropolitana, Francesca Pietroforte”

di Michele Ladisa *

Delegazione MDS – CDS alla Città Metropolitana di Bari

Giovedì 17 dicembre u.s presso il palazzo dell’ex  Provincia di Bari una delegazione del Movimento Duosiciliano e dei Comitati Due Sicilie, su espressa convocazione, ha incontrato la Consiliera delegata della Città Metropolitana di Bari, Francesca Pietroforte,  al fine di chiarire alcuni aspetti sulla inaudita chiusura del Pulo di Molfetta e sugli ostacoli che non consentono la sua riapertura.

Il Movimento Duosiciliano aveva in precedenza richiesto l’incontro chiarificatore anche a seguito dell’interessamento del Prefetto di Bari e delle evanescenti dichiarazioni rilasciate al riguardo dal Sindaco di Molfetta, Paolo Natalicchio.

La Pietroforte, invece, ha fatto luce sulle condizioni di annoso abbandono del sito storico-archeologico. Sono infatti richiesti interventi manutentivi straordinari rilevanti.

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Un lavoro di Don Luciano Rotolo


Come un miracolo nel giorno della SS Immacolata anche dedicato alla benedizione delle bandiere delle Due Sicilie, è apparso  in quel di Conversano, il libro di Don Luciano Rotolo  de  “la vicenda di Mons. Giandomenico Falconi, prelato di Acquaviva e di Altamura”.

Don Luciano ha avuto fretta, una spasmodica fretta, nel regalarci questo suo lavoro  svelandoci la vastità di un Vescovo delle Due Sicilie che pagò con la vita la “ribellione” verso l’usurpatore piemontese.

Qui si unisce la sacralità di un giorno Santo e di un rito a quella di un uomo, forte d’animo e di spirito, in odore di santità.

Interessante la ricerca, bellissimo il quadro di verità documentato e disegnato sul personaggio, stupendo l’accostamento storico alla magnificenza  delle Due Sicilie e dei suoi regnanti, di cui il Vescovo fu fiero e impavido testimone.

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di Lino Patruno

Ecco come si diventa peggio Sud. Si diventa peggio Sud anche quando l’unica possibilità di fare qualcosa al Sud è nei fondi europei. Mentre nascere al Sud significa ancòra meno asili nido, meno scuolabus, meno mense scolastiche, meno biblioteche: tranne poi meravigliarsi se (se) gli studenti del Sud hanno voti più bassi. E quando vivere al Sud significa essere isolati in una periferia che lo è ancòra di più se le togli la bombola d’ossigeno dei collegamenti. Fino a sospettare che la distanza non colmata con un treno o un aereo non sia un caso, solo un problema geografico. Ma sia una scelta ideologica: se tu frapponi la distanza, isoli, condanni. E ricatti.Allora, meno male che ci sono i fondi europei. Coi quali in un Paese che si chiama Italia sia a Varese che a Crotone si fa tutto ciò che si fa al Sud mentre altrove lo si fa con i soldi nazionali. Come se l’Italia si chiamasse Italia solo a Varese e non a Crotone. Anche ora, che al Sud non si dorme la notte in attesa del mitico miracoloso Masterplan, cosa crediamo che sarà (se mai sarà)? Progetti da finanziare con i fondi europei come avrebbero fatto anche senza Masterplan. Anzi progetti che avrebbero dovuto essere già realizzati, tipo la ferrovia Bari-Napoli o l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Solo che ora sono spacciati come dimostrazione di un governo che ha a cuore i problemi del Sud. Cin cin.

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“PRONTO A CONFICCARE L’ASTA DELLA MIA BANDIERA GIGLIATA A CIVITELLA DEL TRONTO”

D: Come e perchè nasce il vostro Movimento Duosiciliano?

R: troppa disparità, troppo disinteresse, troppo affarismo, troppe penalizzazioni tutto ai danni del territorio e del popolo del sud. 154 anni di unità non sono bastati a riequilibrare le enormi differenze tra le varie aree dello Stato italiano. Anzi il contrario. Il sud resta in condizioni coloniali, la sua gente in regime di sudditanza perpetua. L’inaccettabile menzogna storica risorgimentale. Questi i motivi della nascita di MDS da parte di un gruppo di amici conosciutisi sui social network.

D: Quanti membri conta e quali finalità avete?

R: Oltre 300 solo sulla città di Bari, il doppio in tutto il sud tra cui Napoli. Le simpatie e le condivisioni ideali ormai si contano in migliaia. Le finalità sono quelle statutarie, ridefinite con il Congresso di Napoli di giugno 2014. Abiuriamo le ideologie e la partitocrazia, privilegiando una lotta a tutto campo per il Territorio dagli Abruzzi a Lampedusa.

D: La vostra ultima manifestazione su cosa è stata?
R: Il nostro attivismo c’impegna in moltissimi settori: culturale, politico, sociale e solidale. Abbiamo avviato a Bari recentemente una battaglia sull’inquinamento del lago del Pertusillo che disseta milioni di pugliesi, lucani, campani. L’altro giorno abbiamo portato aiuti nel Sannio colpito dall’alluvione. Lo Stato Italiano è assente da queste parti.

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di Lino Patruno

Storie che parlano. Due 18enni commentano in tv la paghetta che il governo vorrebbe dare ai giovani. Cinquecento euro ciascuno a tutti, senza differenza fra chi ha i genitori che possono e chi no. E senza differenza fra regioni più ricche e meno ricche. Per la cultura, dovrebbero servire. Comprarsi libri, frequentare musei, andare a teatro. Nel Paese in cui i giovani non leggono più di un libro l’anno. E che ha il minor numero di laureati e diplomati in Europa.La liceale di Bologna dice che la paghetta sarà benvenuta, anche se i suoi già gliene danno una mensile per conto loro. Che le basta, si compra le sue cose, le fa vivere il suo tempo libero.

Vuole iscriversi a giurisprudenza, studiare relazioni internazionali. Il ragazzo di Napoli frequenta la palestra di judo a Scampia, quella del maestro Maddaloni che ne ha tolto tanti dalla strada e già sfornato campioncini mondiali. Non ha potuto continuare a scuola, la paghetta sarà una manna perché non ha mai voluto chiedere ai suoi: per non metterli in. imbarazzo. Il suo sogno è vincere le Olimpiadi. Ma più che la paghetta, dice che vorrebbe lavoro: quello serve.

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