di Vito Sutto

La città di Trieste,  gioiello del mare Adriatico, e’ una viva rappresentazione della civiltà asburgica per la sua architettura e la sua urbanistica studiata dai professionisti di Maria Teresa d’Asburgo e si esprime soprattutto in quello che si chiama ancor oggi il borgo teresiano.La piazza Unità d’Italia da sola meriterebbe una visita, ma in questi giorni un motivo in piu’ mi induce a suggerire ai lettori di Ondadelsud il capoluogo del Friuli Venezia Giulia.

Una grande mostra evento merita visita e lettura approfondita: si tratta della personale di Steve Kaufman, vissuto dal 1960 al 2010. Il principe della Pop art, cosi fu definito, viene proposto  a Palazzo Costanzi, un edificio alle spalle del celebre Municipio triestino di piazza Unità, fino al 21 settembre.

Firmata dal Comune di Trieste, da Vittorio Sgarbi e ancora da Diana Vacher, Caterina Tosoni e Alberto Panizzoli la mostra offre trenta opere del genio pop. I richiami alla  Coca Cola, alla celebre Marilyn, a Superman, ad una disincantata Mona Lisa con ipod e Coca Cola, sono solo alcuni esempi della genialità scanzonata della pop art di Kaufman.

Il collezionismo super accessoriato non puo’ rinunciare a Steve, ma nemmeno il pubblico giovane e meno giovane dovrebbe perdere questo evento di un celebre artista che tramite la grande avvenntura del Club 57 di New York (pensate a Keih Haring), raggiunse Bill Clinton e Frank Sinatra di cui ci consegna stupendi ritratti.

La pop art è la dimostrazione concreta nella creatività, che gli spazi vitali dell’esistenza accendono e spengono parabole consumistiche, in un mondo caratterizzato dalla produzione dal mercato e dal consumo spicciolo, quello che coinvolge ogni persona nella quotidianità. Le evidenze del mercato, le contraddizioni e gli inevitabili sprechi si coniugano con modelli cult, irrinunciabili, ma non per questo consacrati.

Al contrario su di essi pesa la consapevole ironia di Kaufman che devasta gli schemi consolidati anche dalla storia dell’arte (si pensi a Mona Lisa) raddoppiando lo sconcerto del visitatore che deve superare tutte le barriere intellettuali del perbinismo estetico per apprezzare la genialità dei figli non minori del pop.

La dissacrazione è il territorio su cui si fonda la convinzione che non ci sono modelli assoluti ne’ nella letturatura ne’ nella musica e naturalmente nemmeno nell’arte visiva, dove trovano rifugio invenzioni e “contusioni”, contaminazioni e accensioni cromatiche folgoranti come questo Steve Kaufman che viene consegnato alla storia

 

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