di Antonella Musitano

prof.ssa Antonella Musitano

Un vecchio detto recita “l’occasione fa l’uomo ladro” e probabilmente molti giornalisti non resistono alla tentazione, quando devono parlare della Calabria, di definirla  terra di “ndrangheta”, giusto per mettere subito le cose in chiaro, o, secondo gli ultimi “aggiornamenti” terra di “Gomorra”. Può darsi che tra non molto su qualche dizionario aggiornato della lingua italiana alla voce “Calabria” troveremo la seguente spiegazione: terra di “ndrangheta”.Oltretutto, po’ di fango in più su una terra già abbondantemente infangata, specie sui media, cosa volete che sia! E poi, l’onore di due pagine su un quotidiano come La Stampa, in cambio di un po’ di fango sembra un cambio davvero vantaggioso. Chissà se simili pensieri hanno scalfito la mente di Guido Ruotolo quando ha scritto l’articolo “La via della morte nella Calabria che sembra Gomorra” uscito sul quotidiano La Stampa il 10 marzo 2014. “Probabilmente” nooooooo, ma l’effetto è in linea con lo stereotipo che ormai tutti i media danno in pasto quotidianamente della Calabria…….perché questa immagine “tira”.

Certo, l’alchimia “ndrangheta – Gomorra” è davvero originale, o esplosiva, dipende dai punti di vista, ma è probabile che l’associazione di idee la insegnino anche alle scuole di giornalismo, e questa associazione di idee è immediata e degna del “miglior giornalismo”. Se è così allora cominciamo a associare altre idee, cominciamo a denominare altre terre con altri stereotipi, per fare qualche esempio: la terra di Firenze, potrebbe essere terra di mostri ( mostro di Firenze), la terra di Verona terra di serial killer (caso Stevanin), o terra di orrori neonazisti ( gruppo “Ludwwig”), la terra di Genova, terra di assassini seriali (caso Donato Bilancia) e così via.

La verità è che non c’è una terra di “ndrangheta” o “Gomorra”, o di mostri o di assassini seriali o di razzisti, ci sono persone che sono assassini, mostri, killer e generalizzare significa condannare due volte le persone che vivono in determinati territori.

La verità è che l’articolo in questione sembrava dover affrontare una allarmante questione: l’elevata incidenza di tumori ad Africo, un paese della Calabria, ma è diventato l’occasione per una ampia dissertazione sulla “ndrangheta” con la criminalizzazione di un territorio, che è già vittima di “ndrangheta”, di quella “ndrangheta” che un paese civile avrebbe potuto e dovuto combattere per dare sicurezza e speranza  ai cittadini.

Forse l’autore dell’articolo avrebbe potuto (anche sulla scia delle rivelazioni di Carmine Schiavone sulla Terra dei fuochi) fare qualche accenno agli strani connubi che hanno ruotato e ruotano intorno agli affari e al traffico dei rifiuti, avrebbe potuto dire che se c’è una “Terra dei Fuochi” anche in Calabria, c’è una Terra e industrie e poteri forti complici che disegnando affari illeciti si sono arricchiti trasformando la bella terra di Calabria in una discarica, avrebbe potuto parlare del silenzio-assenso di quei poteri che avrebbero dovuto vigilare, ma forse, questo non avrebbe meritato due pagine su “La Stampa”!!!!!!

 

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