di Francesco Romano

La posizione di molti di questo variegato mondo meridionalista che ben si conosce, non è solo quella

di evitare conflitto tra i diversi movimenti del Sud, ma di sentirsi parte di ognuno di essi, fuochi, per continuare ad usare la metafora, di uno stesso incendio.

Non si conosce bene la storia delle vicende attraverso cui si è andata sviluppando la grande guerra del brigantaggio, e per questo si sollecita il pensiero e i dotti scritti di Valentino Romano, ma da quello che se ne sa non ci pare che le diverse bande si combattessero tra di loro.

Sapete quanto si ritenga esiziale e affligga la divisione, tanto più quando essa tende a diventare endemica, nascendo da una non adeguata consapevolezza del ruolo (di servizio) nel difficile processo di riscatto di questo territorio.

Purtroppo risulta disastrosamente evidenziata dalla presenza nell’attuale competizione elettorale di due liste omologhe e concorrenti, credo con grave danno per la “causa”.

Che si cerchi almeno di farsi il minor male possibile.

Michelangelo riteneva che la forma fosse già presente, in tutte le sue rifiniture, all’interno del blocco di marmo da scolpire e che ne fosse dunque prigioniera.

Il compito dello scultore era quello di liberarla, liberare il concetto, eliminando la materia in eccesso. La sua ricerca sulla scultura si basa tutta su questo pensiero.

E ogni meridionale è proprietario di un pezzo di marmo che deve tirar fuori la sua parte della scultura.

E deve tirarla fuori eliminando con certosina pazienza il marmo in eccesso. Cosa che sino ad ora sembra che i meridionali non riescano a fare, “eliminare” quella parte che non permette di vedere l’opera.

Prima di tutto la partitocrazia, e con questa sembra che non ci siano grossi problemi perché questi si eliminano da soli.

Chi più preoccupa sono quei meridionali che si affidano a pezzi di marmo non puri e che pretendono ugualmente di fare la loro scultura. Difficile che riconoscano questo.

Lo smarrimento porta anche a un certo pessimismo, lo stesso che pervase il nostro Michelangelo in occasione dell’opera “La Pietà Rondanini” una statua dall’impatto notevole, ma non rifinita, lasciata solo abbozzata. Michelangelo ci lavorò su fino alla morte, non ne era mai soddisfatto, l’anima non riusciva a liberarsi.

Ma di Michelangelo ce n’è uno solo. E non essendo dei Michelangelo abbiamo il sacro dovere di riuscire a liberare l’anima.

Attenti però a liberare quest’anima, che si faccia attenzione che non sia una “venduta” al diavolo.

Si può solo dire “andiamo avanti”

Ed è con questa speranza che si dovrebbero affrontare le prossime elezioni europee. E chissà che non vengano da qualche parte degli inaspettati piccoli aiuti. Una per tutti. Dimezzamento delle firme necessarie per la partecipazione alle elezioni.

La presentazione anche di una delle liste concorrenti sarebbe una inaspettata circostanza per far sentire la voce meridionale o duosiciliana che si voglia attraverso qualche piccolo spazio televisivo che dovessero concedere.

Allora sì che la voce di quest’altra Italia potrebbe venir fuori con dei decibel inaspettati.

 

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