di Giuseppe Corapi

Si consideri il peso esercitato dalle Fondazioni in due colossi bancari italiani: in Intesa-Sanpaolo il 9,8%

è in possesso della Compagnia di San Paolo, il 4,6% da Cariplo e il 4,1% dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, mentre in Unicredit il 4,6% è detenuto da Cariverona e il 3,6% dalla Cassa di Risparmio

di Torino. Tutte fondazioni del nord.Per comprendere meglio tale dinamica, è utile fare un esame. Cariverona è primo socio di Unicredit, poiché ne controlla il 4,6%. Su una trentina di membri del consiglio generale della Fondazione, ventidue sono nominati dagli enti territoriali: quattro dal sindaco di Verona (Veneto), uno il primo cittadino di Legnago (Veneto), uno il presidente della Provincia di Vicenza (Veneto), uno il sindaco di Feltre (Veneto) e gli altri sono indicati dalle Camere di Commercio locali (Veneto).

Poiché i casi citati sono tutte realtà amministrate dalla Lega e le Camere di Commercio risentono della lottizzazione imposta dal governo regionale veneto (quindi da Zaia), si capisce come i piani alti della fondazione veronese, e di conseguenza anche di Unicredit, siano pesantemente condizionati dalle volontà del Carroccio.

Tuttavia è possibile leggere il fenomeno anche invertendo i termini della questione. I consiglieri di amministrazione di Unicredit possono esercitare forti pressioni sugli esponenti politici locali in modo da ottenere un assetto a loro favorevole grazie alle scelte operate dagli enti territoriali in seno alle Fondazioni.


Prendiamo il caso della Fondazione Banco di Sicilia, che pure ha una storia peculiare rispetto alle altre fondazioni : ad essa spettava il 60% del capitale sociale di una banca territoriale come il Banco di Sicilia, istituto di diritto pubblico; oggi, dopo il passaggio intermedio in Capitalia, un’impresa nazionale di dimensioni medie, ha in mano appena lo 0,60% del capitale di una grande impresa multinazionale come Unicredit S.p.A. Il principio fondamentale della globalizzazione finanziaria, l’assoluta libertà di movimento dei capitali, fa sì che i flussi vengano indirizzati laddove maggiori siano le occasioni di valorizzazione. Quindi nessun capitale arriverà mai al sud.

In un momento in cui sembrerebbe che vi sia la possibilità di un reale cambiamento nelle amministrazioni di alcuni importanti enti locali settentrionali, bisognerebbe ricordare che non è attraverso la nomina di nuovi amministratori nelle fondazioni, presumibilmente scelti all’interno di quella tecnocrazia trasversale che oggi governa i flussi finanziari, che può passare un tentativo riformatore di un sistema che nell’ultima crisi ha manifestato tutte le sue possibili contraddizioni.

In definitiva: Ben venga una riformulazione delle fondazioni bancarie e non una demolizione come vuole e spinge, l’economia liberista, ma che tenga conto che non si può affidare il controllo delle fondazioni di banche nazionali come Unicredit, Intesasanpaolo e Montepaschi a gente nominata dalle autonomie locali del nord come fin ora successo. In altre parole il partito nordocentrico ti nomina membro della fondazione e tu, amministratore, fai gli interessi del luogo che ti dico io.

Non si può non rilevare che il punto di contatto tra il potere politico nordocentrico ed il sistema creditizio italiano siano in perfetta simbiosi. E tale stato si é aggravato negli ultimi anni dopo l’approvazione della famosa legge Amato del 1990 che di fatto ha consegnato le maggiori banche Italiane alle autonomie locali del nord mediante le loro fondazioni.

Le fondazioni quindi non rappresentano il male assoluto ma ci vorrebbe forse un’altra “legge Amato” che finalmente si accorga che le fondazioni sono nate per promuovere lo sviluppo e la crescita dei territori su cui insistono e sono radicate, tenendo anche presente che gli utili delle banche sono anche frutto della raccolta dei duosiciliani su cui gravano interessi passivi diversi da territorio a territorio.

E per questo si spera che il popolo meridionale capisca una volta per tutte dov’è l’inganno per renderli ancora una volta subalterni a quei territori più ricchi.

 

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