di Lino Patruno

Sì, è proprio gennaio il più faticoso dei mesi. E non solo perché sbuca da feste all’italiana che, più che feste, sono una paralisi. Niente campionato di calcio mentre in Inghilterra hanno giocato anche il 26 dicembre (da noi la B è scesa in campo il 27, ma per riprendere il prossimo 17). Tutto fermo alla Rai, che ha riproposto saldi come il “Libro Cuore” col maestro Peppino De Filippo benché continuasse a incassare il canone.Vietato ammalarsi per evitare il deserto in ospedale. Non ci fosse stata la scossa elettrica di Checco Zalone, sarebbe rimasta solo la malinconia della ripartenza dei figli verso le città lontane dalle quali erano tornati.

Fatica a cominciare dalla Puglia, dove tutto il disordine possibile regna sotto il cielo. Bloccati in agonia gli ulivi della Xylella senza che nulla faccia capire cosa potrà succedere. Senza che nulla faccia più capire cosa li ingiallisca se i magistrati smentiscono gli scienziati e gli scienziati messi sotto accusa lasciano strada chissà a chi. Nell’incubo di una primavera che completi silenziosamente il disastro e di una giustizia incapace di decidere rapidamente sul molto grato batterio. E mentre chi vorrebbe suo malgrado tagliare è preso per killer e chi non vuole tagliare è il buono a prescindere senza però alcuna alternativa dagli uni e dagli altri.

Fatica in Puglia per la Tap, il lungo tubo che dovrebbe portare il gas dall’Azerbajan. Il cui contestato approdo a Melendugno è rimesso in discussione mentre i sondaggi in mare continuano e mentre l’ipotesi di spostamento a Brindisi è solo una ipotesi. Chissà se tardiva, dopo anni in cui una convinta diversa proposta non è arrivata essendo invece arrivato il no di qualsiasi altro sito vociferato. Col rischio che si finisca per avere un tubo ma non il gas come proprio a Brindisi si è avuto lo sfregio di una piattaforma di cemento senza il rigassificatore che vi si doveva installare. Mentre il governo progetta un decreto che superi sia lo stop dei magistrati per la Xylella sia le resistenze della Regione per la Tap. Con uno scontro fra istituzioni tanto dannoso quanto ormai elemento consueto del paesaggio fra Bari e Roma, fra il governatore Emiliano e il premier Renzi.

Fatica in Puglia per l’Ilva di Taranto, indirizzata tanto verso la vendita a privati quanto verso un domani che le anime belle tranquillamente nonescludono di chiusura punto e basta. Ilva per la quale Emiliano sogna un addio al carbone che la converta a gas liberandola dai veleni. Progetto contagioso e immaginifico ancorché di un futurismo forse troppo remoto per non fare i conti col frattempo. Mentre il calo della produzione ferisce tutta l’economia e l’occupazione regionale non procedendo nel contempo la bonifica a ritmi sufficienti. In una corsa all’indietro che prima o poi potrebbe essere disastro sociale.

Fatica in Puglia per gli ospedali sotto minaccia di tagli che ormai da tre consigliature fanno parte del paesaggio della politica regionale soprattutto quando poi non si fanno. Fra proclami e dietrofront per non perdere voti. Fra campanilismi e mentalità del reparto da presidiare e della poltrona da difendere. Mentre la sfiducia di chi vi si deve ricoverare è seconda solo alla Calabria. E fatica in Puglia per le conseguenze della disdetta di quell’accordo con Ryanair che le ha dato sia voli da boom turistico sia la perenne polemica di una pratica sospetta senza gara pubblica. E fatica in Puglia per l’abbandono annunciato di quei “Bollenti spiriti” che per tanti giovani Archimede locali hanno creato lavoro seppur anche qualche illusione. Cancellazione forse anche opaco effetto di una resa dei conti politica col passato della quale agli interessati non importa nulla.

Ma gennaio non si porta solo i malaugurati affanni di una regione pur alla moda che vanta l’ultimo premio Strega, una agguerrita armata di scrittori da classifica, le due tenniste che hanno conquistato l’America, il giovane cantante che ha sbaragliato XFactor, il regista e l’attore che sbancano i botteghini. Si porta un Sud con grandi firme dei giornali finalmente scandalizzate per le condizioni in cui è lasciato, università comprese. Ma senza mai fare il passo in avanti verso la denuncia delle responsabilità nazionali di chi così lo lascia. Uno sforzo in più che comprometterebbe.

E’ un Sud, tanto per non cambiare, ancòra beffato da presunti inediti piani e da sbandierati incentivi economici che deve però pagarsi con i soldi europei che già gli spettavano. Così come deve pagarsi treni e strade con i soldi europei già suoi e che semmai dovevano aggiungersi a quelli nazionali spesi invece e come sempre altrove. Ti diamo a spese tue. Queste le sofferenze del faticoso gennaio. Se la Puglia un po’ se le cerca per conto suo, il Sud deve sempre ringraziare altri per disgrazia ricevuta.

da: La Gazzetta del Mezzogiorno (8 gennaio 2016)

 

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