di Michele Ladisa

Questo 6 settembre 2016 è sicuramente un’altra giornata storica per il M5S. Dai trionfi ai tonfi, non c’è che dire.

La parlamentare Paola Taverna ha diffuso in rete, di primo mattino “ l’orgoglio e la grandissima gioia per la legge (la prima) sugli screening neonatali tutta  targata Movimento 5 Stelle. Toni trionfalistici giustamente usati dalla parlamentare penta stellata, che ha sottolineato “la legge entrerà nei livelli assistenziali di tutte le regioni, senza più distinzioni”. Questo ovviamente sulla carta.  Noi staremo a vedere , felici che per una volta qualcuno abbia imposto l’attuazione di una legge valida anche per le disgraziate regioni meridionali, come se le altre leggi non avessero mai avuto la stessa valenza.

E sin qui viva il Movimento 5 Stelle, viva Paola Taverna.

Roma mafiocapitale, Romaladrona, Romalobbysta, Romarraffona, insomma Romaimperodelmale,  racconta ancora il guazzabuglio politico della nuovissima giunta capitolina a cinquestelle, fatto di dimissioni in massa di neo assessori e indagini della magistratura.

Sì, è vero, i nemici del movimento grillino sono veramente tanti e fra questi l’informazione mediatica di regime è parte attivissima. Per questo, in questi giorni, avevamo il dovere di passare al setaccio con maglie strette, ogni sorta d’informazione o di mala informazione della stampa e delle televisioni al riguardo del caos romano. Grazie al setaccio, tutto appariva una vera imboscata mafiopolitica ai danni del M5S, premeditata da chissà chi e chissà da quanto tempo.

Ma all’ora di pranzo di questo giorno glorioso nell’anno delle misericordia, la sindaca Raggi ha ammesso candidamente che nella sua Giunta, l’assessora Paola Muraro è, sì, indagata da qualche tempo. Di questo i vertici del Movimento erano informati, tra cui, udite udite, l’on. Paola Taverna, quella della legge sugli  screening neonatali.

Forse avremmo dovuto allargare le maglie di quel setaccio.

Oggi, giornata memorabile più che storica,  crollano di colpo tutta una serie di “credo” nei penta stellati, proprio loro che fanno dei regolamenti interni una ragione esistenziale. Come per la norma sugli indagati. Per Grillo & C. basta essere tali che non si è candidabili. Oggi invece nemmeno c’è certezza sulla rimozione di un assessore: i grillini, proprio come quella ciurmaglia di pidiessini e berlusconiani, hanno bisogno di leggere le carte delle indagini per poi “valutare”, “discutere l’opportunità”, “decidere”.

Al buon Giuseppe Di Bello, il noto potentino dal passato a 5stelle, paladino nella guerra antitrivelle e all’inquinamento lucano, fu negata la candidatura (forse vincente) alla presidenza della Regione Basilicata.  Di Bello era “reo” provvisorio   per “diffusione di segreto d’ufficio”, cioè per aver divulgato i dati dell’inquinamento del Lago del Pertusillo che disseta e/o avvelena  milioni di persone  (sic!) . Peccato che poi il Di Bello fu letteralmente assolto in cassazione.

All’epoca,  Grillo dichiarò l’incandidabilità del Di Bello e non volle leggere le carte, né quelle del “reato” né  quelle che attestavano apertamente l’inquinamento del Pertusillo.   Strano, molto molto strano.

Insomma, per quel che possano riguardarci le porcate romane, filo romane e padane, dovremmo sottrarci da ogni commento. Ma contiamo su una riflessione profonda dei tanti grillini di casa nostra,  soprattutto di quelli che pur definendosi “briganti” ritengono di risolvere la questione “Due Sicilie” sotto la bandiera del grillismo.

Poi, in fondo, anche in questa ormai paradossale situazione  “ chi vuol essere lieto, sia”, avrebbe canzonato Lorenzo de’ Medici.   Ma almeno che si ammetta  “di doman non c’è certezza”, ma proprio nessuna, aggiungiamo noi, che Grillo dir si voglia.

 

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