di Lino Patruno

Va bene, Briatore sarà pure digeribile come un ragù a merenda, ma i talebani di Internet non devono

esagerare. E più che definirlo cafone arricchito, gli andrebbe riconosciuto che si è fatto da solo il suo successo. E spiegargli piuttosto perché là Puglia non vuole diventare una di quelle coste Smeralda che piacciono a lui. Benché battezzi con lui un suo locale-spiaggia extralusso che dovrebbe aprire l’estate prossima a Otranto, dimostrazione che si può vivere sia di Porto Cervo che di masserie che nessun vip tappezzato di soldi potrà mai inventare.

Fosse per Briatore, il Salento dovrebbe dire basta ad alberghetti, ville e casette con letti sgangherati e sedie traballanti, agriturismi e B&B che portano solo un turismo straccione.

Perché non danno occupazione. Piuttosto ci vogliono alberghi cinque stelle perché c’è gente che in vacanza spende anche 10-20mila euro al giorno ma si aspetta porti per i propri yacht, superstrade e tanto divertimento. Insomma quelli delle riviste per parrucchieri. Che non è vero che non rispettano l’ambiente, perché chi va per mare in barca sarebbe molto più attento di quelli con la colazione al sacco.

Che la ricchezza crei ricchezza, non c’è dubbio. Lo diceva anche Marx. Quindi i discorsi da centri sociali sono più attuali del treno a vapore. Il fatto è che anche ì ricchi oggi dovrebbero piangere, un po’, visto come molti di loro hanno combinato il mondo. E il fatto è che la ricchezza alla Briatore difficilmente finisce a quelli che non sono Briatore tranne le mance. E che se fai il conto di quanto questa compagnia di giro prende senza tanto lasciare dove sbarca, il saldo è spesso negativo. Sono il modello ipermercati che assumono cassiere e si portano i profitti. Il modello delle cittadelle esclusive e recintate. Con capitali internazionali tanto sfuggenti quanto opachi.

Basterebbe rinunciare a questo qualcosa e dire: no, grazie. Perché c’è anche un altro modo di essere ricchi senza essere Briatore. Una ricchezza che non è il jet set allergico a prati e musei ma in overdose di movida. E’ quella, per intenderci, di Borgo Egnazia, il resort di Savelletri eletto migliore del mondo. Dove magari ricchi meno pacchiani non si divertono senza pietà. E vogliono tutt’altro che essere paparazzi i per il gossip. Anzi ci viene Madonna e i proprietari non ne parlano neanche sotto tortura. E ci vengono tanti altri che non è che si annoino se non hanno il Billionaire. Ma, pensa tu, vanno in giro per borghi incantati che non sono le feste con bagno nello champagne ma un segreto unico e irripetibile della regione da saper cogliere. E vanno in giro per ristorantini di orecchiette e rape più che di caviale.

Insomma il turismo può vivere di Briatore ma anche di una ricchezza senza lusso alla Briatore. E questi diversamente ricchi che si acquattano nei trulli e non nei superluxe non è che non potrebbero permettersi la Versilia o Montecarlo. La Puglia non è la Sardegna dall’interno bellissimo ma spopolato. Non è, come è stato detto, un luogo creato dal nulla e cresciuto nei nulla come una Dubai. La Puglia è terra di civiltà antica. Un felice matrimonio fra globale e locale. Fra tradizioni che non sconfinano nel pittoresco e ospitalità che ti fa sentire di casa e partecipare ai suoi giorni. Capace di trasmettere conoscenza che non sia solo sagre. Senza per questo rifiutare il mito mediatico che i soliti noti creano, e di fronte al quale solo gli stupidi arricciano il naso. Il mito che ha creato la nuova Puglia turistica è molto figlio di cinema e tv Ma anche di un senso della vita sparito altrove. E di una misura che non urla.

Quindi non spariamo su Briatore e Briatore non spari su di noi, e amici come prima. Piuttosto, piuttosto. La Puglia ha ancòra numeri da principianti del turismo ma è il nuovo oggetto dei desideri. I desideri però alla lunga non reggono senza gambe e mezzi. Senza, è vero, aeroporti e autostrade. Se una Canne della Battaglia chiude di domenica ad agosto. Se hai un Castel del Monte ma non riesci a far parcheggiare. Se anche i navigatori impazziscono con una segnaletica da disturbati mentali. Se in una Gallipoli dormono in spiaggia o in strada. I desideri alla lunga non reggono se una Notte della Taranta rischia di finire in orgia senza più tracce di cultura popolare. Se a Bari le informazioni turistiche chiudono all’ora di pranzo. Se a Bari non si possono visitare né Petruzzelli né palazzo dell’Acquedotto. Se un porto di Otranto deve aspettare dieci anni pur senza un euro pubblico. Se a Matera (solo per allargarci un po’) la prossima capitale europea della cultura sta portando più litigi che visitatori. I desideri non reggono a scarsi servizi e a prezzi da pirati.

Conclusione. Si fa presto a dire gentilmente (e giustamente) no a Briatore. Si fa meno presto ad evitare che anche il treno del turismo si perda, dando magari le colpe sempre agli altri.

Da: La Gazzetta del Mezzogiorno (23 settembre 2016)

 

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