“l’esito referendario evidenzia i confini delle Due Sicilie”

di Michele Ladisa

I guru della letteratura sudista o duo siciliana che dir si voglia, questa volta hanno avuto ragione e possono cantare vittoria.
Dalla tribuna congressuale del Movimento Duosiciliano, infatti , Lino Patruno, profeta in patria, auspicò “un grande NO per bocciare la riforma delle politiche del nord con i voti del sud”. Così è stato.
Valentino Romano ed Enzo di Brango parlarono dell’esigenza di un NO meridionalista come “ uno scatto d’orgoglio e di indignazione” e come “moto che aiuta il meridione”.
Queste dichiarazioni furono letteralmente condivise e fatte proprie dal MDS, riepilogate in un volantino, diffuse a tutto campo in rete, distribuite in vari luoghi del territorio ex Due Sicilie.

frontespizio del volantino MDS

C’è dunque da esser fieri della clamorosa bocciatura di una rivoluzione costituzionale che avrebbe colpito a morte quella scalcinata parvenza di libertà concessa al territorio del sud con l’attuale costituzione del ’47. Un risultato che, ancora una volta, conferma la netta differenza di valutazione politica, tra le varie aree dello Stivale di ogni provvedimento romano. Così è da sempre.
L’ omogeneità del voto nel territorio duosiciliano è qualcosa di straordinario. Infatti è sembrato che, d’un colpo, i duo siciliani si siano ricordati di essere stati un sol popolo, un territorio “uno” e Stato a sé stante. Guardate un po’: dall’Abruzzo alla Sicilia, ogni attuale Regione ha bocciato la riforma con non meno del 60% sino a oltre il 70%. Con questo voto i “meridionali” si sono riconosciuti tra loro e, anche involontariamente, hanno ridelineato i vecchi confini preunitari, confermandoli.
La valenza di questo risultato è evidente laddove, proprio in quei territori posti oltre i confini a nord dell’ex Regno, oggi Abruzzo, la bocciatura è stata timida come in Umbria con solo il 51% e nelle Marche con il 55%.
Nel resto del bel paese, regioni centrali e settentrionali, l’esito in percentuali è stato scomposto e non uniforme: dal poco più del 50% umbro alla punta massima del 63% laziale, tra l’altro sconvolto dagli sconcertanti “sì” di ben tre regioni significative come nel caso della Toscana, dell’Emilia Romagna e del Trentino Alto Adige.
Molti commentatori hanno subito dato l’allarme: il sud risponde così a causa dell’abbandono e del disinteresse politico di Renzi & company. Non hanno capito una mazza. In questo Renzi non c’entra un tubo vista la sua incredibile maratona referendaria fatta di promesse corruttive arcimiliardarie a favore dei nostri territori:

Renzi e la Boschi, valigie veramente pronte ?

- Alla Sicilia 5 miliardi e 750 milioni
- Alla Calabria 7,5 miliardi
- Alla Basilicata 2 miliardi e 602 milioni
- Alla Campania 10 miliardi
- Alla Puglia 2 miliardi e 71 milioni
- Al Molise 727 milioni
- All’Abruzzo 1,5 miliardi
Niente da fare, questa volta i terroni meridionali, spesso riconoscibili da un anello al naso, non ci sono cascati e si sono pure incazzati di brutto. Quindi il vaffa a Renzi & soci si è manifestato in modo esplosivo con l’esito referendario.
Insomma, se una marea di promesse in danaro non sono state sufficienti a comprare le anime dei duosiciliani pensiamo proprio che per lo Stato italiano si avvicinino tempi durissimi.
Noi cominciamo a credere in una nuova consapevolezza dei meridionali, in chiave duo siciliana. Non può essere altrimenti considerato che da decenni il sud ha sempre risposto nelle campagne elettorali in modo asservito e clientelare.
L’incazzatura però non è tutto né abbastanza. Il sud, se intende prima salvarsi e poi essere protagonista, dovrà farsi promotore di una proposta forte e seria per sé stessa, sostenuta da una forza politica propria e che prescinda dalle logiche partitocratiche nazionali.
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