di Lino Patruno

<Addò da scì?>, dove devi andare? Ha ragione Sergio Rubini a dire che questa non è solo un’espressione tipica barese,

ma molto di più e molto peggio. E’ una iniezione letale per scoraggiare chiunque si dia da fare. Per dire lascia perdere tanto non serve. Per condannare il Sud alla morte civile. Anzi al suicidio civile, perché a tentare di farlo morire provvedono da tempo tutte le politiche governative a suo danno. Così <addò da scì?> c’è chi lo ha detto a quanti si sono prodigati perché l’ormai mitico G7 della finanza occidentale a Bari andasse bene. Perché ci si può montare la testa se si dice che è stato un successo.

Tanto per cominciare, Bari dovrebbe considerare la grazia ricevuta. Perché negli altri anni l’incontro si è svolto in città come Londra, Washington, New York, Singapore, Tokio, Parigi, Mosca, Ottawa, Houston, San Pietroburgo. Non è solo provincialismo dire che far parte della compagnia vale (quasi) quanto un Superenalotto. Non tralasciando che per qualcuno di quei Sette, come è stato detto, Bari poteva essere al massimo il posto citato nel film <I ponti di Madison County>, Iowa. Dove Clint Eastwood, che durante la guerra aveva fatto il fotografo appunto a Bari, incontra Francesca Johnson (Meryl Streep) che a Bari era nata. E vai con un amore da valle di lacrime.

I ministri e i governatori delle banche centrali rappresentavano il 63 per cento della ricchezza universale, ancorché ricchezza a carte truccate. Perché con diseguaglianze tali che un dieci per cento può detenere di più del novanta. Poi va da sé che se li porti tra castello e lungomare, tra Bari vecchia e Petruzzelli, e dalla Magna Grecia ti arriva quella luce che forma le forme, anche il potente diventa impotente di fronte alla bellezza. Aggiungici il sortilegio di Matera, foss’anche in un trenino tanto romantico (perché a Matera le Ferrovie dello Stato disdegnano passarci). Mettici Polignano con le signore a cantare <Volare> sotto la statua del grande paisà Mimmo Modugno. Concludi con la magia silenziosa di Conversano e grazie che ci vogliono tornare. Saranno importanti, ma non fessi.

Ché neanche le orecchiette sono rimaste a guardare. Né da meno il panino mortadella e provolone col quale un impunito baresissimo vip di Bankitalia ha istigato (riuscendoci) il governatore della Banca europea, Draghi. Non si sa se sia comparsa la Peroni. Ma è meglio non citarla in una città della quale è un simbolo abusato per quanto ineguagliabile, non meno abusato della focaccia e del polpo crudo da succhiare come un babà. Diciamo una libidine come il calcio di Gianpiero Ventura, uno che da qui non si spianta più.

Sarà folclore. Diciamo meglio esperienza local da parte dei global, visto che ora il viaggio pretende essere appunto <esperienziale>, condividere gli usi del posto invece di essere spostati di qua e di là come babbioni. Tutto si tiene nel tempo dell’immagine. E se esportare significa anche raccontare se stessi, export fu. Nonostante quelli che si sono barricati in casa. O chi ha blindato negozi (comprensibile, visti gli spacciatori di paure). O i salici piangenti per tre giorni (tre) di strade bloccate. O chi ha preferito andarsene a Rosa Marina perché lì sai che vita.

Ma. Ma se Bari ne fosse uscita solo come la città nella quale parlano con la <o> chiusa. Se i baresi non si fossero liberati del complesso che gli hanno cucito addosso per farli vergognare come tutti i meridionali. Se questo G7 rimarrà solo un reperto da feste comandate, non ci sarà altro PuntoG del mondo a fare sconti. In una città in cui spesso le regole sono un optional da far rispettare (eventualmente) agli altri. E in cui non basterebbe quel buonuomo di san Nicola come <brand>, marca vincente, se la vista resta troppo corta, e gli utili pochi maledetti e sùbito. E si riprendesse a considerare il prossimo come un fastidio per i propri comodi. Un strada come doppia fila e un giardino come un picnic da carte oliate.

Il G7 a modo suo ha dimostrato che senza festa non si fa la festa. Che la città-evento è la vera città del mondo. E che nulla è più magnetico di una città nella quale una mostra, un festival, un concerto, un personaggio, una squadra, un prodotto, un libro accendano le luci della ribalta. E nulla è più magnetico di una città nella quale si abbia sempre la sensazione che succeda qualcosa. Prima di partire il turista scandaglia ciò che c’è e ciò che non c’è. E non può poi trovare spazzatura in strada e bus in ritardo. Perché il turista fa presto a orientare il Gps altrove. Che il sindaco e i suoi siano contenti, è giusto. E’ giusto che lo siano anche i cittadini meno catastrofisti. La <Carta di Bari> contro povertà e abusi sul Web potrebbe avere seguiti tali da essere ricordata sempre come ciò che è cominciato a Bari. Dopo di che Bari metta a frutto la lezione. E almeno per ora segnali gli <Addò da scì?> alla Protezione civile.

da: La Gazzetta del Mezzogiorno (19 maggio 2017)

 

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