Prof. Canio Trione

di Canio Trione *

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Nell’articolo uno della nostra Carta Costituzionale vengono evidenziati i sei concetti sui quali si fonda il nostro ordinamento: l’Italia, la forma Repubblicana, la democrazia, il lavoro, la sovranità popolare, l’ordinamento costituzionale come fondamento e come massima espressione di tutta la legislazione italiana. I giuristi si sono impegnati oltre ogni dire nella interpretazione del primo comma riempiendo scaffali di biblioteche. Ma una sola cosa è certa: il lavoro è elemento fondante del nostro ordinamento e quindi a nessuno può essere impedito di lavorare, né può essere limitata la libertà di lavorare. Il lavoro non è mai reato; non si può multare qualcuno per aver lavorato; l’etica e la prassi della economia e della politica italiana si fonda sulla somma dei milioni di apporti quotidiani dei lavoratori italiani. Si tratta di un principio di assoluta fermezza. Il lavoro nella nostra Costituzione riveste i caratteri della sacralità sia nel senso latino di intangibilità sia nel senso attuale di sacralità come vicinanza all’assoluto. Su questa sacralità del lavoro si fonda tutto il resto.

Quindi è da qui che si deve ripartire per la ricostruzione della morale politica ed economica nazionale distrutta da decenni di dominio della casta/cricca/banda/partitocrazia al potere. Ed è da qui che si deve ripartire anche per ragioni quanto mai attuali: come si esce dalla crisi sistemica e cronica nella quale ci siamo cacciati senza incentivare il lavoro, anzi mortificandolo e tenendolo in libertà vigilata?

Infatti oggi in Italia lavorare è esplicitamente vietato:

- Se sei lavoratore autonomo non puoi lavorare senza chiedere il permesso di iniziare una attività o di continuarla; un pizzaiolo ha bisogno di una quindicina di permessi, un meccanico ancora peggio. E in ogni momento una leggina, un regolamento comunale imposti dal bisogno di soldi delle Istituzioni pubbliche può revocare loro il diritto di lavorare. Il torto dei lavoratori autonomi? si sono costituiti in impresa e quindi sono potenzialmente produttori di lauti introiti e quindi sono sicuramente evasori da perseguire come si perseguono i ricchi e gli speculatori. Un immenso lavoro mediatico portato avanti dalla grande impresa e dal sindacato in aperta convergenza, ha imposto all’opinione pubblica l’equazione lavoratore autonomo=evasore. Quindi da sottoporre ad ogni sorta di controllo e di burocrazia: la libertà del lavoratore autonomo di lavorare è stata trasformata in libertà vigilata.

- Se sei un lavoratore dipendente non puoi lavorare se non sei iscritto o registrato da qualche parte; se poi sei extracomunitario e stai lavorando sei da incarcerare tout court e il tuo datore di lavoro, tuo correo, deve passare i guai anche lui. Per quello che la burocrazia ti fa credere essere il tuo bene presente e futuro devi sottostare a regole e prelievi enormi dalla tua busta paga che si traducono in indigenza, sottoccupazione e disoccupazione anche se vivi e lavori in aree ricche. Il lavoratore dipendente è un piccolissimo ingranaggio di una immensa macchina burocratica che vede e decide ogni cosa: egli non può neanche evadere le tasse perché altri le pagano per lui.

Non conta il fatto che stai contribuendo al benessere dell’intera comunità nazionale né che la Costituzione preveda espressamente la sacralità del lavoro. La Pubblica Amministrazione (che qualcuno erroneamente considera Potere autonomo al pari dei tradizionali tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario) ha voluto imporre questa sistemazione antidemocratica della questione lavoro realizzando uno svuotamento effettivo della sovranità popolare ed imponendo una limitazione oggettiva alla crescita economica e sociale dell’intera collettività per salvaguardare i propri interessi specifici. Sia la casta di sinistra che quella di destra si sono inchinate alla dittatura della Pubblica Amministrazione senza fiatare di fronte a cotale disastro civile.

L’anteposizione dell’interesse della Pubblica Amministrazione, meglio chiamata burocrazia, all’interesse collettivo avrebbe dovuto trovare un limite nella politica e nelle Istituzioni: gli eletti avrebbero dovuto elevare un argine compatto a questa straripante e perversa invasione di negatività; invece la politica si è fatta comprare dalla prospettiva di lucrare importanti fette di potere. E le Istituzioni? avrebbero dovuto accorgersi dell’invasione di campo della P.A. in ambiti propri del Potere giudiziario. E invece nulla.

L’alibi di limitare la libertà di lavorare con giustificazioni quali la sicurezza sul lavoro, la previdenza, e altri, è visibilmente una foglia di fico che nasconde la sostanza visibile a tutti: la burocrazia vuole soldi, fette sempre maggiori del tuo lavoro per perpetuare il suo controllo su di te; controllo che ha un costo perché hanno un costo i controllori, cioè i burocrati.

Il lavoro è quindi ammesso solo se strettamente vigilato e quindi il lavoratore è in libertà vigilata. Chi paga tutto questo? I lavoratori in termini di disoccupazione, trattenute sul salario, salari da fame e condizioni lavorative terribili senza certezze di durata e sempre soggette a controlli e quindi sempre vicine ad essere dichiarate illegali. Coloro che percepiscono redditi da capitale però, almeno direttamente, non subiscono tali limitazioni di reddito e di libertà; tutti quelli che riescono a svincolarsi da questa situazione di libertà vigilata perché sono finanzieri o detentori di importanti o meno importanti capitali immobiliari non subiscono tale limitazione e quindi è evidente che il Nord è meno danneggiato del Sud dagli effetti di tale colpo di Stato realizzato dalla burocrazia a danno dell’ordinamento democratico sancito dalla Costituzione.

La stragrande maggioranza del reddito prodotto (e producibile) al Sud è realizzato dal lavoro perché qui manca il capitale tecnico ed umano investito; così alla ingiustizia palese subita dai cittadini lavoratori chiaramente colpiti direttamente dallo strapotere della burocrazia si aggiunge quella della disuguaglianza territoriale per la quale quote sempre più importanti di reddito vengono trasferite dal Sud al Nord a mezzo della fiscalità esplicita od occulta sul lavoro sia esso dipendente sia esso autonomo.

Il principio inscalfibile, inalienabile e granitico su cui si fonda ogni comunità che vuole crescere è chiaramente scritto nella nostra Costituzione: il lavoro è sacro e va rispettato da tutti e sempre, chiunque lavori. L’aver permesso alla burocrazia di anteporsi alla dignità etica ed umana dei lavoratori è sicuramente l’inizio della fine del nostro modello di sviluppo e della democrazia per la quale i nostri padri hanno lottato e pagato prezzi enormi.

* Economista

 

4 Responses to “Ministro Tremonti, il lavoro è sacro e non è mai reato”

  1. F. A. Schiraldi scrive:

    La deriva burocratica in tutte le sue forme è da tempo una palla al piede del Paese, la politica ci sguazza ed evita di intervenire come si dovrebbe perché evidentemente gli fa comodo così, il risultato è una nazione “bloccata” dove la competitività non riesce a fare passi in avanti, gli investimenti sia interni che esteri latitano resi timorosi dai tanti lacci e lacciuoli che non si riesce a disboscare (non ultimi gli impedimenti posti soprattutto al Sud – che ha tanto bisogno di investimenti e infrastrutture – dall’effetto nimby)…servirebbe finalmente una sterzata, invece stiamo pensando ad un assurdo federalismo di facciata solo per soddisfare il biasimevole egoismo della parte più rozza e retrogada della Penisola

  2. uccio scrive:

    Un bel articolo,il vero problema e’ che in ITALIA i nostri politici non hanno ancora capito che il lavoro.va tutelato con formazione e informazione,per migliorare le aziende a crescere.Ma ti ritrovi lo STATO contro che manda controlli,economia le banche che ti chiudono la porta in faccia,siamo scollegati,ognuno per se’ DIO per tutti.Per far sviluppare la nostra economia
    bisogna stare insieme,creare una sinergia,con STATO,banche,imprese,per mettere al primo posto i diritti di chi lavora,con i doveri,e’ insieme rilanciare l’economia.

  3. Filippo scrive:

    Sono assolutamente d’accordo. La burocrazia di questo sistema statale è ormai un mostro, una gigantesca “piovra” che bisogna assolutamente distruggere

  4. canio scrive:

    sulla burocrazia serve una riflessione più approfondita.
    essa non è solo uno strumento inefficiente dell’Ente pubblico. ormai è un Potere (al pari di quello legislativo, giudiziario ed esecutivo) che si autodetermina condizionando anche gli altri Poteri dello Stato.
    quindi è necessario capire che le sue logiche -ampiamente rafforzate dai mezzi tecnologici odierni- stanno strangolando il Sud ma possono strangolare anche il Nord.
    la stessa libertà che abbiamo studiato a scuola (quella che finisce lì dove inizia quella dell’altro) in realtà è divenuta libertà “vigilata” dal Grande Fratello della burocrazia; cioè una libertà che finisce dove vuole la burocrazia cioè dove inizia il suo potere.
    esattamente come accadeva con le monarchie assolute e le dittaure…

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.