Solo qualche mese fa i giovani “indignados” spagnoli aprirono le danze, occuparono per molti giorni Puerta del Sol di Madrid. Gli indignados, che hanno finito per battezzare con lo stesso nome tutti i fenomeni simili planetari, chiedevano e chiedono certezze per un futuro che all’orizzonte vedono come potrebbe vedersi ad occhi nudi un ago nella palla solare.
Dalla Spagna, i cosiddetti indignados si sono sollevati in Cile, in Israele sino alla casa dei padroni del mondo, gli USA. Qui la protesta si è fatta ancora più viva. A New York, dal ponte di Brooklyn sino a toccare la sacralità di Wall Street, poi Washington dove i manifestanti hanno portato la protesta nei pressi della Casa Bianca, a seguire Los Angeles, Chicago, Seattle. Insomma il grande sogno americano si sta trasformando in un incubo con drammatico risveglio nella realtà delle cose. Solo a New York 700 arresti. L’emblema delle indignate proteste è nelle parole di questo intervistato: “non è una protesta contro la polizia di New York. Non siamo anarchici, non siamo hoolingas. Ho 48 anni – ha spiegato il dimostrante alla Bbc – l’1% della popolazione controlla il 50% della ricchezza degli Stati Uniti” (ANSA).
Già, il nocciolo è proprio qui: l’1% dei popoli che controlla il mondo, la tua vita, il tuo presente, il tuo futuro. Gli indignados se ne sono accorti e non ci stanno più.
Il 15 ottobre scorso è stata una giornata cruciale per le agitazioni indignate nel mondo intero (81 paesi interessati) e di quello che è accaduto in Italia, a Roma, mi pare siano inutili ulteriori commenti.
L’indignazione globale ha un solo filo conduttore: la gente, ovunque, ha deciso di voltare le spalle ai sistemi all’occidentale, che eleva il capitalismo, la speculazione, la finanza, l’economia come essenza della nostra vita ma che ne annullano il valore e mortificano irrimediabilmente l’individuo, la collettività.
Non si può non essere d’accordo ma per noi, gente del Sud, non può essere tutto, non è infatti il problema, è solo uno dei problemi. Questo è bene che si tenga conto se non vogliamo che “la indignación” prevalga, affossi, annulli le istanze centenarie del meridione d’Italia.
E veniamo dunque alle nostre parti.
“ Senza lavoro nero, hanno urlato i barlettani quelli del crollo della palazzina con 5 vittime, dove andremmo a sbattere la testa per sopravvivere ? Tanto sgomento ma anche fortissima indignazione contro tutti, contro l’Amministrazione Comunale Sindaco e tecnici comunale in testa, contro lo Stato, gli organi d’informazione rei di aver oscurato un dramma con il nero del lavoro sommerso.
Il lavoro nero, quello dell’inculo allo Stato, è quello che fa solo sopravvivere alla giornata e giammai “vivere”, è l’unico che regge centinaia di migliaia di famiglie meridionali, senza del quale starebbero nelle campagna ad abitare baracche di cartone e lamine di compensati. C’è da essere indignati o letteralmente incazzati ? Hanno ragione i barlettani, c’è poco da fare. Ai voglia i poteri forti a condannare i piccoli imprenditori costretti a nascondere le proprie attività negli scantinati degli stabili rischiando essi stessi e le loro maestranze di finire seppelliti dalle macerie come è del resto accaduto.
A Brindisi recentemente 17 disoccupati inscenarono dure forme di proteste alla disperata ricerca di lavoro. Sono rei d’aver ostacolato l’accesso all’azienda della raccolta rifiuti Monteco. La mano della Magistratura è andata giù dura è ha provveduto a spedire ai domiciliari i 17 lavoratori ed un sindacalista. Il lavoro non è certo un reato anzi è una garanzia costituzionale. Ma la contestazione al Sud va repressa e in modo duro. Una punizione esemplare per tutti, fuorché per le migliaia di lavoratori che da sempre occupano impunemente binari ed autostrade. L’aria sta cambiando e questo il regime dei partiti lo sa. Perciò questi disoccupati devono essere zittiti e bastonati a dovere, soprattutto se pochi e meridionali.
Facciamo un paragone delle cose: 17 erano i disoccupati brindisini che hanno contestato senza infrangere vetrine e in 17 sono stati arrestati. A Roma il 15 ottobre, i black bloc che hanno devastato tutto, erano, dicono, 2000 e gli arresti 12, forse 13. Ma vi pare una cosa accettabile ? C’è da essere solo indignati o c’è da essere insorgenti senza se e senza ma ?
E’ storia di questi giorni che a Taranto un pugno di addetti che vive d
i raccolta e rivendita dei rottami e avanzi in ferro, dai media molto generosamente definiti rigattieri, hanno avuto l’ardire di occupare nientemeno che il ponte girevole per protestare contro il provvedimento che li obbliga – udite udite!- nientemeno che alla partita iva. Povera gente ma che a vederli sembravano, anzi sono quattro briganti che si oppongono all’asfissiante fisco di marca piemontese. Bravi questi briganti, non hanno messo i remi in barca nemmeno davanti alle concessioni del sindaco che li aiuta con un contributo di 200 euro per le prime spese fiscali. Da veri briganti, hanno rioccupato il ponte. Non si sa com’è finita la vicenda, ma le gesta rimangono e questi nuovi briganti hanno lanciato un altro fortissimo segnale.
Dunque tante piccole grandi storie che in questi giorni d’indignazione mondiale hanno percorso le città del meridione. Ma per il nostro popolo c’è solo d’essere indignati contro le banche e il sistema finanziario ? No, non è così. La nostra gente ha il diritto d’insorgere, di pretendere, di rivendicare e per questo è anche giusto che indossi le vesti di nuovi briganti.
Nel ribollente pentolone meridionale, da anni non si contano più gli episodi reazionari passati per fatti isolati e soprattutto sminuiti ma che, se collegati tra loro e dati il giusto risalto, avrebbero potuto esplodere in modo così devastante da far apparire l’eruzione dell’Etna un misero cero funerario.
Dalle sommosse di Scanzano Jonico contro un sito di stoccaggio delle scorie nucleari, ai lavoratori di Termini Imerese contro la chiusura dello stabilimento Fiat, ai lavoratori della Valle Ufita contro la chiusura della Iribus-Iveco, ai pastori sardi contro le condizioni lavorative e commerciali, insomma tante colate laviche che se confluissero tra loro annienterebbero un intero sistema.
Questo l’italico regime politico-giudiziario-informativo lo sa, lo teme e per questo corre ai ripari come può, magari disinformando e facendo emergere un mondo di futilità, utili a quei “mao mao” di meridionali affinché restino storditi e soprattutto idioti.













