Un documento di Italia Prima
di Antonio Dell’Omo *
E’ vero, del senno di poi son piene le fosse. Ma dai vaniloqui, dalle stupidità e dagli orrori che lì giacciono in gran quantità, qualcosa bisogna ricavare.
Sono stati sciocchi, ingenui i nostri predecessori? No di certo! Essi hanno interpretato il loro tempo e hanno lottato per quel che era dato loro di vedere e di interpretare.
Tutto il nostro passato, come il presente, tanto dei popoli quanto delle persone, è fatto di gioie e di dolori, di luci e di ombre. Se pontificassimo sulle scelte di chi ci ha preceduto, affermeremmo una presunzione assurda e sciocca. Varrebbe a dire che noi viventi siamo migliori di tutti quelli che ci hanno preceduto e, di conseguenza, peggiori di quelli che ci seguiranno. A valutare la nostra condizione esistenziale, beh, credo si debba essere molto accorti nel giudicare.
Ciò nondimeno, sulle eredità del passato, è opportuna qualche seria riflessione.
Mi riferisco al fratricidio mondiale che hanno prodotto le ideologie ottocentesche e del novecento. Mentre ciò accadeva, non ci si accorgeva che su un altro piano una quantità esigua di uomini, combatteva un’altra battaglia, in parte orientata a determinare il destino finale dei popoli e in parte tra di loro. Questa battaglia interna verteva sulle modalità di indurre i popoli alle proprie determinazioni e giammai a metterne in discussione il fine.
Parlo del dominio universale, attraverso lo strumento economico-finanziario a cui, da sempre, una razza particolare di uomini ha teso. Va sotto il nome di “sinarchia”.
Per costoro, le contrapposizioni ideologiche sono state funzionali, secondo l’antico motto “divide et impera”.
Oggi siamo allo stato avanzato di un tale progetto ed, ai più, è del tutto evidente. Se si reputano negativi questi eventi e a danno dei popoli; se si è presa la necessaria coscienza del pericolo, la domanda è: cosa fare?
Sinteticamente è facile rispondere: resistere, valutare, contrattaccare. La successione nel da farsi implica idee chiare. Ebbene, la prima fase impone il superamento dell’inganno del passato, l’ideologismo. Quello che per tanti fu una diversa visione del mondo, li ha visti parimenti sconfitti. Altre forze si muovevano, guadagnando, via via, spazi, potere e cervelli.
Analogamente non bisogna indulgere troppo nella contrapposizione Sud/Nord, che pure ha da esprimere più che legittime rivendicazioni. E’ un altro inganno divergente da quanto è necessario. Il nostro respiro deve essere grande e profondo, quanto grande è il conflitto da affrontare.
A questo si deve aggiungere la volontà e i valori per cui battersi: la riproposizione del principio di Comunità e di Identità. Nulla vi è di più esaltante che riconoscersi oggi oltre le divisioni del passato, uguali, solidali e liberi. Noi siamo avvantaggiati rispetto ad altri. Noi stiamo risvegliando radici storiche e culturali che non tutti possono vantare. Noi siamo Duosiciliani.
E’ in nome di questa rinata Comunità, che si è tentato di strappare dalla Storia, che possiamo affrontare le fasi successive. Riaffermata questa Comunità, dialogheremo con le Comunità di tutta Europa e dell’area del Mediterraneo. Solo a queste condizioni potremo vincere. A queste condizioni, qualunque cosa accada, avremo agito da uomini liberi.
* Coordinatore di Italia Prima















Ci piace tanto reclamare la verità storica, eppure continuate a usare un termine che indica un popolo mai esistito. I popoli delle Due Sicilie erano, sono, i siciliani e i napolitani. Per giunta, dal 1816, l’unica nazionalità per legge era quella napolitana. Per quale assurda ragione continuate a voler raccontare questa particolare bugia alle gente? I duosiciliani non sono un popolo realmente esistito.
Antonio, ricordi? Questo progetto e’ nato dalla simbiosi delle idee di un uomo di destra ed uno di sinistra. Insieme cancellando ideologie ma non annullando le loro storie e le loro culture hanno messo nero su bianco i primi vagiti di un movimento che da subito si e’ adoperato per aggregare tutti “gli uomini di buona volonta’” intorno ad una idea, la rinascita morale politica culturale ed economica della grande terra del sud. Ogni tanto, nostro malagrado la “bestia” dell’ideologia cui siamo stati cultori prende il sopravvento. Dobbiamo imparare a dominare questi rigurgiti ideologici ed avere in mente l’obiettivo che ci siamo prefissati. Con questa consapevolezza dobbiamo tirare dritto verso l’obiettivo, il cammino e’ duro ed irto, ma su in vetta, una volta raggiunta, c’e’ la liberta’ . La Calabria il suo passo lo ha fatto, e’ pronta a far nascere la confederazione.
Con la stima di sempre
Franco Falbo
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