di Canio Trione

 

Serve fare il punto della situazione economica e governativa italiana. Le misure del governo tecnico sono utili o no?
Primo. La riduzione dello spread è dovuta alla politica della BCE (e non al governo italiano) che ha annullato i folli e autolesionisti aumenti di tasso del 2011 e ha innaffiato le Banche europee di 1000 miliardi di euro virtuali. Bene inteso, Draghi non ha nessun merito della riduzione dello spread che pure ha provocato: egli ha effettuato questi interventi solo perché il sistema delle banche stava andando all’implosione generale e collettiva e quindi ha sfidato le ire tedesche per rimediare alle follie del suo predecessore. Avesse tardato di una settimana ci sarebbe stata la implosione dell’intero sistema creditizio e finanziario.
Secondo. La situazione del bilancio pubblico e del debito pubblico non solo non è migliorata ma nel breve periodo peggiorerà per via della contrazione dell’attività economica dovuta agli interventi fiscali et similia, contrazione che produrrà drenaggio di risorse a favore della politica e della finanza con ulteriore danno per il Pil.
Terzo. Con o senza l’articolo 18 la situazione dell’occupazione è drammatica; ridurre le difese dei lavoratori della grande impresa senza preparare un piano di rilancio preventivo o, almeno, contemporaneo dell’occupazione è folle come è stato folle aumentare le tasse senza un piano di rilancio preventivo o, almeno, contemporaneo della crescita. Un capitolo fondamentale gestito in maniera incompetente.
Quarto. Che tipo di rilancio può preparare questo esecutivo? Non ha danari e quindi non si tratterà di spendere danari pubblici; le liberalizzazioni sono confuse con le privatizzazioni a prezzo di saldo delle municipalizzate (cosa che significherà aumento delle tariffe e riduzione dell’occupazione); gli interventi per taxi, farmacie, notai, ecc. produrranno riduzione di reddito disponibile anche per le ultime categorie che potevano spendere.
Quindi a rileggere la sintesi appena conclusa si può -senza tema di esagerare- dire che siamo di fronte ad un disastro totale. Disastro come governo e come tecnici.
Proviamo a parlare di futuro: esiste una forza politica in grado di dire alto e forte quanto sopra e di individuare un percorso alternativo? Esiste la possibilità per le banche italiane di restituire fra tre anni i danari avuti in prestito dalla Bce? Esiste la possibilità di ottenere dall’economia gettito e redditività per le banche e le imprese tali da poter avviare a risanamento la situazione finanziaria pubblica e privata presa per i capelli dalla Bce tra dicembre e febbraio scorsi? La risposta a tutte queste domande è sicuramente no.
Quindi la politica posta in essere da Monti non solo non ha nessun merito della calma apparente che stiamo vivendo ma è responsabile di un vero e proprio colpo di grazia all’economia reale. Se non avesse fatto niente sarebbe stato molto meglio. Dobbiamo quindi prepararci al peggio.
I politici potrebbero salvarci ma cosa possiamo attenderci dalla futura politica economica? Purtroppo i politici hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio di non avere nessuna idea del come fare per rilanciare l’economia, quindi devono fare almeno la cosa più elementare: premere presso la Bce perché rinnovi, allarghi e qualifichi i prestiti erogati al sistema delle banche prevedendo un tasso specialmente basso per gli impieghi nell’economia reale e cioè alle Pmi. e, possibilmente, annullare progressivamente, ma presto, i provvedimenti fiscali e liberticidi posti in essere da questo governo e dal precedente.
Spero che almeno queste misure-tampone le capiscano e capiscano di doverle fare -e presto- magari congedando appena possibile i professori. Non nel 2013 ma anche solo fra sei mesi sarà certamente molto peggio.
Bari, 21.3.2012
 

2 Responses to “I politici: Nessuna idea del come fare per rilanciare l’economia”

  1. [...] Non nel 2013 ma anche solo fra sei mesi sarà certamente molto peggio. Bari, 21.3.2012 Fonte: http://www.ondadelsud.it/?p=7511 ShareTopics: Economia, [...]

  2. Francesco Schiraldi scrive:

    C’è solo un punto di commento che sorge spontaneo: in Italia ogni volta che un Governo cosiddetto legittimato dal popolo ha dovuto prendere davvero delle decisioni, quindi ogni volta che la classe politica si è davvero trovata a dover decidere in modo serio per il futuro del Paese, i grandiosi politici di cui disponiamo si sono sempre fatti da parte e hanno chiamato i tecnici ad agire (perché in un rigurgito di coscienza hanno avvertito evidentemente la propria incompetenza a fare quello per cui si sono fatti eleggere): vedi il Governo di Ciampi (addirittura nominato poi presidente della Repubblica), vedi il Governo di Dini (guarda caso tutti e due uomini di finanza provenienti dalla Banca d’Italia), vedi il Governo di Amato (più tecnico che espressione di partito…)

    quindi due considerazioni:

    1) l’ipocrisia di chi si è scagliato contro un Governo non legittimato dal popolo con il voto come se fosse la prima volta che accade in Italia (quando non si tratta proprio di quelle stesse persone che in passato hanno accolto con tutti gli onori ed elogiato Ciampi – Dini ecc.);

    2) se congedare appena possibile i professori significa richiamare alla guida del Paese quegli stessi politici di cui sopra autori di quanto noto “urbi et orbi” (capaci cioè solo di affossarlo il predetto Paese e non già di qualcosa d’altro), ebbene quale sarebbe il grande vantaggio per i cittadini?

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