La società di produzione amministrata dall’onorevole Caparini, evita il fallimento. Inps ed Enpals rinunciano a 100mila euro di crediti

 

di Fosca Bincher


La domanda è stata presentata il 16 dicembre scorso alla sezione fallimentare del tribunale di Milano. A presentare una richiesta di concordato preventivo e di ristrutturazione del debito per evitare l’imminente fallimento è stata la Celtcon srl, la società di produzione televisiva e raccolta pubblicitaria della Lega Nord, amministrata dal responsabile comunicazione del partito, l’onorevole Davide Carlo Caparini.

La società aveva un patrimonio netto negativo di 435.114 euro, con debiti tributari e previdenziali di 708.033 euro che non era in grado di pagare, tanto da avere ricevuto numerose cartelle esattoriali e solleciti dall’Agenzia delle Entrate, da Equitalia, dall’Inps e dall’Enpals. La proposta di transazione – già accettata da tutti gli enti pubblici creditori – è quella di pagare solo una parte del dovuto: in tutto 577.824 euro, con il fisco italiano, l’Inps e l’Enpals che complessivamente rinunceranno a più di 100mila euro del dovuto.

Secondo lo stato patrimoniale allegato alla richiesta avanzata in tribunale, la Celticon “ha sempre avuto una bassa redditività data la particolare attività esercitata che non gli ha permesso di rivolgersi ad un vasto mercato, ma solamente a pochi interlocutori che hanno sempre avuto nei confronti della società un forte potere contrattuale.

Nel recente passato la crisi generale, e in particolare, la crisi del mercato televisivo ha portato ad una drastica diminuzione dei ricavi in termini di inserzioni pubblicitarie a cui non ha fatto seguito una proporzionale diminuzione dei costi. Le difficoltà finanziarie della società negli ultimi esercizi sono state superate con il versamento di ingenti somme di capitale da parte dei soci. La crisi generale ha portato a una diminuzione delle possibilità dei soci a finanziare la società, e, conseguentemente, ha determinato lo stato di crisi in capo alla Celticon srl”.

Ora, se certo non è imputabile all’Agenzia delle Entrate o all’Inps la crisi di mercato della Celticon e tanto meno l’incapacità di Caparini di ridurre le spese di funzionamento in parallelo alla caduta del fatturato, è invece certo chi sia l’azionista di maggioranza assoluta della Celticon srl: la Fingroup, interamente controllata dalla Lega Nord. Il partito di Umberto Bossi ha nel suo bilancio un attivo contabile di 39,7 milioni di euro alla fine del 2010, e come si è appreso solo in tempi recenti, ha a disposizione anche 13,5 milioni di euro investiti dal suo tesoriere, Francesco Belsito in operazioni off shore fra cui quelle in Tanzania e a Cipro. Risorse all’80% pubbliche e al 20% provenienti dall’autofinanziamento.

Più che capienti per pagare il buco della Celticon invece di farlo pagare ai pensionati dell’Inps (quelli che la Lega voleva difendere) e ai super-tartassati del fisco italiano (altra platea che dovrebbe stare a cuore del Carroccio, almeno così dice da quando sta all’opposizione).

Oltretutto a spese di pensionati e tartassati la Celticon chiede di potere stare in piedi e allargare le proprie attività, spiegando che il 5 agosto del 2011 ha avuto dal ministero dello Sviluppo Economico l’autorizzazione come “Fornitore di servizi di media audiovisivi e dati a marchio Tele Padania” e in data 7 ottobre 2011 “ha ottenuto l’attribuzione della numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre in Liguria. Analogamente ha in corso la richiesta per altre regioni”.

da:  Libero del 17 marzo 2012

 

2 Responses to “La Lega salva la sua tv: pagano i contribuenti”

  1. Francesco Schiraldi scrive:

    Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha detto, fra l’altro, che non accetterà alcuna candidatura quando avrà finito il lavoro per il quale è stato chiamato a palazzo Chigi…

    Ebbene, se davvero Monti intende “finire il suo lavoro” e completare quanto gli è stato affidato in un momento critico per la nazione, oltre a spremere i cittadini (peraltro incolpevoli per quanto dissipato da una commendevole classe politica) dovrebbe necessariamente porre fine alla miriade di gratificazioni economico-finanziarie che la Lega Nord si è auto-concessa nel tempo speculando sul permissivismo e sulla insipienza di chi gli ha consentito di spadroneggiare anche nella famosa “Roma ladrona” – meno ladrona quando i soldi sono affluiti per sovvenzionare le spese più o meno dissennate dei lumbard (fra le chicche: vedi la pagliacciata e la storia trasformata in farsa a spese delle finanze pubbliche di quel film “Barbarossa” voluto dalla Lega e già un flop ai botteghini che adesso viene sfacciatamente riproposto come fiction sulla RAI!)

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