di Lino Patruno

Se fosse reato ricevere regali di Natale dalle aziende, mezza Italia si dovrebbe fare l’ergastolo. Regali fra l’altro spesso inutili, uno spreco. Quindi lasciamo stare le cozze pelose di Michele Emiliano, è complicato anche mandarle indietro perché vanno a male.
Qui si è esibita tutta l’ipocrisia nazionale. Ed è grottesco anche distinguere, sì ma l’azienda così ti potrebbe condizionare. Ovvio che l’azienda voglia ingraziarsi o ringraziarti, magari ottenere qualcosa: ma siamo all’operetta se ci riesce con uno champagne, genere di largo consumo (insieme alle pellicce di visone) di questo Paese godereccio. E mentre un certo Lusi tesoriere della Margherita pagava 180 euro di soldi pubblici un piatto di spaghettini al caviale.
Infine, tornando al sindaco di Bari, chi lo attacca per le ostriche e i noci reali, non sa di leggi della comunicazione: soprattutto a Bari, dove i frutti di mare sono venerati quanto san Nicola, uno che se ne fa una spanciata, e a sbafo per giunta, viene invidiato e considerato il migliore dei nostri, non da indagare. Se si continua a parlare di mitili, Emiliano è eroico come un Milite ignoto.
Quindi ragioniamo a digiuno. Nell’ultimo sondaggio ante-pulpitelli, Emiliano era il terzo sindaco più gradito d’Italia. E questo anche perché egli è un arcibarese nei pregi e difetti: insomma i pulpitelli se li succhia crudi anche lui secondo i costumi locali. Ma con lui, il Comune di Bari è fra i più virtuosi d’Italia, bilanci in ordine. Anzi avanzo che non può spendere perché il patto di stabilità glielo impedisce.
E il Comune di Bari (come del resto, udite udite, la Regione Puglia) è fra quelli che hanno meno dipendenti, mentre il Salvini di turno continua a martellare il Sud per l’eccesso di personale rispetto alla Lombardia dove però sono specialisti in tangenti.
Poi non si è così popolari perché si somiglia al popol suo solo nei difetti. Bari è una città dalla grande energia vitale. Forse troppa, a volte, fino al punto da non distinguere tra il fare e lo strafare: una cosa è liberarsi dal traffico, un’altra è candidarsi a capitale europea della cultura.
Però ha ragione Antonio Polito (Corriere della Sera): Emiliano era il Sol dell’Avvenire, o almeno così si presentava e in buona misura pareva dimostrare. L’ex magistrato garante della legge contro chiunque avesse voluto mettere le “mani sulla città”. Uno Sceriffo.
Ma lo Sceriffo è un tipo strano, con una spiccata tendenza a considerare pistola ostile qualsiasi parere contrario. Insomma la degenerazione dello Sceriffo è il Monarca, che si circonda di una Corte Celeste nella quale si specchia per avere la conferma di essere il più bello del reame.
Nella Corte Celeste possono capitare gli imprenditori edili. I quali possono essere amici e filantropi fin che si vuole, ma specie se lavorano con i lavori pubblici, pensano anche loro di avere famiglia. Quindi hanno interesse ad averli questi lavori pubblici, che essendo pubblici vengono messi a gara dagli enti pubblici. Tutto legittimo. Ma possiamo accorgerci del pericolo dell’illegittimo solo grazie alle cozze pelose? Così, a conti fatti, Emiliano è stato travolto dagli stessi Poteri Sporchi che voleva travolgere.
Chissà se avrebbe potuto essere egli stesso a proporlo. Ma in Italia serve una norma a garanzia di tutti, imprenditori compresi: non possono partecipare a gare pubbliche quelli che sono in politica. O per partecipare a gare pubbliche non puoi essere in politica. Insomma non puoi fare il controllore e il controllato. E il sindaco, che da uomo di legge se ne sarà pure occupato, non poteva dimenticare che il favore sotto sotto è sempre in agguato. Occorreva evitare amicizie pericolose. Se non, ovvio, comode. Se non, ovvio, sostanziose specie in campagna elettorale. Non dimenticando neanche l’ex caserma Rossani: con una delibera (poi ritirata a furor di fischi) che avrebbe affidato all’edilizia un prezioso bene di tutti.
Ovvio che poi la Corte Celeste faccia brutti scherzi anche altrove, esempio Petruzzelli. A furia di sentirti dire che sei il più bello del reame, non ti accorgi che essere belli non significa essere infallibili.
E non ti accorgi neanche di qualche dignitario che fa un po’ per conto suo con un bene pubblico. Nulla, proprio nulla, dice che Emiliano ci abbia guadagnato qualcosa, anzi: galantuomo ridicolizzato, si è definito. Ma ci ha perduto una città, in un tempo in cui l’immagine conta più di tanto altro. E immagine della città significa anche sviluppo economico, e lavoro, e futuro dei giovani.
Quanto alla politica che avrebbe dovuto controllare sia lui che i Poteri Sporchi, beh si ridicolizza da sola attendendo sempre la magistratura invece di anticiparla. E’ la stessa politica ridicolizzata da Emiliano con la sua candidatura, sempre solitaria, alla Regione. Ma la domanda è: perché deve essere il cittadino a pagare per tutto questo?
da: La Gazzetta del Mezzogiorno del 23 marzo 2012
 

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