E’ il titolo dell’iniziativa promossa dalla “Cineteca della Calabria”  per giovedì 29 marzo a Catanzaro presso la “Casa del Cinema”: ore 18 dibattito, ore 20 proiezione del film “Passannante” (2011) di Sergio Colabona. Riportiamo a casa il cranio del brigante Villella. Con questo auspicio si annuncia la   tavola rotonda sul “caso” del brigante calabrese e  sulle problematiche tuttora  “calde” del  brigantaggio postunitario quale  fenomeno sociale oggetto di diverse interpretazioni, ma anche sull’oscuramento del Mezzogiorno nell’Italia appena nata fino ai  nostri giorni.

Ne  discuteranno: il Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci – che ha inviato una lettera al Ministero dell’Interno – il Vicepresidente della V Commissione Bilancio di Montecitorio on.  Roberto Occhiuto – che sta predisponendo  un’interrogazione  parlamentare –  il sindaco di Motta Santa Lucia – il paese dove Villella è nato –  Amedo Colacino,   il Presidente del Comitato “No Lombroso” – che ha sede a Milano –  Domenico Iannantuoni, il Consigliere regionale di Idv  Giuseppe Giordano ed il Presidente della “Cineteca” Eugenio Attanasio. Moderatore: il giornalista Romano Pitaro.

Passannante era il cuoco anarchico lucano che attentò, nel 1878, alla vita di re Umberto I di Savoia  con un  temperino di quattro centimetri ferendolo ad un braccio. La condanna a morte gli fu commutata nel  carcere a vita e fini i suoi tristi giorni in un manicomio criminale.  Il suo cranio fu dissezionato in ossequio alle teorie dell’antropologia criminale del tempo e fu esposto (assieme al cervello)    nel museo criminologico del Dipartimento penitenziario del ministero della Giustizia. Nel 2007 però,  grazie all’impegno di  attori, registi, giornalisti e  politici,   quel cranio, dopo aver avuto il nulla osta del Ministero della Giustizia,  ha finalmente avuto una dignitosa sepoltura.

Il cranio di Villella,  il brigante calabrese che morì a 69 anni nel carcere di Vigevano,   su  cui Cesare Lombroso agì all’alba del 4 gennaio 1871 nel suo laboratorio di Pavia con il compasso scorsoio per scoperchiarlo  e in cui  asserì di aver rintracciato la famigerata “fossetta occipitale mediana”  che avrebbe dovuto dimostrare la teoria del delinquente per nascita (confutata dalla comunità scientifica mondiale) continua, invece, ad essere esposto nel museo antropologico criminale “Cesare Lombroso” di Torino. A niente sono servite, finora, le proteste del Comitato “No Lombroso”  e le richieste di tanti  comuni, soprattutto del Nord (tra cui Lecco) per dargli una dignitosa sepoltura.

 

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