BARI – La Guardia di finanza ha arrestato questa mattina a Bari i fratelli Alviero (45 anni) ed Erasmo Antro (48), quest’ultimo vice presidente della Camera di commercio e membro del consiglio di amministrazione del teatro Petruzzelli. I due noti imprenditori, posti agli arresti domiciliairi, sono accusati di truffa aggravata e continuata perpetrata ai danni della Provincia e di sei istituti bancari, falsità materiale e ideologica.

La procura che stava indagando dopo un esposto presentato dal presidente della Provincia, Francesco Schittulli, ha ordinato anche il sequestro cauteleativo di beni per 20 milioni di euro. E così i fratelli Antro si sono visti porre i sigilli alle loro ville a Rosa Marina (Ostuni), a Cortina e in Costa Smeralda.

I fratelli Antro sono stati coinvolti in questo ennesimo scandalo che investe il capoluogo pugliese dopo l’arresto dei fratelli Degennaro, nella loro qualità di amministratori pro tempore della Sigi, il consorzio che si era aggiudicato l’appalto dalla Provincia per la manutenzione delle strade. Secondo l’accusa i due avrebbero presentato alle banche documenti falsi per chiedere anticipazioni su crediti verso la Provincia che in realtà non erano dovuti. La truffa complessiva sarebbe stata di circa 20 milioni di euro.

Nel febbraio del 2007 Erasmo e Alviero Antro, alla guida del Consorzio SI.GI., si sono aggiudicati l’appalto dei lavori per la manutenzione della rete stradale di competenza della Provincia di Bari per un importo di oltre tre milioni di euro l’anno. In virtù di questa commessa i fratelli Antro – che vantano nel proprio settore una notevole notorietà imprenditoriale – sono riusciti a organizzare e attuare una truffa milionaria all’ente pubblico e alle banche che ha pochi precedenti nel Barese. Un’attività delinquenziale che è stata scoperta grazie alla denuncia del dirigente del Servizio Viabilità e Trasporti della Provincia di Bari che nel settembre dello scorso anno decise di rivolgersi alla Procura per evidenziare una serie di irregolarità nella gestione dell’appalto affidato al Consorzio SI.GI.. Accuse che tre mesi dopo, nel dicembre del 2011, sono state ribadite e circostanziate anche dal Presidente della Provincia, Francesco Schittulli.

Quella che ha portato agli arresti di oggi si può definire un’inchiesta lampo, effettuata solo sulla base di riscontri documentali e bancari, che ha evidenziato una truffa che ha inizio nell’ottobre del 2008 quando il Consorzio SI.GI. ha cominciato a emettere fatture alla Provincia di Bari, per importi considerevoli e su prestazioni inesistenti, che poi venivano o scontate o servivano per ottenere anticipazioni bancarie. In un caso anche un finanziamento di due milioni e mezzo. E’ chiaro che oltre la fatturazione falsa i due fratelli erano in grado di produrre agli istituti bancari registri di contabilità e certificati di pagamento riportanti il logo contraffatto della “Provincia di Bari” dai quali risultavano i loro crediti. I valori riportati erano evidentemente falsi o negli importi o perché riferibili a lavori mai svolti.

Nel gennaio del 2011, però, il sofisticato sistema truffaldino comincia a scricchiolare: alcuni istituti bancari cominciano a rivolgersi alla Provincia per chiedere la liquidazione di alcune fatture emesse dal Consorzio SI.GI. e da loro scontate. Un normale sollecito che le banche rivolgevano all’ente pubblico pensando che si trattasse del solito ritardo nei pagamenti che, in questo periodo, non riguarda solo la Provincia di Bari. La doccia fredda è stato scoprire che, invece, quei documenti contabili erano falsi e che la Provincia, dopo gli accertamenti interni, non solo non intendeva pagarli, ma intendeva rivolgersi alla magistratura. Cosa che hanno fatto anche alcuni istituti di credito ottenendo dai Tribunali di Bari e Milano ingiunzioni di pagamento per i quali, per altro, la Provincia risponde in solido con i fratelli Antro.

Una situazione drammatica, per l’ente – sia sotto il profilo contabile, sia per le eventuali complicità delittuose interne – che ha convinto il dirigente e il presidente provinciali a interrompere (nel dicembre scorso) il rapporto di lavoro con il suddetto Consorzio (oggi in liquidazione) e a denunciare il tutto alla Procura di Bari, alla quale sono bastati pochissimi mesi per individuare le modalità dei fatti contestati.

L’indagine, delegata dall’autorità giudiziaria al Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari, ora si concentra per individuare l’eventuale l’esistenza di altre responsabilità interne alla Provincia di Bari. Gli inquirenti tendono ad escludere, infatti, che i fratelli Antro possano aver agito completamente soli.

Infine, la quantificazione delle somme indebitamente percepite dal Consorzio ha determinato, ai fini dell’eventuale successiva confisca per equivalente prevista dalla legge, il sequestro preventivo di beni immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie riconducibili agli arrestati e alle loro famiglie per un valore complessivo di 20.093.199 euro. In particolare dettaglio, sono stati sequestrati: 62 immobili, la maggior parte a Bari, ma anche a Roma e in rinomate località turistiche (Cortina d’Ampezzo, Olbia, Vietri sul Mare, Rosa Marina); quote di partecipazione in sette società (operanti nel settore della costruzione di infrastrutture stradali, intermediazione immobiliare e gestione di bar); disponibilità finanziarie presenti su 220 conti correnti oltre a depositi c/titoli e/o obbligazioni; 50 certificati di depositi; fondi di gestione collettiva del risparmio e cassette di sicurezza

da: La Gazzetta del Mezzogiorno

 

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