di Lino Patruno

Quando tutta l’Italia dovrebbe marciare unita per salvarsi, da lassù qualcuno continua a non amarla e a spaccarla. Così questa storia della `ndrangheta al Nord. Secondo i leghisti la colpa è tutta di chi un giorno decise di mandarvi i boss in soggiorno obbligato. Ne sarebbe nato il contagio, vittima soprattutto la Lombardia.

Ma nessuno per questo con la `ndrangheta era obbligato (appunto) a farci gli affari che ci hanno fatto. Né qualcuno era obbligato a comprarci i voti per farsi eleggere. Non è che se ci avessero mandato delle galline, tutti per contagio si sarebbero messi a fare le uova. La `ndrangheta è stata la più inquietante smentita all’illusione che l’Italia possa continuare ad andare avanti come se ce ne fossero due. Anzi non solo illusione, ma un disegno da sempre perseguito.La malavita organizzata al Sud non è stata una scelta dei meridionali “delinquenti nati” come riteneva Lombroso: così si trasforma in colpa una iattura subita per ragioni storiche e sociali.

Iattura che lo Stato non ha mai saputo combattere come avrebbe dovuto. Se il territorio non è dominato dallo Stato ma dalle mafie, dobbiamo prendercela coi meridionali? Certo, complicità ci sono state come ora in Lombardia. E quanti voti comprati e venduti. Ma sono del Sud e non del Nord i Falcone e i Borsellino ammazzati così come tanti poliziotti e cittadini che hanno detto no. E al Sud sono nati movimenti come 1″Ammazzatecitutti” che non ci stanno e non fanno affari come a Milano.

Continuare a parlare di contagio senza interrogarsi più a fondo è il principale favore alle mafie pur di polemizzare col Sud. E poi, questo buongoverno ora sbandierato da Formigoni e dintorni in antitesi al malgoverno al Sud. Il Sud è stato mezzo sotterrato di malgoverno, lo sappiamo: e la sua colpa è non essere mai riuscito a liberarsene, anzi. Ma che l’Italia sia purtroppo una anche in questo, lo dice proprio la Lombardia pur tanto benemerita di lavoro e produzione.

Sei hai cinque assessori arrestati e mezzo consiglio regionale tra galera e tribunale, più tangentisti sparsi in tanti Comuni, di quale buongoverno stai parlando? E cosa c’entra questo col contagio della ‘ndrangheta? E i furti nella ricca ingorda Lombardia (anche ai danni di ciechi e orfani) sono meglio dei vituperati e sbandierati sprechi al Sud?

E possono sempre dire che sono casi personali, come se il mondo non fosse fatto di persone? E la Guardia di Finanza in quasi tutte le Regioni del Nord?

Ci troviamo a fare la classifica del peggio: questa la nostra storia di declino morale, noi Italia che siamo stati faro nel mondo. E col continuo alibi del Sud brutto, sporco e cattivo. Senza voler capire che il Paese è molto più innervato nei suoi problemi comuni di quanto sembri. E che può e deve uscirne tutto insieme, o tutto insieme ne crollerà dando la colpa al Sud pur tanto colpevole di suo.

Se la colpa è tutta del Sud, allora il resto d’Italia si sente innocente, non può far nulla per uscire dal suo fango. E’ ciò che si è sempre rimproverato al Sud: se la colpa è sempre dello Stato, allora ci assolviamo sempre. Ma dopo aver rovinato tutti col federalismo separatista del “ciascuno si tiene i suoi soldi” (rubando dove possibile perché non bastano mai), ecco la consueta coazione a ripetersi.

Ora la nuova vecchia parola d’ordine dei Maroni e dei Salvinì è: il Nord ha cifre da Baviera, il Sud da Grecia. Quindi bisogna sostenere il Nord. Giusto farlo. Ma proprio la teoria del Nord locomotiva del Paese e Sud bagaglio appresso non ci ha fatto crescere di un millimetro negli ultimi decenni, anzi ci ha portato alle pezze. Non ci si può vantare quando si va avanti e dare addosso agli altri quando si va indietro.

Bisogna sostenere invece il Sud perché possa dare un miglior apporto alla crescita comune. Si dica no al Sud se vuole soldi a vanvera, ma gli si diano le opere di bene che non gli sono mai state date. Infrastrutture, al 40 per cento in meno rispetto al Nord. Per non isolarlo ancòra di più. E se non sa usare i fondi, ci pensi lo Stato a usarli meglio.

Si rimprovera chi va a scomodare la storia, conta il futuro e rimboccarsi le maniche. D’accordo. Ma se si vanno a vedere le ferrovie 150 anni fa, c’erano 100 km al Sud e mille al Centro Nord: e si considerava arretrato il Sud anche per questo. Se andiamo a vedere l’alta velocità ferroviaria oggi, stessa musica: oltre mille chilometri al Centro Nord e meno di 200 al Sud.

Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti? E non si accorgono anche i Lombardi alle Crociate di essere trattati da Germania e compari come un Sud non meno della Grecia? E intanto anche la Germania è trattata come un Sud dal nuovo centro del mondo di Cina e soci asiatici. C’è sempre un Sud di qualcuno, ma ci sono anche tanti zombi che continuano a menar fendenti e sono morti.

Da: La Gazzetta del Mezzogiorno del 19 ottobre 2012

 

1 Response » to “I MORTI VIVENTI CHE SPACCANO L’ITALIA”

  1. Romano Francesco scrive:

    Trovo il suo articolo molto efficace e lo sottoscrivo in pieno facendolo anche mio. Ma ……, come al solito c’è un ma. Ma è possibile che non ci sia una soluzione per non continuare ad avere questa situazione, che come ella bene dice “Possibile che 150 anni dopo nulla sia -cambiato? Possibile che si continui a parlare di Nord e Sud precipitando tutti?” La vecchia questione meridionale sta tutto qui. Siccome le cose non cambiamo, cari meridionali facciamola cambiare. Se può essere anacronistico parlare di indipendenza o secessione, più volte invocata dall’altra parte, cerchiamo un’altra soluzione che accontenti un po’ tutti. Diamo una speranza ai meridionali iniziando a pensare almeno ad un regionalismo allargato per meglio controbattere alle idiozie che ci vengono da una parte d’Italia. Da rottamare, egregio, non ci sono solo i politici a cui fa cenno, ma anche i nostri (sic!) rappresentanti.

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