di Romano Francesco

 

Il gran rifiuto di Pino Aprile a voler capeggiare un movimento meridionalista ha messo al muro tutti quanti. Ha richiamato quel senso di responsabilità che il popolo meridionale ha verso se stesso. In altri tempi si era attribuita la responsabilità sia a Aprile sia a Patruno, come a tantissimi altri scrittori, di aver fatto emergere un lavoro secolare iniziato il 18 marzo 1861.

Pur se tutti convengono che è giunto il momento di mandare a casa questa classe dirigente, che, come si dice in giro, non esistono più la destra e la sinistra, che le ideologie ormai appartengono al secolo scorso, che si assiste al continuo degrado della società, nessuno fa nulla se non continuare a sperare che “adda passà ‘a nuttata”.L’alternativa è che venga una personalità forte capace di aggregare tutti. E qui si vedono nascere “i grillini”, “i forconi”, gli “indignati”, quelli “se non ora, quando” e chi più ne ha più ne metta.

Cosa si deve fare! Abbandonare i sogni? No, nella maniera più assoluta.

E’ necessario mettere da parte l’arroganza, la saccenza. Spogliarsi dalle proprie caratteristiche e sollevarsi da quel torpore latente.

Bisogna cambiare la propria testa, pensare in maniera diversa. Solo l’aggregazione diventa necessaria per avere quella forza dirompente che necessita ora.

Dalle pagine di questo giornale si è più volte richiamata la necessità di stare tutti insieme, mandato segnali rassicuranti a tutti. Ma nessuno di quelli che hanno capacità e ambizione ha dato un segnale, nemmeno di fumo alla maniera degli indiani d’America.

Ognuno nel proprio stagno. Ma continueremo su questa strada. Saremo solidali con tutti quelli che vorranno aggregarsi e sono per un regionalismo allargato per essere capaci di porsi in Europa come l’unico territorio capiente per crescere e porsi come competitore di altre macro aree europee.

Lanceremo segnali affinchè si compri meridionale per permettere al nostro territorio di crescere vista l’inerzia di ogni governo nazionale a porre qualsiasi rimedio alle diverse velocità di crescita dei diversi territori.

 

2 Responses to “Spogliarsi dalle proprie caratteristiche e sollevarsi da quel torpore latente”

  1. Franco Falbo scrive:

    Gia’ proprio cosi: E’ necessario mettere da parte l’arroganza, la saccenza.

    • Romano Francesco scrive:

      Vedo che anch’ella è della nostra idea, ma se all’arroganza e alla saccenza ci sollevassimo dalla mancanza di volontà, svogliatezza fisica e mentale, le cose del Sud cambierebbero repentinamente.

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