di Dionisio Ciccarese – da

del 26 febbraio 2013

Il centrodestra esulta, ma ha davvero poco di che rallegrarsi. E’ vero, è in testa, ma si illude se pensa che la protesta pugliese viaggi in quella direzione. Emerge in Puglia più che altrove il Movimento 5 Stelle. Il grande :’laboratorio pugliese” (una di quelle immagini che la retorica narcisistica della sinistra ci riserva con estenuante regolarità) si è sgretolato. Lo si percepiva da tempo e gli unici ancora a non crederci erano rimasti i frequentatori dei… cenacoli esclusivi e trasversali. Lo storytelling (arte e l’abilità di raccontare storie per descrivere e ipotizzare scenari) si è schiantato contro la dura legge dei bilanci: politici, economici e sociali. I sacri testi insegnano che tanto più ‘alta” è la comunicazione che crea aspettative tanto più forte sarà l’effetto contrario nel medio termine se esse verranno tradite.  Storytelling e promesse non funzionano all’infinito e come (quasi) tutti sanno una… cambiale prima o poi finisce all’incasso. Bari e la Puglia dovevano diventare, e qualcuno si è anche ostinato a descriverle, come l’Eldorado dei servizi, della sanità, del merito, della efficienza e dell’efficacia della pubblica amministrazione, della trasparenza.Da laboratorio pugliese ad ambulatorio pugliese. Sulla lettiga c’è il centrosinistra che da ieri ha di che ragionare in Puglia e a Bari. Rispettando un copione stucchevole, ripetitivo e noioso qualcuno proverà a dirci che le “politiche” sono cosa diversa dalle “amministrative”. E’ uno di quei giochetti che i veterani delle elezioni manipolano in modo strumentale: se va bene “esprime una tendenza”, se non va bene è un dato “non comparabile per la diversa tipologia elettorale”. Vecchi consunti strumenti da politicanti.

Non è bastata (e non poteva bastare) la forza comunicativa orchestrata per anni con molti attori compiacenti: giganti dai piedi d’argilla che rivoluzione tecnologica, social business, nuovi media e nuovi strumenti stanno facendo implodere. Pachidermi che non fiutano il cambiamento, bradipi incapaci di cambiare direzione e ritmi. Lo si deve dire con il rammarico di un’altra stagione che rischia di andare perduta.

L’elettorato pugliese ha parlato chiaro. Il centrodestra porta acqua al proprio mulino e interpreta la sconfitta del centrosinistra come una propria vittoria. Delle due l’una o c’è un difetto (grave) di analisi politica o c’è un nuovo tentativo di manipolazione (il che è semplicemente suicida) dello scenario reale. Il Movimento 5 Stelle è il vero trionfatore di questa consultazione. Dire che questo sia un bene è tutto da dimostrare. C’è più di una ragione per dubitare di una organizzazione che ha fatto leva sulla parte emotiva di un elettorato stanco di promesse e sfiancato da una crisi che non solo ha ridimensionato gli stili di vita, ma (soprattutto) ha sottratto l’aspettativa di una vita serena a medio e lungo termine. Quale sia la “caratura” di M5S impiegheremo poco a scoprirlo. Perché fare politica è cosa diversa da urlare contro la politica.

Tornando a noi, Vendola aveva promesso di portare la Puglia al Governo, ma oggi non si può escludere un passo indietro. Non è difficile che ci sia un ripensamento sulle previste dimissioni con elezioni anticipate alla Regione (scade ad aprile 2015) ed un effetto domino su varie realtà locali. In testa alle quali c’era Bari con le declamate aspirazioni del sindaco Emiliano a fargli da successore. Vendola ed Emiliano hanno di che riflettere in queste ore per capire se devono continuare a farsi distrarre da nuove mete o se devono ricucire (con azioni vere e credibili) una relazione che sembrava indissolubile con il loro elettorato. A meno che da oggi non ci regalino il folle ritornello che ”le politiche sono cosa diversa dalle amministrative”. 0 che il populismo è un regalo del Governo Monti. I due soprattutto negli ultimi mesi (Patto per Bari e dintorni) hanno dichiarato di essere legati a doppia filo. Devono solo evitare che sia la corda con cui suicidarsi politicamente.

 

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